Teatro

Gli Omini indagano il quotidiano disagio con ironia e intelligenza

Intelligente, ironico, originale, a tratti disincantato e ferocemente realistico: "Ci scusiamo per il disagio", spettacolo degli Omini presentato lo scorso 19 e 20 ottobre a Modena, è un'indagine grottesca e acuta di un'umanità sui generis.

Gli Omini indagano il quotidiano disagio con ironia e intelligenza

Intelligente, ironico, originale, a tratti disincantato e ferocemente realistico: Ci scusiamo per il disagio è un’indagine grottesca e acuta di un’umanità sui generis, è uno spaccato reale e surreale del quotidiano, in stile "Omini".

Lo spettacolo si inserisce all’interno di PROGETTO T, progetto triennale prodotto dall'Associazione Teatrale Pistoiese,  ispirato alla linea ferroviaria che unisce Pistoia a Porretta: Ci scusiamo per il disagio ha debuttato a luglio 2015 nel Deposito dei Rotabili Storici di Pistoia ed è stato presentato lo scorso 19 e 20 ottobre a Modena, al Teatro delle Passioni, all’interno di VIE Festival.

Luogo di osservazione una stazione, nello specifico la Stazione di Pistoia, che gli Omini hanno frequentato per un mese. La stazione è un crocevia di storie e di variegata umanità, un luogo di scambio, di attesa e di passaggio: è un “non-luogo”, c’è chi parte, chi arriva, chi viaggia e chi resta; in un certo senso la stazione è anche una contraddizione vivente, poiché è un luogo di transito, ma dove si può anche stare, restare, abitare: è una sorta di limbo, esistenziale e non solo. Ogni stazione è un luogo di vissuti e personaggi reali, che custodisce le loro esperienze di vita drammatica, buffa e grottesca.

Gli Omini hanno indagato questo luogo e la fauna che lo popola, un’umanità varia e variegata, hanno ascoltato le loro storie, aneddoti, leggende metropolitane e se ne sono fatti portavoce: hanno raccontato le storie di chi non parte, di chi non va da nessuna parte, ma guarda gli altri andare, partire, andare avanti.
I protagonisti di questo lavoro degli Omini sono come bloccati, immobili, incastrati in questa stazione, che non è solo un luogo fisico, ma è uno stato mentale, emotivo ed esistenziale: è l’umanità che ha perso il proprio treno, la propria occasione nella vita e non riesce ad andare avanti, non riesce a lasciare la stazione.
Il treno perduto può essere un amore passato, un lavoro, un amico.

Una voce off a cadenza regolare, ripete sfrontatamente la frase che dà il titolo allo spettacolo “Ci scusiamo per il disagio”. Ma il disagio c’è, è palpabile, esiste, si respira, per quanto fingiamo che non esista, o meglio per quanto ci sforziamo di non mostrarlo – perché il disagio può esistere, ma non si deve mostrare.
Gli Omini lo esibiscono senza remore questo disagio, gli danno un volto, un nome, una voce, un’identità.
L’umanità che portano in scena gli Omini è un’umanità che sopravvive, che si arrabatta, che barcolla ma non molla, che fa scorrere il tempo, giorno dopo giorno. Binari, bar, bagni pubblici, questi i luoghi frequentati per un mese dagli Omini, con cui la gente si è raccontata, si è confidata, si è aperta con sincerità e semplicità, con disincanto, come  solo con un estraneo si può fare. L’obbiettivo degli Omini era conoscere, indagare e mettersi in ascolto di un luogo transitorio, in cui alcune persone vivono la loro quotidianità.

Il lavoro attoriale del collettivo toscano è minuzioso, attento e misurato, non eccedono, non scivolano mai nella caricatura eccessiva, sanno dosarsi con intelligenza, sensibilità e grazia. I loro personaggi si costruiscono su posture, accenti, intonazioni e appoggiature della voce; il loro lavoro sul corpo è puntuale, preciso, senza sbavature, a tratti surreale ma sempre delicato e rispettoso.

Gli Omini hanno trovato la loro voce con una ricerca costante e metodica sul quotidiano, sul qui e ora.
Ci scusiamo per il disagio è un insieme di solitudini che si incontrano, si scontrano, si sfiorano, mosse dall’incontrollabile bisogno di raccontarsi, di un contatto umano. Stranieri, disoccupati, senzatetto, ritardati mentali, drogati, marchettari, coppie, pendolari, pensionati: un crogiuolo di singolari ed eccentrici filosofi che regalano ai passanti un pensiero, un ricordo, un aneddoto, una riflessione estemporanea, una piccola perla di saggezza.

Lo spettacolo è un’istantanea di un disagio, che per ogni personaggio assume un carattere e una forma differente: è una sensazione con cui hanno imparato a convivere, che in un certo senso hanno addomesticato, che li rende quelli che sono. Il flusso di incontri dell’umanità che frequenta la stazione è scandita dalla voce dell’altoparlante, che progressivamente abbandona gli iniziali annunci di routine per umanizzarsi, diventando il quarto attore in scena.

Uno spettacolo nato da interviste e indagini territoriali svolte da Francesco Rotelli, Francesca Sarteanesi, Giulia Zacchini e Luca Zacchini (Gli Omini), che trasforma una stazione di periferia in un soggetto teatrale perfetto. I punti di forza dello spettacolo sono la versatilità degli attori - Francesco Rotelli, Francesca Sarteanesi e Luca Zacchini, la loro complicità e la loro forte intesa in scena è palpabile e il testo drammaturgico originale, bizzarro e realistico che ricorda Beckett: alcuni dialoghi ricordano gli scambi dialettici tra Estragone e Vladimiro di Aspettando Godot.

Gli Omini sono una compagnia arguta e visionaria, con la singolare capacità di riuscire a mettere in scena l’inaspettato, con semplicità ed efficacia. Sapienti sovvertitori di spazi e regole, uniscono il teatro alla vita, la scrittura scenica alla realtà quotidiana, fatta anche di degrado e disagio.
La drammaturgia dello spettacolo è acuta e sensibile, un collage di ricordi, rimpianti, riflessioni, pensieri, storie intercettate e discorsi estrapolati, in bilico tra l’allucinazione, la dimensione onirica e la realtà.
Ci scusiamo per il disagio sono tante storie al confine con la realtà, una realtà che viene costantemente sovvertita con sarcasmo e ironia.

Valentina Scocca

  Redattore

Laureata in Scienze della Comunicazione, con specializzazione in Discipline Teatrali, Facoltà di Lettere e Filosofia, presso l’Università degli St...

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