Teatro

Il gran finale dei Due Mondi di Spoleto con Marion Cotillard

Si è chiusa domenica con l’interpretazione del premio Oscar Marion Cotillard la sessantunesima edizione del Festival Dei Due Mondi di Spoleto.

Marion Cotillard
Marion Cotillard © MLaura Antonelli/AGF

Ultima sera del Festival di Spoleto, la Piazza del Duomo è gremita, tutti sono schierati tra le file di sedie bianche. È appena cominciata la rappresentazione di Giovanna D’Arco al rogo quando dal fondo della platea, in alto, fa il suo ingresso trionfale su un cavallo bianco Marion Cotillard nei panni di una bellissima Pulzella d'Orléans. È il gran finale della sessantunesima edizione del Festival Dei Due Mondi.

Gran finale musicale in Piazza Duomo

Come gran finale va in scena in Piazza Duomo Jeanne d’Arc au Bûcher – Giovanna D’Arco al rogo, una produzione del Festival di Spoleto. Ad aumentare l'attesa per l'oratorio drammatico in 11 scene e un prologo, rendendolo un vero e proprio evento con tanto di assalto ai botteghini, Marion Cotillard, premio Oscar per La Vie en Rose, è l'ospite d’eccezione che si cala nei panni di Giovanna D’Arco. L’orchestra e il coro sono gli elementi che danno vera sostanza all’opera: l’Orchestra Giovanile Italiana è presente con 80 elementi ed è diretta da Jérémie Rhorer; il Coro e Coro Voci Bianche dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma conta 115 elementi in scena.
 

Marion Cotillard


La messa in scena è estremamente essenziale. Solo una pira a lato del palco brucia per quasi l’intera ora e mezza di durata dello spettacolo, illuminando il palcoscenico e la facciata del Duomo. Il suono è ciò che conta, è lo stesso regista, Benoît Jacquot a dichiararlo: “L’occhio ascolta (Paul Clodel), far sì che si veda ciò che si ascolta. Evitare l’ìllustrazione. Evocare. Nessun colore se non quelli del fuoco. Pochi gesti: il tragico è immobile”.
Una scelta coraggiosa, forse un po’ audace per il pubblico di Spoleto, che applaude con calore ma senza lasciarsi andare all’entusiasmo.
 

Presenze e atmosfera

Soltanto la domenica mattina, presentando i dati tendenziali a un giorno dalla chiusura, il Direttore Artistico del Festival Giorgio Ferrara aveva parlato di circa 75mila presenze totali, aggiungendo che “Le presenze dichiarate con il sistema di mobilità alternativa sono in città 100mila. Alberghi e ristoranti sono tutti pieni, non c’è più posto, vanno a dormire anche fuori”. Se gli alloggi non bastano “Forse dovremmo anche costruire un albergo, già che ci siamo”, ha commentato.

Effettivamente Spoleto è frequentatissima da mattino a notte inoltrata. Non solo spettatori, ma anche turisti e visitatori imperversano nelle viuzze del borgo. Molti sono stranieri, c’è chi viene addirittura dall’Australia per vedere Romeo Castellucci. I giovani si fanno vedere soprattutto la sera, rimanendo a notte inoltrata i protagonisti della scena. E la Piazza del Mercato è il punto di ritrovo fisso, rimane piena di gente anche dopo mezzanotte.

“Gli incassi di questa edizione, pari a circa 620mila euro – prosegue Ferrarasono un ottimo risultato, tra i migliori degli ultimi anni (fatta eccezione per la sessantesima), caratterizzata da eventi speciali che hanno determinato l’aumento degli incassi”; e qui basta citare lo spettacolo Bolle and friends della scorsa edizione. Ferrara si è anche detto “molto soddisfatto dell’atmosfera in città, gli spoletini in particolare hanno aperto il loro duro cuore”.
 

Anticipazioni per le future edizioni

Durante la conferenza stampa conclusiva, Giorgio Ferrara ha fatto solo qualche accenno ai piani per le future edizioni. Per il 2019 il periodo sarà lo stesso, da fine giugno a metà luglio. Visti poi i buoni risultati di questa edizione, che “ha dimostrato il consolidamento, non c’è altro che andare avanti con le vele spiegate”. Per aprire il festival l’anno prossimo si pensa di “continuare con un’inaugurazione dedicata a un’opera contemporanea, di un autore magari giovane”.

Si è parlato anche del rapporto tra il Festival di Spoleto con il Napoli Teatro Festival Italia, le cui date quasi corrispondono: “Con Napoli non c’è nessuna rivalità. Sono già due anni che abbiamo costruito una bella intesa. Siccome le date del Festival di Napoli vengono prima delle nostre, individuiamo insieme uno spettacolo che piace al Direttore artistico Ruggero Cappuccio e che io penso sia giusto portare a Spoleto. L’abbiamo fatto l’anno scorso con lo spettacolo di Preziosi, quest’anno con Silvio Orlando”.

Si apre poi a collaborazioni con l’estero, in particolare con la città oltreoceano di Charleston, che ha inviato una delegazione a Spoleto: “Stiamo studiando una forma di collaborazione concreta, probabilmente con uno scambio di opere. Il Minotauro potrebbe andare a Charleston e una loro produzione potrebbe venire a Spoleto”. Oltre alle aperture con l’America, “continuano i rapporti con la Cina, sono stato invitato al Festival di Shanghai che è mastodontico”. Dopo dieci anni di ripresa il futuro sembra dunque roseo, con la prospettiva di un’apertura sempre maggiore.
 

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Claudia Grassi

  Redattore

Studi universitari: Lingue e Letterature straniere all'Università Cattolica del Sacro Cuore, secondo anno di corso | Formazione artistica: corsi...

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