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Teatro

Rem & Cap, l'ecologia in scena

Rem & Cap, l'ecologia in scena
Uno stile eccentrico, afasico, votato alla sobrietà. Ma allo stesso tempo ammaliante e pienamente godibile. Al Teatro Due di Parma, durante tutto il mese di febbraio, arriva una retrospettiva sui due artisti che hanno segnato la ricerca italiana degli ultimi trent’anni. Con una mostra e una preziosa antologia di spettacoli di non perdere Sono pochi gli artisti italiani che possono vantare la coerenza, la modestia e la lucidità creativa di Claudio Remondi e Riccardo Caporossi, in arte Rem&Cap. Una coppia estranea al cliché della tradizione scenica italiana, composta da un attore (il primo) e da un architetto (il secondo), che è stata capace di segnare negli ultimi trent’anni (il loro debutto, con "Giorni felici", risale al 1970) alcune fra le pagine più originali della ricerca sull’ecologia del teatro. L’occasione migliore per conoscere la loro esperienza, centrata su dinamiche essenziali, tempi biologici, eventi fortemente meditativi ma allo stesso tempo pienamente godibili, è durante tutto il mese di febbraio al Teatro Due di Parma. Arriva qui infatti "Dedica a Rem&Cap": una rassegna di quattro spettacoli accompagnata da una mostra che conduce lo spettatore nel cuore dell’officina concettuale di questo prezioso sodalizio. Sarà così possibile osservare da vicino le partiture teatrali di Remondi e Caporossi, tanto simili a pentagrammi o ai bozzetti di Leonardo, toccare le macchine che prendono vita nei loro spettacoli, cogliere il fascino silenzioso dei loro costumi di scena. E vivere, attraverso questa piccola antologia, la loro poetica che chiama in causa Beckett e il futurismo, la poesia ermetica e Magritte. Prima con due riuscitissime produzioni degli ultimi anni ("Sotterraneo" andato in scena durante il week-end e "Forme" dal 13 al 15). E poi con due capolavori delle origini: "Sacco", del 1973, con la sua metafora estrema sull’irriducibilità della vita (interpretato in questa occasione da Armando Sanna e Pasquale Scalzi, dal 20 al 22 febbraio); e "Pozzo", del 1978: una pièce enigmatica, apertamente absurdista, che mostra due personaggi misurarsi con il mistero di un buco nel terreno che restituisce oggetti senza logica (dal 26 al 28). 09/02/04

La Redazione di Teatro.it

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