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MALEDUCAZIONE TRANSIBERIANA

La Maleducazione che fa la differenza. In meglio

Recensione:
Maleducazione transiberiana

Tra le voci dei giovani drammaturghi italiani, quella di Davide Carnevali si fa di certo riconoscere. Non solo per le tematiche che affronta, ma anche per le modalità con cui le mette in atto. E in questo caso, per la prima volta, anche come regista. Alla scoperta di come i mass media determinino, attraverso la manipolazione dell’immaginario infantile, la mentalità dei produttori e dei consumatori di domani.

Non proprio una favola

Avete mai pensato a Cenerentola come a un’inconsapevole arrampicatrice sociale? O a quale fine hanno fatto Holly e Benji, una volta che le loro promettenti carriere sono uscite dallo schermo del televisore oltre che da quel campo da calcio, infinito in ogni puntata? Quello della psicopedagogia può rivelarsi un mondo scomodo, soprattutto se si fanno saltare in aria i bulloni che ne avrebbero serrato la teca. Come in questa Maleducazione, che si chiede quale prospettiva del mondo dia Peppa Pig, per esempio. Ma anche a cosa serva lo studio mnemonico di poesie inculcate senza farne capire il senso, che poi forse è meglio non riflettere ma andare avanti in automatico.

L’artificio e l’immaginario

Quelli di Charles Fourier, Bertol Brecht e Walter Benjamin sono solo alcuni dei pensieri che vengono portati in scena, attraverso dei veri e propri piccoli spettacoli che si susseguono uno all’altro. Letture differenti della realtà, a testimonianza di quanto questa sia composita. Parte da qui lo smascheramento di quei meccanismi socio-economici che si celano dietro la formulazione di programmi e prodotti di cui l’infanzia è la prima destinataria. L’indagine è ludica e al contempo strutturale, e punta sul poco approfondito legame tra l’ormai dilagante marketing per l’infanzia e tutte quelle narrazioni che ne influiscono l’assetto. Condizionandone il mercato stesso.

Un pubblico protagonista

Favole, filastrocche, cartoni che da piccoli percepiamo come genuini, quando cresciamo lasciano intravedere il loro lato oscuro. Le delusioni che comportano sono palpabili, e la nostra visione del mondo deve cambiare. Non per niente, quello in cui ci si inoltra con questa Maleducazione è un percorso di riflessioni più profonde di ciò che può sembrare. Ma risulta efficace che la cifra stilistica principale resti permeata da umorismo e spirito caustico. Resi ancora più eloquenti mescolando codici estetici diversi, tra cui monologhi dissacranti, proiezioni video, e battute dagli esiti a tratti esilaranti.

Il teatro rivelatore

Per rendere manifeste parzialità e artificialità di strategie comunicative tanto sottili quanto efferate, non c’è scenario migliore di quello teatrale. È qui che la mediazione si fa ricettiva, il confronto costruttivo, e il ribaltamento di ruoli si spiega. E Silvia Giulia Mendola, Fabrizio Martorelli e Alberto Onofrietti si mostrano molto abili nel farlo, con un impatto sul pubblico che esaudisce le potenzialità del testo. Evidenziando quanto i bambini non siano soggetti passivi di un sistema, ma che invece assimilano e rielaborano ogni cosa. E così l’obiettivo è raggiunto: far riflettere, con maleducazione. Quella sana dell’ironia.

 

Visto il 05/04/2018
al teatro Franco Parenti - Sala 3 di Milano (MI)

Maleducazione transiberiana
Prosa
Informazioni principali
Regia
Davide Carnevali
Protagonista
Fabrizio Martorelli, Silvia Giulia Mendola, Alberto Onofrietti

Giulia Maria Basile

  Redattore

Autore di milano...

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