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Teatro

La maschile e ambigua minaccia di Medea

Franco Branciaroli torna a impersonare l’eroina greca nello storico allestimento firmato da Luca Ronconi ripreso da Daniele Salvo

La maschile e ambigua minaccia di Medea

Contrariamente alle interpretazioni più tradizionali che vedono in Medea il prototipo dell'eroina combattuta tra il rancore per il proprio uomo e l'amore per i propri figli o una sorta di precorritrice del movimento femminista, questa figura, nell'interpretazione che ne diede Luca Ronconi una ventina d’anni fa è il prototipo della ‘minaccia’ impersonata da uno straniero, che approda in una terra che si vanta di avere il primato della civiltà.
A poco più di due anni dalla scomparsa del regista lo storico allestimento della Medea di Euripide  viene riallestito dal Centro Teatrale Bresciano a partire da martedì 9 maggio al Teatro Sociale sempre con Franco Branciaroli nel ruolo del titolo e con la regia originale ripresa da Daniele Salvo.

L’aver affidato ad un uomo il ruolo della maga della Colchide, al di là del recupero filologico dei canoni del teatro greco, in cui erano solo i maschi a recitare, rivoluziona completamente l’interpretazione del testo.
Facendo un parallelismo con la nostra situazione attuale, Medea è il pericolo che, venendo da fuori, si insinua nella società. Il mondo di Medea è arcaico, violento, passionale mentre quello di Corinto, moderno, squallido e grigio è un mondo governato dal denaro e dalla convenienza. Sono due universi che si scontrano: uno scontro clamoroso tra Oriente ed Occidente, tra maschile e femminile (e tra maschile e maschile). Medea, “la straniera”, “la diversa”, è arrivata via mare, ha perso il suo uomo, il suo letto e ora viene cacciata con ignominia dal Paese che l’aveva accolta.
È questo il motivo per cui può anche essere interpretata anche da un uomo: la sua non è una tragedia della femminilità, ma della diversità.

Dice Franco Branciaroli “Io non interpreto una donna, sono nei panni di un uomo che recita una parte femminile, è molto diverso. Medea è un mito: rappresenta la ferocia della forza distruttrice. Rimettiamoci nei panni del pubblico greco: vedendo la tragedia, saprà che arriverà ad Atene una forza che si accanisce sulle nuove generazioni, i suoi figli: 'Medea dallo sguardo di toro', come viene definita all'inizio. Lei è una smisurata, dotata di un potere sinistro. Che usa la femminilità come maschera, per commettere una serie mostruosa di delitti: non è un caso che la prima a cadere sia una donna, la regina, la nuova sposa di Giasone”.

Davide Cornacchione

  Redattore

Studi classici e laurea in farmacia. La lettura del Macbeth di Shakespeare suggerita da una lungimirante insegnante di italiano in terza media ha stim...

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