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Teatro

Ancora chiusi Cinema e Teatri: l'appello degli Assessori alla cultura

Fra le reazioni al nuovo DPCM del 26 ottobre, registriamo quella degli amministratori delle città che hanno un'opinione diversa sulla chiusura delle sale.

Ancora chiusi Cinema e Teatri: l'appello degli Assessori alla cultura

Il nuovo DPCM del 26 ottobre firmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte impone la chiusura di cinema e teatri fino al 24 novembre, e questa scelta non piace praticamente a nessuno. Se già la limitazione dei posti aveva messo a dura prova i gestori di buona parte dei Teatri italiani (soprattutto quelli privati), adesso con la nuova chiusura il settore rischia davvero il collasso.

Nonostante l'attenzione maniacale dei gestori per rispettare e far rispettare le regole di distanziamento sociale, nonostante i lavori svolti per la messa in sicurezza dei luoghi a garanzia della sicurezza dei lavoratori e del pubblico, nonostante lo studio presentato dall'AGIS secondo il quel i dati sui contagi dimostrerebbero la sicurezza di Teatri, cinema e luoghi di cultura in genere, è stata comunque presa la decisione della chiusura totale.

Oltre agli stessi lavoratori dello spettacolo, anche gli amministratori locali protestano: gli Assessori alla Cultura di 12 importanti città e capoluoghi di regione fanno sentire la loro voce, firmando una lettera appello al governo chiedendo la riapertura quanto prima dei teatri, delle sale da concerto e dei cinema, definendo “ingiustificata la chiusura”.

Il primo a firmare è il vicesindaco e assessore alla Crescita culturale di Roma Capitale Luca Bergamo, seguito dagli assessori alla Cultura Filippo Del Corno (Milano), Eleonora de Majo (Napoli), Barbara Grosso (Genova), Matteo Lepore (Bologna), Francesca Paola Leon (Torino), , Paola Mar (Venezia), Paolo Marasca (Ancona), Ines Pierucci (Bari), Paola Piroddi (Cagliari), Tommaso Sacchi (Firenze). 
La lettera è indirizzata anche ai ministri Dario Franceschini, Nunzia Catalfo e Stefano Patuanelli.

La lettera

Egregio Presidente,
Egregi Ministri,

la misura assunta oggi nel Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che dispone la sospensione degli spettacoli in teatri, cinema e sale da concerto, colpisce il settore produttivo italiano che più di ogni altro ha saputo adottare misure efficaci e responsabili nel contrasto alla diffusione epidemica da Covid-19. L'evidenza statistica dimostra che oggi proprio i teatri e i cinema sono, in virtù del senso di responsabilità dimostrato nell'applicazione delle misure medico-sanitarie da gestori, lavoratori e pubblico, i luoghi più sicuri del Paese, insieme a musei, spazi espositivi ed altri luoghi della cultura, mantenuti aperti dal Decreto. In questa luce, la sospensione degli spettacoli appare ingiustificata visto che le misure disposte considerano invece compatibili altre attività che per la propria natura non possono garantire i livelli di protezione adottati nei luoghi di spettacolo, e negli altri luoghi della cultura come musei e biblioteche, per il pubblico come per gli operatori.

Il settore dello spettacolo, che vede impegnate centinaia di migliaia di professionisti, è inoltre uno dei più rilevanti settori produttivi italiani, e ha recentemente richiamato dalla CIG quasi la totalità dei lavoratori al fine di garantire una paga dignitosa e un corretto trattamento delle diverse professionalità impegnate: sono le donne e gli uomini che hanno profuso il loro straordinario impegno per riaprire teatri e cinema nel pieno rispetto dei protocolli per la tutela della salute.

Da amministratori pubblici responsabili delle politiche culturali nei nostri territori seguiamo con estrema apprensione e preoccupazione l’andamento dei contagi da Covid-19 e siamo consci del fatto che nuove misure restrittive siano senza dubbio necessarie per contrastare la recrudescenza del Virus nel nostro Paese.

Tuttavia riteniamo necessario portare alla vostra attenzione che la misura appena assunta nei confronti dello spettacolo produrrà effetti economici disastrosi per un settore già duramente provato, e soprattutto priverà i nostri concittadini di un importantissimo strumento di condivisione e riavvicinamento sociale, nel pieno rispetto del distanziamento fisico: nella storia delle democrazie la tenuta sociale delle comunità, soprattutto nei suoi momenti più critici e dolorosi, si è sempre fondata soprattutto sulla possibilità di condividere esperienze culturali.

Aderendo con convinzione e spirito di servizio alla “leale e fattiva collaborazione tra le Istituzioni della Repubblica” - alla quale ha richiamato nel suo discorso di ieri il Capo dello Stato- al fine di “difendere il bene primario della vita, contenendo il contagio e affrontandone le conseguenze, sanitarie, sociali, economiche”:
- consideriamo opportuna e necessaria una revisione di questa disposizione, al più presto, affinché teatri, cinema e sale da concerto possano riaprire prima del termine di efficacia del Decreto, soprattutto se le analisi di tracciamento del contagio delle ultime due settimane confermeranno la bassa, o nulla, incidenza dei luoghi dello spettacolo nella diffusione epidemica;
- chiediamo, nelle more della riapertura delle sale teatrali, cinematografiche e da concerto, un'immediata attivazione di ammortizzatori sociali, concreti ed efficaci, per tutte le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo, con particolare attenzione ai soggetti professionali la cui attività è caratterizzata da intermittenza, occasionalità e precarietà, che abbia corso e validità a partire già da lunedì 26 ottobre.

Nella certezza di poter contare sulla Vostra piena considerazione di quanto espresso, rinnoviamo la nostra disponibilità a concertare misure per rendere ancora più efficaci e sicure le riaperture dei luoghi di spettacolo delle nostre città e di tutta Italia.