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DIE TOTE STADT

Debutto trionfale di Die tote Stadt alla Scala

Recensione:
Die tote Stadt © Brescia/Amisano

A distanza di 99 anni dal suo debutto, avvenuto ad Amburgo nel 1920, Die tote Stadt di Erich Wolfgang Korngold è stata allestita per la prima volta al Teatro Alla Scala in una memorabile produzione che ha visto sul podio il maestro Alan Gilbert e la regia di Graham Vick.

Una musica quasi cinematografica

Ispirandosi al romanzo Bruges-la-mort dello scrittore belga Georges Rodenbach, Korngold ha composto una partitura estremamente affascinante, in cui il decadentismo della trama si fonde con le istanze espressioniste della Germania dell’epoca. La musica, che molto deve a Wagner soprattutto nell’utilizzo del leitmotive, risente del sinfonismo di matrice straussiana e mahleriana, stemperati da una cantabilità di stampo pucciniano e da toni operettistici che strizzano l’occhio a Lehár.



Si dice che Puccini con la Fanciulla del West abbia inventato la musica per il cinema western; allo stesso modo Korngold in quest’opera sembra gettare le basi per quella che sarà la seconda parte della sua vita artistica, ovvero l’autore di colonne sonore. Le opere del compositore austriaco, infatti, in quanto ebreo, con l’avvento del nazismo vennero incluse nella categoria della “entartete musik”, ovvero musica degenerata e lui fu costretto ad emigrare negli Stati Uniti alla fine degli anni ’30, dove divenne uno dei primi musicisti ingaggiati dall’industria cinematografica, contribuendo a caratterizzarne lo stile.

Una regia potente e visionaria

Influenzata dalle teorie psicanalitiche, la storia è divisa tra fatti che accadono realmente e fantasie di Paul, il protagonista. Graham Vick, coadiuvato dallo scenografo Stuart Nunn, caratterizza il reale con un fondale bianco all’austriaca, che delimita il mondo ovattato all’interno del quale Paul vive nel malinconico ricordo della moglie morta, mentre tutto quanto è immaginazione viene reso attraverso l’ostentazione della finzione teatrale. Americane con luci a vista, schermi televisivi che proiettano oggetti ed ambienti irreali rappresentano infatti la dimensione onirica.



Dal punto di vista iconografico Vick si ispira molto al cinema, citando il Fritz Lang del Dottor Mabuse e di Metropolis e travestendo alcuni personaggi con costumi che rimandano al decadentismo di Visconti ma anche di Fassbinder. Saranno poi proprio questi travestiti “degenerati” a venire incarcerati insieme agli ebrei da parte di alcuni nazisti che partecipano alla macabra e grottesca scena della processione religiosa, in cui la regia fa riferimento alla vicenda personale di Korngold.

Un cast perfetto

L’efficacia del lavoro di Vick risiede non solo nel potente impatto visivo, ma anche nel minuzioso lavoro di costruzione dei personaggi, assecondato da un cast praticamente perfetto.
lo spettacolo è dominato dalla carismatica Asmik Grigorian, una Marietta vitale, spavalda, che irrompe a scardinare la malinconica routine di Paul. La cantante lituana, oltre ad essere magnetica come poche sulla scena, canta magnificamente, grazie ad una tecnica eccellente che le consente di affrontare con disinvoltura sia acuti svettanti che mezzevoci suadenti. Klaus Florian Vogt non è sempre impeccabile nel registro acuto, peraltro messo parecchio alla prova in quest’opera, ma eccelle nel fraseggio, riuscendo a costruire un Paul credibilissimo nei suoi tormenti. Markus Werba ha voce brunita, timbro morbidissimo ed una tale ricchezza di accenti che gli consentono di cesellare alla perfezione sia la parte di Frank che quella di Fritz. Eccellente il gruppo dei comprimari.



La concertazione di Alan Gilbert è sontuosa, ricchissima, attenta alla tensione drammatica, ma capace di grandi finezze, come ad esempio nel Lautenlied in cui dilata i tempi, respirando letteralmente con i cantanti e creando un’atmosfera da sogno. Impeccabile come sempre il coro diretto da Bruno Casoni.

Il pubblico ha risposto con entusiasmo, riconoscendo a tutti gli interpreti un successo incondizionato e, anche se la partitura non lo permetterebbe, sciogliendosi in un, meritatissimo, applauso a scena aperta nel primo atto.

 

Visto il 07/06/2019
al teatro Teatro alla Scala di Milano (MI)

Die Tote Stadt
Lirica
Informazioni principali
Regista
Graham Vick
Protagonista
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Davide Cornacchione

  Redattore

Studi classici e laurea in farmacia. La lettura del Macbeth di Shakespeare suggerita da una lungimirante insegnante di italiano in terza media ha stim...

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