Geolocalizzazione

Se lo desideri puoi concedere il consenso alla localizzazione per visualizzare notizie e spettacoli della tua provincia.

Oppure puoi selezionare manualmente la tua provincia:

Teatro

Così fan tutte, un mondo elegante di sensi e colori per aprire il Festival

L'opera di Wolfgang Amadeus Mozart al Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti., una produzione nuova per la regia di Giorgio Ferrara e le firme dei premi Oscar Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo.

Così fan tutte, un mondo elegante di sensi e colori per aprire il Festival

Magnifica davvero, questa entrée scelta per il 58° Festival dei due mondi di Spoleto: una edizione equilibrata ed elegantissima del Così fan tutte, o sia La scola degli amanti, l'opera di Wolfgang Amadeus Mozart che ha inaugurato la manifestazione al Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti.

L'allestimento è una produzione nuova, realizzata in collaborazione con la Fondazione Teatro Coccia di Novara, per la regia di Giorgio Ferrara e le firme delle scene e dei costumi dei premi Oscar Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo. Conviene cominciare proprio da qui, dall'ambientazione ideata per una scena che ha ricreato il disegno di una perfetta gouache del confine fra terra e mare di Napoli, dove è ambientato il dramma giocoso in due atti: una raffinata realizzazione cromatica nitida, resa ancor più preziosa dall'assenza di facili icone, che ci ha ricordato molto da vicino gli schizzi che si trovano raccolti al piano terra della casa natale di Mozart a Salisburgo, quelli che volle personalmente curare per la prima rappresentazione viennese; le scene si formano e si compongono con esterni che si trasformano in interni con la semplicità dell'idea di una persiana che si trasforma in arazzo, tratti di una eleganza che condivide coi costumi ricchi ma non eccessivi, e con le luci di Daniele Nannuzzi, che trasformano ambienti ed orari del giorno e della sera, oppure seguono di pari passo gli stati d'animo così cangianti dei protagonisti.

Così fan tutte (K588), questo gioco senza fine in cui amanti che si ritengono fedeli si sfidano a restare tali con inganni e sotterfugi, travestimenti e finzioni, fino a trovare una fine che non c'è, perché l'unica possibile fine è l'accettazione arrendevole di questo stato di cose, è l'ultima composizione facente parte della trilogia delle opere scritte su libretto di Lorenzo da Ponte, dopo Le nozze di Figaro del 1786 e Don Giovanni del 1787, fu commissionata dall’imperatore Giuseppe II, e vide la luce al Burgtheater di Vienna il 26 gennaio 1790.

Un'opera buffa abilmente congegnata, senza trame collaterali ma con un telaio essenziale: dopo l'amore "giusto" delle Nozze di Figaro e quello "demoniaco" del Don Giovanni, eccone uno atemporale che consente alla musica di Mozart di trattare i personaggi come pure figure teatrali, scevri da elementi psicologici e drammatici, materia elementale nelle mani del demiurgo, pure astrazioni musicali che moltiplicano la loro composizione in una grande varietà di accoppiamenti, dai duetti ai sestetti, ed un livello compositivo musicale che si direbbe etereo, con prevalente accompagnamento morbido alle vicende attraverso sfumature ed accenti più che discreti, poesia che trascende nel descrittivismo, ed alcuni colori in cui è privilegiato significativamente il clarinetto, dimentichi del tutto dell'ansia e della passione sperimentata solo poco tempo prima nel Don Giovanni.

In questo gioiello interpretativo, l'Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, fondata da Riccardo Muti e condotta da James Conlon, si cala con sicurezza rispettando la trama sottile e mai classicheggiante, non sottolinea troppe emozioni ma descrive il gioco e le virtù, di qualunque foggia, mentre le voci compongono gli 'assieme' (si, soprattutto nel loro preciso accoppiamento) particolarmente equilibrato, solido e versatile, ben sostenuto da una recitazione lieve, accurata ed espressiva, da una compenetrata Fiordiligi (Francesca Dotto) ad una più vezzosa Dorabella (Ruxandra Donose), dal solido Guglielmo (Rodion Pogossov) ad un dinamico Ferrando (Joel Prieto) alla più che sveglia Despina (Marie McLaughlin), fino alla risolutiva parte di Don Alfonso, affidata ad un Maurizio Muraro che al contrario dei più che riusciti cambiamenti di stato delle due "eroine buffe", ha conservato sempre l'impeccabilità dell'unico personaggio in possesso di una coerenza interna, del tutto privo di emozioni, vero polo intorno al quale ruota questo mondo fatto di leggiadria, segreto ed estasi.

Riccardo Limongi

  DIRETTORE

Giornalista e scrittore, dopo aver ricoperto la carica di Vice Segretario Generale in alcuni Enti Locali, attualmente si occupa di Comunicazione istit...

>> continua