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Teatro

Un programma 'Tutto Bach' nella Chiesa di S. Agostino in Siena

Nel contesto del Chigiana International Festival 2016, l'ensamble barocco Café Zimmermann dona una serata interamente dedicata al grande compositore tedesco.

Un programma 'Tutto Bach' nella Chiesa di S. Agostino in Siena

Strano appellativo per un gruppo di musica barocca, Café Zimmermann. Ma basta fare mente locale, e ricordarsi del Collegium Musicum di Lipsia, il complesso strumentale fondato da G. Ph. Telemann nel 1702 e che per un lungo tempo – cioè dal 1729 al 1741, con una pausa di due anni – venne guidato da J.S. Bach. Quel complesso, composto per lo più da studenti universitari, a partire dal 1720 era solito riunirsi ed esibirsi nella più bella caffetteria della città, un locale riservato ai soli uomini – una sorta di club all'inglese – gestito da Gottfried Zimmermann al numero 14 dell'elegante Catharinenstrasse. Zimmermann non faceva mai pagare biglietti per i settimanali concerti del Collegium, ai quali erano eccezionalmente ammesse anche le donne: né per quelli del venerdì sera in Catharinenstrasse, né per quelli che d'estate si trasferivano, il mercoledì pomeriggio, nella succursale all'aperto sita nel verde della Windmülengasse. Si accontentava infatti degli incassi delle bevande, rivestendo di fatto un ruolo da mecenate dell'attività musicale di Lipsia. Così, morto lui nel 1741 e passato il caffè in altre mani, finì che il Collegium non trovando altra collocazione cessò la sua preziosa attività e si sciolse.

A risuscitare musicalmente il nome del Café Zimmermann hanno provveduto la clavicembalista ed organista francese Céline Frisch ed il violinista argentino Pablo Valetti, imponendolo al piccolo ensamble da loro fondato nel 1999, con l'intento iniziale di rievocare in concerto l'atmosfera che si poteva respirare nella sala da musica di quel celebre locale. Sono passati gli anni, il Café Zimmermann – che ovviamente utilizza strumenti originali - si è imposto all'attenzione degli appassionati ed è divenuto famoso, ed il suo repertorio è un po' cresciuto rispetto alle primitive esclusività bachiane – nel 2012 è uscito il CD con la loro integrale dell'Estro Armonico di Vivaldi – sino a spingersi talvolta quasi alle soglie dell'Ottocento.

Qui a Siena, nell'ambito nel Chigiana International Festival 2016, con una formazione che comprendeva anche Mauro Lopes al violino, Patricia Gagnon alla viola, Petr Skalka al cello e Bret Simmer al contrabbasso, per non smentirsi i componenti del Café Zimmermann hanno però portato nello spazio vanvitelliano di Sant'Agostino un “tutto Bach”. Offrendo così una serata il cui programma era ripartito tra due composizioni strumentali, il rutilante Concerto per clavicembalo ed archi in re minore BWV 1052, il più eseguito tra queste sue creazioni, e derivazione d'un perduto soggetto per violino; ed il meno noto Concerto per oboe d'amore in la maggiore BWV 1055, nella ricostruzione Fischer del 1970 del Concerto per clavicembalo di pari catalogazione; e tra due cantate a voce sola, temporalmente all'incirca coeve – ci troviamo tra il 1727 ed il 1730 – e di sapore concertante nella parte strumentale, e dalla brillantezza coloristica nella linea vocale: vale a dire Jauchzet Gott in allen Landen BWV 51, di pretto stampo 'all'italiana', e Ich habe genug BWV 82, quest'ultima più volte ripresa da Bach destinandola di volta in volta a diversi strumenti concertanti.

Il primo delle due partiture strumentali presenta com'è noto un'assoluta preponderanza della tastiera, che Bach impegna in una lunga serie di passaggi di sapore prettamente virtuosistico; tastiera che vedeva la presenza in quel ruolo primario della bravissima Cèline Frisch. Purtroppo la prestazione della musicista francese è stata alquanto mortificata dall'esigua sonorità dello strumento messo a disposizione che, se già poco risaltava nei momenti a solo, finiva per evaporare tra gli archi nei tutti. Molto meglio, acusticamente parlando, l'esito del Concerto per oboe d'amore – strumento un po' più grande dell'oboe normale e dal suono più caldo – che ha visto Emmanuel Laporte prodursi in un'esecuzione elegante ed impeccabile.

Il giovane soprano olandese Lenneke Ruiten è stata invece la protagonista delle due brevi cantate bachiane, portandosi con notevole adesione stilistica al canto di stampo barocco – questo è in effetti il suo campo d'elezione - ed una linea di canto calda ed intensa. Le sono stati accanto in Jauchzet Gott in allen Landen Gabriele Cassone, che con le volute della sua tromba barocca gareggiava con i notevoli virtuosismi vocali disegnati da Bach, ed in  Ich habe genug i fluenti cromatismi del flauto traverso di Karel Valter.

(Concerto tenutosi nella Chiesa di S. Agostino in Siena il  24 Luglio 2016)

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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