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Teatro

Balli italiani, Variazioni a tre nell'Italia barocca

I "Sonatori de la Gioiosa Marca" al Teatro Accademico di Castelfranco Veneto nell'ambito di "Chiave Classica 2016", la rassegna concertistica promossa dal Conservatorio A.Steffani

Balli italiani, Variazioni a tre nell'Italia barocca

E' nel corso del Seicento, dunque in piena fioritura barocca, che la musica strumentale – al pari dell'opera e dell'oratorio – trovava il suo pieno sviluppo, grazie all'ossatura imprescindibile della pratica del basso continuo, ed all'apporto di innumerevoli compositori di talento, soprattutto italiani; un primato, questo, ribadito dal fatto che i modelli corelliani, torelliani e vivaldiani furono, nel passaggio dal Sei a Settecento, un modello assoluto di riferimento per tutti, persino per due giganti come Bach ed Hãndel.

Nell'ambito della Stagione concertistica “Chiave Classica 2016”, organizzata dal Conservatorio “A. Steffani” di Castelfranco Veneto, il bel concerto offerto dai Sonatori de la Gioiosa Marca – eccezionale e storica formazione veneta di musica antica, con più di trent'anni di attività alle spalle -  si imperniava sugli albori di quella fioritura; al momento in cui, cioè, si trapassa dal mero accompagnamento strumentale di una danza – generalmente estemporaneo,  con ampia libertà esecutiva  - alla  creazione e successiva canonizzazione della sonata a tre da camera, genere che al pari del concerto avrà, nelle sue diverse forme evolutive, enorme sviluppo e fortuna nei secoli seguenti. Ed ecco dunque che melodie famosissime come la lusitana “La follia” o l'italica “La Monica”, spunti melodico-ritmici come il “Ruggiero”, schemi di danza come  la passacaglia o la ciaccona assurgono a base ideale di elaborazioni strumentali – nelle quale la categoria delle variazioni occupa uno spazio ragguardevole –  oggetto sovente di incisioni a stampa ampiamente diffuse in tutta Europa; e che per il momento lasciano spesso un certo spazio alla scelta degli strumenti da impiegare; fatta salva, naturalmente, la costante fissa di un basso continuo che però,  a sua volta, poteva essere differentemente declinato.

In questo caso, si è fatto ricorso ad una formazione minima di due violini, quelli di Giorgio Fava e Giovanni Dalla Vecchia - il cui indiscusso virtuosismo non è mai fine a sé stesso -  affiancati dal violoncello di Walter Vestidello, impegnato sovente in passaggi richiedenti funambolica bravura esecutiva; mentre all'abilità ed all'estro di Giancarlo Rado (chitarra barocca ed arciliuto) e di Gianpietro Roato (cembalo) era delegata la realizzazione di un solido e variegato sostegno armonico-ritmico. Dunque, il nucleo fondamentale dei Sonatori de la Gioiosa Marca: impegnati nella trascinante esecuzione di brani di autori seicenteschi quali Andrea Falconiero (Passacalle, Ciaccona), Tarquinio Merula (Ballo detto Pollicio, Ruggero, Chaccona), Biagio Marini (Passacaglio a tre, Sonata sopra “La Monica”), Martino Pesenti (Passo e mezzo a 3), G.B. Vitali (Passagallo Primo), e di compositori più o meno proiettati nel secolo seguente come Corelli (Ciacona), Vivaldi (Sonata XII “Follia” ), Giovanni Reali (la “Folia”).

Pubblico soddisfattissimo, al quale sono stati donati come bis due deliziosi brani di Marco Uccellini, le “Variazioni sopra La Bergamasca” e l'umoresca “Aria sopra Il caporal Simon”.

(Concerto tenutosi al Teatro Accademico il 11/3/2016)

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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