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Teatro

'Il matrimonio segreto' a Innsbruck

Un matrimonio clandestino tra pennuti: al Tiroler Landestheater di Innsbruck, nell'ambito delle Fest Wochen der Alten Musik 2016, tre recite esauritissime del capolavoro di Domenico Cimarosa in una ironica versione del duo Barbe & Doucet, e con la impeccabile direzione di Alessandro De Marchi.

'Il matrimonio segreto' a Innsbruck

E' l'unica opera italiana del Settecento rimasta stabilmente in repertorio, Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa, titolo ininterrottamente presente nei teatri di tutta Europa sin dalla sera del 7 febbraio1792, quando andrò in scena al Burgtheater di Vienna, primo dei teatri di Corte. Giusto un due mesi dopo la morte di Mozart ed un mese prima di quella morte dell'imperatore Leopoldo II d'Asburgo Lorena, cui piacque a tal punto da farsela replicare subito seduta stante. Non prima, ovviamente, d'aver fatto opportunamente rifocillare tutti gli esecutori.

Cimarosa era appena rientrato dal soggiorno russo, quattro anni di permanenza alle dipendenze di Caterina II durante i quali aveva ricevuto poche gratificazioni. Ma la sua fama non ne aveva sofferto: sostando a Vienna, Giovanni Bertati, fresco di nomina quale poeta dei teatri imperiali, gli mise in mano quello che si può considerare uno dei migliori libretti di ogni tempo, il cui soggetto derivava da Le mariage clandestin di J.P. De Ségur, opéra-comique musicato da François Devienne - “il Mozart francese” - ed apparso a Parigi appena un paio d'anni prima. Il risultato lo sappiamo: Il matrimonio segreto grazie alla sua ricetta, apparentemente semplice – testo accattivante, inventiva melodica ininterrotta, spontanea e piana cantabilità, strumentazione accurata ed elegante – ed alle perfette dosi dei vari elementi impiegati, pur non essendo in assoluto il più alto esito del teatro comico all'italiana (primato che, volenti o nolenti, spetta al binomio Mozart/Da Ponte) è comunque rimasto nella considerazione generale come il prototipo ideale dell'opera buffa settecentesca, colta all'apice della sua perfezione.

Perciò sentire questo capolavoro nella completa interezza, e senza i soliti tagli, costituisce un merito delle Innsbrucker Fest Wochen der Alten Musik 2016, ma soprattutto di un concertatore sensibile ed attento quale sa essere Alessandro De Marchi, qui a capo della 'sua' eccellente Academia Montis Regalis, con la quale in questo repertorio si muove a proprio agio. Direzione molto raffinata, quella che abbiamo ascoltato, ma al tempo stesso schiettamente spontanea; che si palesa meditata e ben levigata, ma al tempo stesso carica di brio e spumeggiante sin dalle prime battute della luminosa ouverture; ed  in grado di porre in risalto, in ogni pagina, tutto il gioco contrappuntistico, la ricchezza dei colori e le gemme strumentali di questa raffinatissima partitura. Una direzione capace poi di esaltare il limpido sgorgare delle melodie che trapuntano la stupenda creazione cimarosiana, e di offrire momenti di grande bellezza nei nitidi concertati, resi tutti con ricamate trasparenze.

Sotto la bacchetta di De Marchi troviamo una compagnia di considerevole qualità ed affiatamento – si sente subito la grande cura messa nella sua preparazione - con la sola eccezione del filiforme ed incolore tenore spagnolo Jesús Álvarez, che invano tenta di conferire una qualche consistenza al suo Paolino. Irresistibile in compenso il duo degli amabili buffi Geronimo e Robinson, formato rispettivamente da Donato Di Stefano e Renato Girolami, travolgenti specie negli spalla a spalla: avveduto ed arrivista mercante il primo, fatalista uomo di mondo il secondo. Per il timbro gradevole, la pienezza di voce, fluidità e naturalezza di fraseggio e per la mimica misurata, senza eccessi né vieti clichés – insomma, per una linea di canto pressoché esemplare - fanno comprendere molto bene al pubblico di Oltr'Alpe il significato di “grande tradizione italiana”. Il giovane soprano veneto Giulia Semenzato pare nata per cantare Carolina: voce morbida e calda nell'inflessione, forte di un fraseggio diretto ed elegante, e d'una naturale propensione ad esprimersi con eleganza; voce che, in più, sa esprimere tutta la tenerezza del suo personaggio. Mai sopra le righe ed irreprensibile nella condotta vocale l'Elisetta del soprano svedese Clara Ek, che evita di caricare troppo l'antipatico personaggio al quale è qui è restituita l'aria «Se son vendicata». Godibilissima la vezzosa Fidalma di Loriana Castellano, chiamata all'ultimo in sostituzione di Vesselina Kasarova; il giovane mezzosoprano pugliese si è mostrato all'altezza del ruolo, ed è parsa perfettamente in grado di offrire linea di canto ed un personaggio entrambi assai ben calibrati.

Resta da dire dello spettacolo in sé, invero molto bizzarro: ed in effetti in un primo momento appare decisamente spiazzante, ma poi piano piano sa conquistarsi lo spettatore. Lavorando a braccetto, il duo Renaud Doucet e André Barbe – in arte, semplicemente Barbe & Doucet, regista e coreografo il primo, scenografo e costumista il secondo – operano con una certa irriverenza, immergendo l'esile storia dei due amanti segreti in un ampio granaio, disegnato con ampi tratti in bianco e nero, ed abitato da strani personaggi; o meglio, da strani, coloratissimi volatili. Perchè grazie a raffinati deliziosi costumi di chiaro stile settecentesco, ma arricchiti da particolari, per così dire ...naturalistici (tessuti ispirati nel disegno a coloriti piumaggi, creste, barbagigli, calzature che più gialle non si può, imponenti parrucche e trucchi assai caricati) Geronimo e il Conte Robinson divengono due rubicondi galli (il secondo, con tanto di kilt in tartan scozzese), Paolino un tenero e rosso pollastrello. E naturalmente le due sorelle diventano due simpatiche gallinelle (però di razza, va da sé), Fidalma una matura faraona, la servitù è formata da un austero tacchino, da acrobatici piccioni e da fragili colombelle. Tutto scorre all'insegna del pieno divertimento: con un pizzico di ironia, humour sparso a piene mani, grande cura dei dettagli, ed un'iniezione di divertenti trovatine – vedi le signore che di tanto si accucciano a fare l'uovo, loro compito precipuo – e tutto funziona liscio, conquistando in ogni momento il grato consenso del pubblico che gremisce il Tiroler Landestheater di Innsbruck; pubblico sempre pronto ad applausi generosi, mostrando di apprezzare vivamente tutto quanto gli viene proposto, sia musicalmente che scenicamente.

(Spettacolo visto il 16 agosto 2016)

 

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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