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Teatro

IL TEATRO SANNAZZARO DI NAPOLI HA RICORDATO ROBERTO MUROLO

IL TEATRO SANNAZZARO DI NAPOLI HA RICORDATO ROBERTO MUROLO
Il Teatro Sannazzaro ha ricordato Roberto Murolo, ad un anno dalla sua scomparsa, con una serata dedicata ai più di centoventi anni di storia della canzone napoletana. Una serata al Sannazzaro di Napoli a cura di Espedito De Marino ha aperto un percorso internazionale dedicato al ricordo di Roberto Murolo ed alla storia della canzone napoletana che percorrerà la Spagna, il Guatemala, la Polonia e la Romania. Murolo si spense il 13 Marzo di un anno fa, nella sua casa al Vomero, a poco più di novantuno anni, solo alcuni mesi dopo aver inciso il suo ultimo album “Ho sognato di cantare” e non senza aver dato, con le sue canzoni, una testimonianza d’amore verso il suo pubblico, verso la poesia, verso la musica. Era figlio di Ernesto Murolo, uno dei più grandi poeti napoletani del primo novecento, che contribuì con le sue parole alla nascita di molte canzoni. Ma la canzone napoletana non fu la prima passione del giovane Roberto, il quale all’età di vent’anni preferiva i ritmi d’oltreoceano come jazz, swing, rumba, beguine, tanto da costituire un quartetto vocale, il “Mida Quartet”, con il quale attraversò l’Europa tra gli anni ’30 e ’40. Proprio durante una tournée in Ungheria nel 1939 Roberto Murolo ebbe la notizia della morte del padre. Dopo la guerra il quartetto vocale si sciolse e Murolo tornò a Napoli e “casualmente” alla canzone napoletana. Lo fece in un modo tutto suo: con garbo, con signorilità, con la sua voce baritonale calda e suadente, accompagnata soltanto dalla chitarra, senza enfasi ed abbellimenti, con la modestia di chi vuole porgere agli altri un messaggio poetico senza appropriarsene in alcun modo. Il suo stile ebbe un successo strepitoso e da allora Roberto Murolo, per oltre mezzo secolo, sarà la “voce” della canzone napoletana. Oltre ad essere un bravo cantante era un bell’uomo ed il cinema non mancò di interessarsi a lui: dal 1949 al 1953 partecipò a vari films che decretarono la definitiva affermazione del personaggio Roberto Murolo. Poi, nel 1954 il trionfo e la crisi: in primavera venne invitato ad esibirsi nella sala dei concerti del Conservatorio di Napoli dal musicologo Valabrega, per la presentazione della sua Storia della Canzone Napoletana; in autunno venne arrestato con un’accusa infamante di molestie a minore, accusa dalla quale uscirà completamente assolto ma che per un carattere gentile, fondamentalmente timido e schivo come il suo, costituì un trauma quasi insormontabile. Per più di un anno eviterà di esibirsi e di incidere canzoni, ma in questo periodo di riflessione, grazie anche all’amicizia con Valabrega, comincerà ad approfondire la ricerca e la conoscenza del repertorio della canzone napoletana dalle origini all’attualità (erano gli anni ’50), uno studio che porterà nel giro di pochi anni alla pubblicazione dell’Antologia della Canzone Napoletana, un’opera monumentale, con quasi duecento canzoni incise e tutt’ora la più completa nel suo genere. Insieme con l’Antologia della Canzone Napoletana uscì all’epoca l’Antologia della Canzone Romana a cura di Sergio Centi, collega e amico di Murolo, che più volte partecipò con lui a serate sulla canzone napoletana e romana: curiosamente Sergio Centi ci ha lasciati esattamente un anno prima di Roberto Murolo, nel marzo del 2002, ma la notizia non ha avuto altrettanta risonanza, perché la canzone romana non ha forse il vasto repertorio d’autore che fa della canzone napoletana un vero patrimonio culturale dell’umanità. Roberto Murolo per anni e anni ci ha elargito questo patrimonio con semplicità e modestia, accompagnato dalla chitarra, ora suonata da lui stesso, ora dal suo amico e maestro Eduardo Caliendo; grazie anche all’innata bellezza della sua voce, ha potuto illustrarci tutto il repertorio in modo garbatamente confidenziale, “poetico”, filtrando quanto di popolaresco e di melodrammatico poteva esserci in tante canzoni. Alcuni hanno criticato questo modo di cantare perché poco aderente allo spirito popolare, ma proprio nell’aver restituito alla canzone napoletana la sua essenza di opera d’arte, priva di connotazioni forzatamente folcloristiche ed oleografiche sta il fenomeno Murolo, che ha saputo unire trasversalmente le diverse classi sociali e culturali e le diverse generazioni.

La Redazione di Teatro.it

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