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Teatro

Musik verbindet, la musica unisce - L'Euregio Music Camp 2016

Dopo una settimana di corsi, l'Orchestra Giovanile di fiati dell'Euregio si presenta al pubblico del Centro Culturale Grand Hotel di Dobbiaco

Musik verbindet, la musica unisce - L'Euregio Music Camp 2016

Ed eccoli lì sul palco della Sala Mahler del Grand Hotel di Dobbiaco, in una sala gremita di spettatori, i sessanta ragazzi della Orchestra Giovanile di fiati dell'Euregio/Euregio-Jugendblasorchesterche. Vestono divise le più diverse, poiché provengono da varie bande musicali dell'Euregio, nome impresso a quella particolare realtà transeuropea formata dalle due province di Trento e di Bolzano, e dal land austriaco del Tirolo. Hanno appena terminato una settimana di impegnativi corsi di perfezionamento, e sono impazienti di far sentire al pubblico quanto sono validi e preparati.

Che tra le valli delle Alpi Orientali le bande di fiati siano tantissime - ben più di duecento nel solo Sud Tirolo - popolari ed amatissime, tutte numericamente ben nutrite e musicalmente competenti, e che costituiscano motivo di vanto per molti paesi e città, è cosa ben nota. Però bisogna curarne con attenzione anche il ricambio generazionale, immettendovi sempre nuove e fresche forze. Ed è per questo che nel 2015 è stata ideata la Orchestra Giovanile di fiati dell'Euregio, ampia formazione a fiati e percussioni composta dalle migliori leve provenienti dalle bande del Tirolo austriaco, di quello italiano e del Trentino; ed è per darle maggiore coesione e valore che quest'anno è stato dato avvio al primo “Euregio Music Camp” con base a Dobbiaco, appunto al Centro Culturale Grand Hotel che li ospita anche per questa esibizione finale. Qui i ragazzi, tutti sotto i vent'anni, erano impegnati in vari corsi sotto la guida di tre autorevoli docenti del settore bandistico: l'austriaco Wolfram Rosemberger, direttore della Scuola di musica di Innsbuck; il trentino Marco Somadossi, docente di conservatorio e direttore di varie bande di fiati; ed infine il meranese Meinhard Windisch, anch'esso direttore di banda – attualmente, quella di Soprabolzano – e coordinatore del settore giovanile della Federazione Bande dell'Alto Adige.

Il concerto finale di questi ragazzi ha messo in luce un affiatamento ammirevole, una grande precisione delle varie sezioni, e il significativo valore singolo dei solisti messi in prima fila. Merito anche di un programma dal carattere variegato, studiato per mettere in luce tutte le buone qualità di questa formazione che, peraltro, sarà necessariamente sempre mutevole nel tempo.

Sotto la bacchetta di Meinhard Windisch questa bella Orchestra Giovanile dell'Euregio ha così eseguito composizioni di G. F. Händel (L'arrivo delle Regina di Saba, dall'oratorio Salomon), di Julius Fucik (la pomposa marcia Attila), di Gustav Holst (l'impegnativa First Suite in Eb for Military Band).

Diretti da Marco Somadossi ha offerto brani di Felix Mendelsshon (la Ouverture für Harmonienmusik), Franz von Suppé (la rutilante ouverture dall'operetta Poeta e contadino), ed un'ampia composizione originale di Somadossi stesso, intitolata Via della Terra: ben articolata e colorita descrizione della sua nativa Rovereto e dei suoi personaggi, la cui smagliante strumentazione appare perfetta per mettere in luce tutte le sezioni di un'orchestra a fiati.

Wolfram Rosemberger ha invece guidato questi giovani musicisti nel vortice del romantico Valzer da La vedova allegra di Lehár, in cui la qualità dei fiati impiegati non ha fatto rimpiangere la morbidezza degli archi, e poi due pagine di autori americani: il dinamico e jazzistico poema sinfonico An American in Paris di George Gershwin, ed il fiammeggiante Mambo dal musical West Side Story di Leonard Bernstein. E, per finire, a mo' di bis un'infilata di marce tradizionali, che hanno portato l'entusiasmo del pubblico alle stelle.
 

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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