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LO ZOO DI VETRO

Lo zoo di vetro: fragili clown raccontano il dolore di una famiglia

Recensione:
Lo zoo di vetro

Non c’è brano più adatto di Quella carezza della sera dei New Trolls, per esprimere il senso di abbandono da parte di un padre che se n’è andato. A farsene delicata e struggente portavoce, nell’adattamento che il regista trentunenne Leonardo Lidi ha realizzato del primo successo teatrale di Tennessee Williams, Lo zoo di vetro, è Anahì Traversi, nel ruolo di Laura Wingfield: la sua collezione di animaletti trasparenti, delicati e kitsch, assume la funzione di universo parallelo, via di fuga da una vita per la quale la giovane – affetta da un handicap fisico – si ritiene troppo fragile.

Verità e illusione

Il dolore di una famiglia come tante, espresso anche dalla scelta di italianizzare il nome Tom, viene raccontato dal punto di vista privilegiato di uno dei fratelli Wingfield (Tommaso, appunto). L’interpretazione di Tindaro Granata è in costante e poetico equilibrio tra verità e illusione; ma soprattutto, l’evocativa scenografia dalle tinte pastello di Nicolas Bovey, con la base del palcoscenico totalmente ricoperta da pezzi di polistirolo, diventa metafora – volutamente antirealistica - del mondo interiore di Tommaso, fatto di incomunicabilità e aspirazioni poetiche represse.

Mascherare il dolore

La famiglia Wingfield sopravvive in un universo di solitudine, popolato di volti da clown (Pierrot, la donna cannone, il mimo), che mascherano il proprio dolore attraverso il sorriso. Questo mondo artificiale è dominato dal clima di eccessiva preoccupazione per il futuro dei figli, ai quali la matriarca Amanda, abbandonata dal marito, cerca in tutti i modi di restituire una vita che ormai non appartiene a nessuno di loro.
Mariangela Granelli affronta una prova d’attrice meno vibrante del solito, ma in un lungo e struggente monologo riesce comunque a far emergere il carattere energico di una madre possessiva, che ancora spera (illusoriamente) in un futuro irraggiungibile, che procede in direzione circolare, per tornare sempre al punto di partenza.

A destabilizzare momentaneamente questa tenera e al tempo stesso allucinata situazione di stasi, l’irrompere nella routine familiare dei Wingfield di un pretendente per Laura: interessante l’interpretazione di Mario Pirrello, che per gran parte dello spettacolo, resta a osservare dall’esterno questo inquietante quadretto familiare antirealista, per poi invaderlo temporaneamente. La sua costante presenza è preludio di un finale che mostra tutto il furore della disgregazione dei rapporti familiari, attraverso un terremoto che disgrega le pareti del focolare domestico, lasciando dietro di sé solamente suppellettili e un tappeto di polistirolo.

 

Visto il 19/11/2019
al teatro Astra di Torino (TO)

Lo zoo di vetro
Prosa
Informazioni principali
Regia
Leonardo Lidi
Protagonista
Tindaro Granata, Mariangela Granelli, Anahì Traversi, Mario Pirello

Roberto Mazzone

  Redattore

Torinese, inizia a scrivere di spettacolo nel 2003 - e dal 2006 per l’allora Teatro.Org - specializzandosi progressivamente nel teatro musicale e ne...

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