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Teatro

Made In Ilva: il corpo svuotato e schiacciato dai ritmi della fabbrica

Lo spettacolo della compagnia "Instabili Vaganti" parte per il Cile; nel bagaglio un messaggio universale sul lavoro in fabbrica, in un paese dove le proteste di piazza hanno già ucciso.

Made In Ilva
Made In Ilva

Un viaggio nell'alienazione del corpo pulsante di vita che piano piano viene mortificato dalla costrizione tra l'acciaio della fabbrica, schiacciato dal peso di infinite e meccaniche ripetizioni, svuotato della forza da un nemico invisibile, e in lontananza una luce che non per tutti significherà la salvezza.

E' questo il messaggio potente, destabilizzante, di “Made In Ilva”, pluripremiato spettacolo della compagnia 'Instabili Vaganti' basato sulle storie interiorizzate di decine di operai dell'Ilva di Taranto (ma non solo), che per la terza volta tornerà in Cile, invitato dal Festival Internacional de Teatro Itinerante (FITICH). 

Anna Dora Dorno, la regista, e Nicola Pianzola, il protagonista, con la loro scala d'acciaio poliedrica che simboleggia la gabbia, hanno deciso di partire nonostante la turbolenta situazione in Cile, fatta di proteste di piazza e scontri che hanno causato già 22 morti ed oltre 2000 feriti.

Il tour in sudamerica

Il fulcro dello spettacolo è l’operaio come 'status symbol' dell’uomo contemporaneo, intrappolato tra il desiderio di evadere e fuggire per le condizioni di lavoro estenuanti e dannose per la propria salute e quella dei propri cari e la necessità di continuare a lavorare per la sopravvivenza quotidiana. Da inizio a fine un salendo di tensione, malessere, emotività di un'intensità difficile da immaginare.

Il dramma dell'Ilva, con le sue 386 morti e migliaia di malati in tredici anni (dati Pool Ambiente), ha spinto la compagnia “Instabili Vaganti” a raccontare la difficile esistenza di chi in quella fabbrica ha vissuto una vita intera, di un enorme intreccio di quesiti in capo alle istituzioni che, ancora oggi, sembrano non trovare risposte. Al termine delle repliche dello spettacolo in sudamerica, previste dal 5 al 9 dicembre, la compagnia farà tappa a Santiago del Cile e a Valparaiso per incontrare artisti, colleghi e professori universitari che stanno reagendo alle repressioni e alle continue violazioni dei diritti umani da parte del governo cileno, portando avanti con gli studenti lezioni e classi di teatro in spazi indipendenti, al di fuori delle Università, che continuano a rimanere chiuse.

La regista e il protagonista

“Siamo un po' destabilizzati, è la terza volta che partecipiamo a questo festival itinerante in terre difficili da raggiungere e spesso dove i teatri nemmeno esistono – ha raccontato la regista Anna Dora Dorno - ma la restituzione da parte del pubblico è grandissima, sentiamo la voglia di partire seppur non sappiamo cosa aspettarci [...] C'è tanto scoraggiamento tra i giovani che vanno in piazza a manifestare, anche se è forte la volontà di reagire e cambiare le cose”. 

Anna Dora Dorno


Parlando di Taranto, di dove è originaria, Dorno ha spiegato come oggi “molti vanno via perché non hanno motivo di restare in un luogo dove apparentemente non c'è futuro” e dove regna la “completa mancanza di fiducia nella politica” che dovrebbe risolvere la situazione. “Credo non sia più il momento di far finta che le colpe non ci siano: l'impianto è fatiscente, non è a norma, si dovrebbe pensare a una prospettiva differente”.

'Made In Ilva' è metafora che racconta “il lavoro in fabbrica in centinaia di luoghi nel mondo”, ha spiegato Nicola Pianzola, interprete dello spettacolo: “abbiamo ragionato sul macro tema della fabbrica come luogo di alienazione, oltre al caso specifico, e sulle condizioni di lavoro nella società odierna”, dove la spinta alla massima produttività si esplica in un “corpo caldo che si scontra con il materiale freddo e metallico, subendo un processo di brutalizzazione”

Nicola Pianzola


A riprova del messaggio trasversale che lo spettacolo si porta dentro, Pianzola ha raccontato che “in Cina, circa un anno dopo un'esplosione in una zona industriale, mentre eravamo in scena sentivo il pubblico piangere”. Al termine di un'escalation di sensazioni ed emozioni vividamente rappresentate sul palco, Pianzola ha detto che “l'operaio è ormai sporco e contaminato, chi spera guarda in cielo, chi non spera più guarda per terra”.

Un sorriso amaro il suo, nel ricordare come “un dirigente dell'Ilva, poco prima della rappresentazione a Taranto, mi chiese se lo spettacolo aveva 'l'Happy Ending', mentre io guardavo le ciminiere sullo sfondo, in silenzio”.
 

Articolo di Valentina Rigano