Teatro

LA PRIMA VOLTA DI RUSALKA AL SAN CARLO

LA PRIMA VOLTA DI RUSALKA AL SAN CARLO

Principale titolo del non esiguo ma pressoché misconosciuto catalogo operistico di Antonín DvoÅ™ák, “Rusalka” è uno dei capolavori del teatro musicale ceco. Dopo il debutto nel 1901 al Národní Divadlo di Praga, la partitura ha goduto di ininterrotta fortuna in patria. In Italia non la si ascolta facilmente, e al Teatro di San Carlo di Napoli viene ora eseguita per la prima volta (in lingua originale con sovratitoli).
Il libretto, firmato dal poeta Jaroslav Kvapil, si lega a un fortunato filone della mitologia e della favolistica slava e narra una storia di amore e di morte tra creature appartenenti a mondi diversi e inconciliabili. La ninfa Rusalka si invaghisce di un principe e decide di assumere sembianze umane per mezzo di un incantesimo, impegnandosi però ad abbandonare la genia acquatica dalla quale proviene e a restare muta. La coppia vive un iniziale momento di felicità, ma l’arrivo di una rivale rompe l’idillio e determina l’umiliazione e la fuga dell’ondina. Solo alla fine i due protagonisti si ricongiungono, e il giovane accetta consapevolmente di perdere la vita pur di ricevere l’ultimo bacio dall’amata. Intorno a questa trama semplice e struggente DvoÅ™ák crea un’opera di grande capacità comunicativa, nella quale la generosità delle melodie si combina con un sapiente uso del patrimonio folklorico e con un’orchestrazione sapiente, varia, magicamente evocativa.
L’allestimento napoletano si giova di un cast davvero notevole. Il soprano di origine russa e di formazione americana Dina Kuznetsova brilla per musicalità e presenza scenica nel ruolo della protagonista. Potenza e bel timbro caratterizzano la voce del giovane tenore ceco Pavel ÄŒernoch nella parte del Principe. La slovacca Jolana Fogas interpreta alla perfezione la perfidia della Principessa e sfoggia una notevole agilità. Ottima anche la strega Ježibaba del mezzosoprano russo Irina Mishura, che si muove con scioltezza tra ironia e ieraticità. Il baritono americano Richard Paul Fink, che interpreta il personaggio di Vodník, lo Spirito delle Acque, è a proprio agio sia con i toni grotteschi, sia con i momenti dolenti ed espressivi. Bravi anche Andrea Porta (il Guardiacaccia), Francesca Russo Ermolli (lo Sguattero), Antonio Di Matteo (il Cacciatore), Valda Wilson, Federica Giansanti e Giuseppina Bridelli (le tre ninfe del bosco). Sul podio John Fiore, maestro americano oggi alla testa della Norwegian National Opera Orchestra di Oslo, che con “Rusalka” ha uno speciale rapporto in quanto ne ha diretto la prima rappresentazione al MET di New York nel 1993. La sua bacchetta è capace di guidare gli strumentisti sancarliani in una performance convincente, dominata da sonorità ora dense e pastose, ora liquide e umbratili.
La regia di Manfred Schweigkofler, dal 2001 direttore artistico del Comunale di Bolzano, evidenzia il tema del rapporto tra uomo e natura, fortemente presente nella creazione di DvoÅ™ák: un rapporto conflittuale, nel quale attrazione e minaccia, compenetrazione e contaminazione si mescolano indissolubilmente. Le scene di Walter Schütze si basano su un’idea semplice ed efficace: lo spazio è scandito da due grandi cornici ovali concentriche (più una terza cornice-fondale a mo’ di specchio) che producono un suggestivo effetto prospettico e segnano le linee di confine tra le differenti dimensioni che si incontrano e si scontrano nella vicenda rappresentata. Rispetto a questa struttura fissa, le diverse ambientazioni sono suggerite dalle cangianti combinazioni delle luci (Claudio Schmid) e dalle trasparenze delle videoproiezioni (Christoph Grigoletti). Un tocco di originalità alla messinscena proviene dai costumi della stilista slovena Mateja Benedetti, che ha utilizzato materiali ecocompatibili e tessuti riciclati in realizzazioni capaci di unire fantasiosamente levità e colore. L’unica eccezione è l’abito indossato dalla sirena nel terzo atto, realizzato con sacchetti per rifiuti di plastica nera non biodegradabile: il cattivo comportamento del principe nei confronti di Rusalka diventa così metafora dall’improvvida azione dell’uomo che determina il degrado dell’ambiente naturale.

Francesco Rapaccioni

  Redattore

Francesco ha tre manie che rasentano la compulsività: viaggi , teatro e libri. Visto così, non si direbbe che da vent'anni è uno stimatissimo giorn...

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