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Teatro

Ar.Ma Teatro nel cuore della città eterna

Sotto la direzione di Daria Veronese, una scoppiettante seconda parte di stagione, dal 5 gennaio al 28 maggio 2017.

Ar.Ma Teatro nel cuore della città eterna

Ottaviano, area percorsa quotidianamente da centinaia e centinaia di turisti, accoglie il neo teatro Ar. Ma Teatro, che ha inaugurato la prima stagione in ottobre e adesso attende numerosi tutti gli amanti del teatro, della letteratura e della musica, rinnovando il messaggio da inviare al pubblico romano. Sotto la direzione di Daria Veronese, dal 5 gennaio al 28 maggio, il teatro diverrà un luogo di aggregazione, Festival, laboratori per grandi e anche per piccini, in particolar  modo per questi ultimi ogni domenica in occasione del  Festival di Clown.

Le frizzanti note soul della cantautrice Lyra Veroli inaugureranno la seconda parte della stagione il 5 gennaio. Saranno coinvolte la percezione visiva e uditiva, fondendo l'origine  romana dell'artista con l'atmosfera blues-folk-rock della città inglese che l'ha accolta, col chiaro intendo di assorbire gli influssi dell'arte al di là della creatività autoctona.

Per proseguire l'apertura della stagione, si passerà dalla musica alla commedia brillante. Dal 6 all'8 gennaio, Andy e Norman (questi i nomi dei produttori di una rivista alternativa) si imbatteranno nelle continue difficoltà economiche del mondo dell'arte, cercando escamotage per rimandare copiosi pagamenti. Per di più il primo, stravagante come ogni artista, tenterà in tutti i modi la vendita di abbondamenti alla  rivista, mentre Andy, nel vortice infertile dell'assenza di creatività, non riuscirà a portare a compimento l'ultimo lavoro per cui scrive da tempo, cioè il musical. Ciliegina sulla torta, sarà l'arrivo della vicina di casa, attraente e oggetto di buffe fantasie, la quale porterà notevole scompiglio mettendo in subbuglio il cuore di Norman. Sarà dal caos che finamente nascerà ordine? In scena Mario Antinolfi, Marco Cavallaro e Ramona Gargano, per la regia di Marco Cavallaro.

Dal 13 al 15 gennaio ed ancora dal 20 al 22 gennaio, per la regia di Francesca Romana Miceli Picardi, andrà in scena Io Rifiuto, con Marina Cappellini e Manola Rotunno. Due donne nella terra di sud, figlie della stessa arida e silenziosa area, calpestata da Arabi, Normanni, Punici,  culture diverse e lontane tra loro, tanto quanto le due protagoniste. Uno spettacolo tutto al femminile, forte, deciso, che dà voce alle antiche oppressioni, agli eroi scomparsi, forse mai trovati, vittime del silenzio degli stessi conterranei. "La lotta alla mafia dev'essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità", affermava il magistrato Paolo Borsellino. Protagonista sarà il silenzio, che non avrà qui un'accezione positiva e densa di emozioni, ma negativa in quanto si concretizzerà in omertà.

Dal 27 al 29 gennaio sarà la volta di Fiori d'arancio, scritto, diretto e interpretato da Sara Valerio, con Ezio Passacantilli. Sotto i riflettori saranno l'unione coniugale e l'amore. Martina, la protagonista ansiosa di prendere parte al matrimonio della sorella, vivrà una stravagante domenica all'insegna dei preparativi, della fretta e dell'ansia che condividerà con il compagno Claudio. Gli imprevisti si presentano proprio quando il tempo dovrebbe essere clemente, così che la tecnologia ed un collegamento skype permetteranno di vivere un momento tanto importante, anche se non dal vivo. In tale circostanza, tra un pantalone, una scarpa con il tacco da allacciare e il trucco da sistemare, la frenesia spingerà i due a discutere veramente, forse per la prima volta deponendo le armi autoprotettive. La sincerità porterà all'allontanamento e ad un finale a sorpresa ricco di pathos.

Nel mese di febbraio, il sipario si aprirà per la messa in scena dell'opera teatrale Sulle spine, di Daniele Falleri,  per la regia di Daria Veronese, con Ivan Giambirtone e Alessandro Solombrino, dal 3 al 5 e poi dal 10 al 12 febbraio. Il protagonista, vittima di traumi a causa della mancanza di affetto, deciderà di svoltare la propria vita. Un vuoto incolmabile lasciato soprattutto dalla famiglia e l'illusoria ricerca di calore durata quasi una vita,  lacereranno maggiormente l'animo del protagonista. Con una vena tragicomica sarà attenzionata la violenza, non fisica, ma psicologica, prodotta dal verbo tanto tagliente quando aggressivo in modo implicito.
Il 17 febbraio sarà la volta della musica con il Concerto a cura del "Trio filante", composto da Francesco Mazzeo alla chitarra (ed effetti), Davide Grottelli al sassofono (ed elettronica) e Alessandro Gwis alla tastiera e laptop.

Il 18 febbraio, in scena quattro attori, Carmen Piccolo, Gabriella Iovino, Gabriella Vitiello, Gaetano Aiello, ne Il volo dell'albatros. Questo l'animale cantato dal decadente Baudelaire, "indolente compagno di viaggio delle navi in lieve corsa sugli abissi amari", di una vita aspra, affrontata da due sorelle, colpite da una malattia una, e da un lutto l'altra, che tuttavia è difficile da metabolizzare. Un dolore profondo, che lega maggiormente le due nell'amore per la nipote, giovane promessa sposa. Il futuro marito, un imprenditore in carriera, manterrà una posizione distaccata nei confronti dell'acquisita famiglia, il che solleverà dei dubbi nelle zie, le quali intuiranno la violenza subita dalla nipote, sia verbale che psicologica. Sarà l'ora del riscatto per le tre donne. Una trama semplice, lontana dagli orpelli retorici e registici, affinchè gli spettatori stessi possano riflettere sulle vicende di cui si è quotidianamente protagonisti, delle diverse concezioni di amore, di calore, affetto, mutate in violenza o fredda indifferenza e la sopportazione dall'altro canto. Uno spettacolo drammatico, sempre attuale, che scuote la coscienza del singolo.

Il 5 marzo, Massimo Mirani, per la regia di Daria Veronese, interpreterà una delle figure più di spicco della letteratura italiana, come fu il poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, drammaturgo, giornalista, pittore, l'eclettico Pier Paolo Pasolini. Sotto i riflettori vi saranno i sentimenti, la relazione con la famiglia, la perdita del fratello, la politica, il sesso, che oggi come allora, sono temi travagliati, complessi e non lineari. In evidenza saranno la musica, la poesia e le arti figurative che hanno caratterizzato la sua figura tanto nella sfera privata che in quella pubblica, scandendo le crisi interiori di un uomo geniale.

Dal 10 al 12 marzo, S'amavano metterà in discussione il fulcro del senso della vita: l'amore. L'amore tenero, l'amore affettuoso, l'amore passionale. L'amore, difficile da raccontare con parole che rendano giustizia al forte sentimento. Scritto e diretto da Enrico Maria Falconi, e con Ramona Gargano, ambientato in una camera da bagno nella casa di un uomo, consapevole di aver ormai consumato l'amore che un tempo lo animava, ritrovandosi  anione lui e catione lei, in una fiaba svanita nel nulla che li ha resi opposti e lontani. Il pubblico potrà rispecchiarsi nella più sincera consapevolezza dell'amara realtà dei fatti.

La donna che disse di no, dal 13 al 15 aprile, è un omaggio ad una grande donna: Franca Viola, oggetto di violenza e rapimento da parte del giovane Filippo Melodia, alla tenera età di 17 anni. Il crimine veniva allora tutelato dal codice penale che cancellava, come nulla fosse la macchia dalla coscienza dell'aggressore, qualora i due avessero portato a compimento le nozze. Franca si impose con freddo e potente "NO", infischiandosene di quello che veniva definito "l'onore della famiglia": è grazie a figure come questa che oggi, lo stupro è riconosciuto come reato contro la persona e ci ricorda come la realtà che diamo spesso per scontata, sia stata modificata grazie a lotte e conquiste continue  avvenute in tempi recentissimi, nel caso specifico si tratta del 1996. Regia di Pier Paolo Saraceno, con Mariapaola Tedesco.

Dal 14 marzo al 9 aprile, DOIT-Drammaturgie oltre il teatro, progetto realizzato da Angela Telesca e Cecilia Bernabei, mira all'emancipazione di lavori teatrali non usuali, favorendo il dialogo con la critica e l'opinione del pubblico. Prenderanno parte otto spettacoli, in chiave del tutto anticonvenzionale. Noi Diviso Due, dal 21 al 23 aprile, per la regia di Ernesto Maria Ponte, con Giuseppe Moschella e Emanuela Mulè, ispirato all'opera di Michael Frayn. Al centro si ritrova la coppia, animata da vivaci battibecchi, tra ironia tagliente e cruda verità, l'unico modo per comunicare con l'altro è sputarsi addosso tutto ciò che soffocato, conduce all'eruzione di un'infelicità lacerante. Chi non si rispecchierà nell'evidenza delle affermazioni? Non mancheranno grassissime risate.

Dal 28 al 30 aprile, Da due a tre, di e con Sara Valerio, e Alessandro Parrello. Figli del retaggio culturale che ha dipinto sempre la donna come addetta all'accudimento dei figli e all'ordine della casa, la generazione contemporanea si trova a metà tra il passato ottuso e l'età della completa emancipazione. E se il marito dovesse svolgere i compiti della donna e quest'ultima uscisse fuori dall'abitazione segregante? Imbattersi nel tema dei figli metterà a nudo  numerosi dubbi e verità della modernità in modo esilarante e fragrante.
Serafino Gubbio Imperatore, dal 12 al 14 maggio, di Giancarlo Farese, con le musiche orginali composte da Daniele Romeo. Tratto dall'opera pirandelliana "I quaderni di Sarafino Gubbio, operatore", si potrebbe parlare di metaosservazione, al di là dello sguardo meccanico della macchina da presa, vi è una macchina di scena molto più precisa ed efficace dalla memoria infinita: lo sguardo umano. Esso è capace di immagazzinare non solo la circostanza, ma con l'aiuto della sfera uditiva, olfattiva e tattile, anche le percezioni sensoriali, che altrimenti sarebbero sfuggite al marchingegno.

L'Orso, grande capolavoro di Anton Cechov, per la regia di Luca Pennacchioni con Gabriele Maconi ed il resto del cast, sarà in scena dal 19 al 21 maggio. Concisa e definita alla perfezione sarà la caratterizzazione dei personaggi, in particolare lei, Elena Ivanovna Popova, vedova circoscritta tra le mura domestiche in seguito alla morte del marito e lui, l'ex ufficiale di artiglieria Smirnov, deciso a riscuoterle delle cambiali. Da un dialogo calmo, alla frenesia, alla lotta e dunque all'amore, non pensato e razionale, ma passionale e incontrollabile, tale da valicare i limiti autoimposti dalla Popova.

Infine, per concludere la ricca stagione, Ar. Ma Teatro propone Lei, dal 26 al 28 maggio, di Francesca Cipriani. Lei e Lui, il tema del sogno, dell'emotività negata, dell'intento maschile di far cadere nell'oblio ogni minima emozione in quanto irrazionale. Tutto deve rientrare nelle caselle dello schema da lui programmato a priori. Una donna a cui viene negato tutto, persino il sogno, e dunque l'autoannullamento. Lui, lo spazzino di ricordi, l'antidoto alle percezioni, il sogno sottratto, il calcolatore sadico per eccellenza.

Maria Domenica Ferrara

  CAPOREDATTORE

Romana de’ Roma – e ne va fiera: Maria Domenica (o come la chiamavano tutti, Mary) è da sempre amante dello spettacolo. Dopo un master in comunic...

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