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LE NOTTI BIANCHE

Le notti bianche di Dostoevskij nella minuziosa versione teatrale di Giuffrè

Recensione:
Le notti bianche

“Un intero attimo di beatitudine! È forse poco, anche se resta il solo in tutta la vita di un uomo?”. In una sola frase tutto il senso profondo di Le notti bianche, l’opera di Fëdor Dostoevskij (1848) sull’incapacità di aprirsi alle persone e al mondo.

Il racconto smuove sentimenti attuali come la solitudine, l’introspezione, l’amore e il sogno e Francesco Giuffrè li svela a pieno nella sua dettagliata ed elegante trasposizione teatrale.

Sognatori a San Pietroburgo

A San Pietroburgo, l’incontro casuale tra una ragazza e un uomo. Due persone tanto diverse, eppure così simili. Entrambi vivono una vita ‘altra’ rispetto a quella che vorrebbero. Lui è un sognatore fantasma, cammina in mezzo alla gente, la osserva. La vita preferisce sognarla, rintanato nella sua stanza dove immagina rapporti, amori e conversazioni.
Nasten’ka è un’orfana affidata alle cure di una nonna cieca che ha cucito la sua veste a quella della ragazza per controllarla. Sogna il ritorno di un amore lontano.



Diversi per scelta e per caso

Due esistenze che si sfiorano e si allontanano. Diversi per scelta e per caso. L’uomo può vivere la vita che vuole, ma decide di crearsi una realtà illusoria. In bilico tra la smania di una vita felice e la paura di viverla, vaga afflitto tra le frenesie giornaliere degli altri.
Lei relegata in una quotidianità opprimente, di notte fugge in cerca dell’amore bramato. Incuriositi l’uno dall’altro, decidono per quattro notti di raccontarsi nello stesso posto. Diventano speranza e via di fuga per una vita migliore, forse da vivere assieme.
Ma i sogni finiscono e, all’improvviso, incalza feroce la realtà. Così, chi ha sempre aspettato vede cessare le sue attese e chi ha solo sognato la vita torna disilluso a immaginarla.

Un lavoro sui dettagli

Gli elementi scenografici diventano simbolici. In scena una San Pietroburgo misteriosa è illuminata dalla luce fioca dei lampioni e popolata da vestiti dell’epoca appesi come tanti passanti dalla presenza fugace. Nascosta in un angolo, una piccola stanza offre rifugio al sognatore per contemplare la sua vita utopica. Un’imponente struttura mobile raffigurante la nonna incombe come una montagna di ferro, cuffia e scialle sulla nipote per trattenerla a sé con una catena.

In questa Russia lontana s’inserisce garbata la complicità tra Giorgio Marchesi e Camilla Diana. Marchesi offre il meglio con il monologo struggente sulla solitudine del sognatore. Diana non si risparmia nel regalare una Nasten’ka impetuosa e attraente nel suo essere fanciulla in abito bianco.
L’adattamento di Giuffrè è un ricercato lavoro sul dettaglio visivo e interpretativo. Una versione teatrale distinta e minuziosa che rievoca la grazia e il tormento della penna di Dostoevskij.

 

Visto il 12/02/2019
al teatro Ghione di Roma (RM)

Le notti bianche
Prosa
Informazioni principali
Regia
Francesco Giuffrè
Protagonista
Giorgio Marchesi, Camilla Diana

Marilisa Pendino

  Redattore

Laureata in Informazione, Media e Pubblicità all’Università “Carlo Bo” di Urbino e diplomata in critica giornalistica per lo spettacolo presso...

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