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Teatro

Il Coronavirus manda in quarantena il Teatro

A rischio la stabilità economica di Teatri, artisti e tecnici: sono migliaia gli spettacoli cancellati, con un danno al settore da milioni di euro.

Il Coronavirus manda in quarantena il Teatro

Il debutto tanto atteso, lo spettacolo regalato per il compleanno alla persona cara, il ruolo che rende felici quando si sale sul palco, tutto sospeso quando non rinviato a “data da destinarsi” per via del Coronavirus.

Al di là delle reazioni popolari, a chiudere le sale dei Teatri di molti comuni del Nord Italia è stata una decisione del Ministero della Salute. Le istituzioni hanno scelto la via precauzionale per ridurre i contagi che, su soggetti deboli o anziani, potrebbero portare ad esiti gravi. 

Quanto è costata al mondo del Teatro questa epidemia? 

A darne un'idea sono i dati Siae, che per le settimane di “contenimento” della concentrazione di persone in luoghi aperti al pubblico ha stimato una perdita di 10,1 milioni di euro ogni 7 giorni, con la cancellazione di 7.400 spettacoli, secondo quanto comunicato alle agenzie di stampa da Agis, l'Associazione Generale Italiana dello Spettacolo. La situazione è aggravata dal fatto che oltre alla sospensione delle serate per decisione delle istituzioni, vanno aggiunte tutte quelle persone che, per prudenza o paura, disertano le sale anche se non si trovano in zone “a rischio”, nel nord Italia. 

"La situazione - dichiara Filippo Fonsatti, direttore del Teatro Stabile di Torino e presidente di Federvivo - è abbastanza drammatica. Le regioni del Nord Italia interessate al contagio e quindi alle ordinanze firmate dal ministro della Salute e dai governatori da sole rappresentano ben più della metà del mercato dello spettacolo dal vivo. La ricaduta è quindi numericamente molto significativa". Un impatto negativo, spiega il presidente di Federvivo, che “non riguarda solo le aree interessate ai provvedimenti di chiusura delle strutture, perché l'emergenza è molto più ampia rispetto ai confini geografici delle regioni del Nord".

"Occorrerà immediatamente, dopo la cessazione delle ordinanze, ripartire con una campagna di sensibilizzazione per rassicurare l'opinione pubblica in merito al fatto che i teatri e i luoghi di cultura in generale non presentino alcun rischio per gli spettatori".
 

Filippo Fonsatti


"In alcuni casi non è possibile una nuova programmazione degli spettacoli, perché le sale teatrali sono programmate fino all'estate -dice ancora Fonsatti all'AGI-. Lo sforzo è quello di salvare il salvabile, ma in molti casi non sarà possibile, perché spesso gli altri sono occupati in altre produzioni. Mettiamo in conto che in appello a fine stagione mancheranno parecchi borderò, quindi parecchie giornate lavorative, oneri, spettatori, incassi che non potranno essere rendicontati e che potranno penalizzare anche i soggetti interessati ai fini della assegnazione consuntiva del Fus. Dunque, oltre al danno materiale immediato, con mancato fatturato, si aggiunge l'eventuale potenziale penalizzazione ai fini della rendicontazione Fus".

Inoltre, alcuni spettacoli previsti in Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Liguria e Friuli erano a cura di allestimenti e produzioni provenienti da altre regioni del paese, del centro o del sud Italia, a loro volta si vedono danneggiate dalla situazione. A farne le spese, va sottolineato, sono soprattutto gli artisti e chi lavora dietro le quinte, non esistendo uno strumento di categoria (come la cassa integrazione) a cui fare appello per aiutarli. 

Il nostro motto quindi sarà “Tutti a Teatro, appena possibile”.

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