Teatro

“Jekyll”: una finestra sull'irrazionale

Debutta al Centro Teatrale Bresciano la riduzione di Fabrizio Sinisi del capolavoro di Robert Louis Stevenson con la regia di Daniele Salvo.

Il cast dello spettacolo
Il cast dello spettacolo © Umberto Favretto

Settima produzione stagionale del Centro Teatrale Bresciano, Jekyll debutterà martedì 29 gennaio sul palco del Teatro Sociale di Brescia. Liberamente ispirata all’omonima opera di Robert Louis Stevenson, la rilettura di Fabrizio Sinisi  -drammaturgo residente del CTB- vede l’interpretazione del bresciano Luca Micheletti insieme a Carlo Valli, Gianluigi Fogacci, Alfonso Veneroso, Selene Gandini, Simone Ciampi ed Elio D’Alessandro, diretti da Daniele Salvo.

L’eterno cortocircuito tra il bene e il male

L’analisi del male, l’ambiguità dell’animo umano, il dramma dell’identità, sono i temi su cui nel 1885 Robert Louis Stevenson costruì la sua opera e su cui si confronta e riflette questa nuova riduzione, illuminandoli di urgente contemporaneità.

“Quale verità esprime oggi il mito di Jekyll/Hyde?” si chiede il drammaturgo Fabrizio Sinisi. “Innanzitutto, direi, la domanda che esso pone sulla natura dell’uomo. L’esperimento del dottor Jekyll consiste nel voler isolare tutto il male dell’uomo: condensarlo in un altro essere autonomo, e scacciarlo via. L’uomo sognato da Jekyll è un uomo che per natura desidera costantemente il bene, l’avanzamento e il miglioramento della specie; ma anche, in virtù di quella stessa natura, portato a uccidere, ad annientare e distruggere. La natura dell’uomo si dimostra qui abitata da una contraddizione: dentro di lui lottano l’angelo e la bestia, il dio e il demone, il desiderio e l’istinto, la ragione e il corpo, in una polarità che non si può evitare e che allo stesso modo non può essere risolta. Infatti l’esperimento fallisce, e ricade tragicamente su chi l’ha compiuto: l’uomo che cerca di superare la contraddizione in cui consiste si ritrova ricacciato nello stesso cortocircuito tragico dell’eroe greco".


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Hyde: l’unico libero in una società di prigionieri

“Jekyll rappresenta una finestra sull'irrazionale, su un mondo di verità perturbante” ha scritto il regista Daniele Salvo “È un grido di libertà, una riflessione sul senso delle nostre vite e su ciò che, nella nostra quotidianità, soffre per eccessiva razionalità. La febbre del nostro tempo ci porta a vivere in una realtà anestetizzata, un mondo virtuale in cui l'emozione viene bandita. Illusi della nostra unicità, della nostra peculiarità, in realtà pensiamo tutti nello stesso modo, viviamo tutti la stessa quotidianità fabbricata in serie dai giganti del Web. Ci illudiamo di essere liberi. Ma non è così. Il dottor Jekyll grazie ai suoi esperimenti chimici, sperimenta la libertà elettrizzante di essere veramente altro da sé senza infingimenti. Nello spettacolo tutti i personaggi indossano una maschera, tranne Mr. Hyde, l’unico che si permette di essere sé stesso e rivela la sua natura perversa e inafferrabile pur commettendo indicibili atrocità. Tutti gli altri sono prigionieri di una società razionale volta al consumo, società spietata che cancella l’identità, la cela dietro una tranquillizzante apparenza e divora gli istinti più alti.”


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Davide Cornacchione

  Redattore

Studi classici e laurea in farmacia. La lettura del Macbeth di Shakespeare suggerita da una lungimirante insegnante di italiano in terza media ha stim...

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