Geolocalizzazione

Se lo desideri puoi concedere il consenso alla localizzazione per visualizzare notizie e spettacoli della tua provincia.

Oppure puoi selezionare manualmente la tua provincia:

Teatro

Anche la danza moderna trova posto al Cantiere di Montepulciano

Nel cuore del 41° Cantiere Internazionale d'Arte, una serata interamente dedicata alla danza moderna, con tre coreografie di cui due inedite.

Anche la danza moderna trova posto al Cantiere di Montepulciano

Anche la danza ha potuto trovare il suo posto nel cartellone del 41°Cantiere Internazionale d'Arte di Montepulciano, presentandosi con degli spettacoli in parte inediti, e nelle sue espressioni più moderne. In un Galà di Danza coordinato da Azzurra Di Meco, ospitato sul palco all'aperto di Piazza Grande, nella serata di sabato 23 luglio, si sono infatti esibite ben tre differenti compagnie: due di esse, come vedremo, provenienti dal territorio, e la terza da Roma.

Ha aperto il programma Terra blu, un'inedita produzione della senese Compagnia Francesca Selva in associazione con il pisano Consorzio Coreografi Danza d'Autore. Con questa sua ultima creazione la coreografa Francesca Selva, lavorando su soggetto e con la messa in scena di Marcello Valassina, intende affrontare per lo spettatore il tema della della salvaguardia della Terra e del suo ecosistema: Una notte mi svegliai e vidi la terra blu...pensai che fosse la luce della luna. Mi accorsi che era spenta, questo il lungo sottotitolo dello suo lavoro.Interessanti premesse, quella di Terra blu; però, a conti fatti, il risultato appare lungo e prolisso – una quarantina di minuti la durata complessiva – e lo è per vari motivi: vuoi per la banalità di idee già viste e per qualche momento di vuoto narrativo, vuoi perché sovente le coreografie che si avvitano a sé stesse, vuoi perché sono calate su di una base musicale mal assemblata, un mix registrato di musiche di autori d'ogni genere tra cui persino Mahler – ma è improbo lavorare su Mahler, se non ci si chiama Neumeyer – partendo da ossessivi suoni percussivi, e terminando con un Lacrimosa 'pop'. Ed infine perché i cinque solisti chiamati all'impresa – Silvia Bastianelli, Alessia Carbone, Maria Vittoria Feltre, Elena Furlan, Luca Zanni – per le loro possibilità espressive non potevano migliorare di molto il risultato finale.

Secondo titolo in locandina una coreografia – anche qui data in prima assoluta – creata da Maria Stella Poggioni su commissione del Cantiere e basata su di una breve ma deliziosa composizione di Hans Werner Henze, L'usignolo dell'Imperatore affidata qui per la parte musicale al RNCM Ensamble ottimamente diretto da Alessandro Ferrari. Il soggetto di fondo è quello della omonima, e celebre fiaba di Andersen; la rappresentazione che ne dà Maria Stella Poggioni appare immediatamente felice e godibilissima, nei suoi tratti di lineare ingegnosità, anche perché la coreografia viene consegnata nella parte solistica al bravissimo Gioele Del Santo, danzatore impegnato in una sorta di lungo a solo, punteggiato dagli interventi 'corali' di una ventina di giovani allieve dell'École du ballet della vicina Sinalunga.

L'usignolo di Andersen dovette competere con un rivale meccanico, vincendo la sua gara; anche il film Ballet Mécanique, girato da Fernand Léger nel 1924 con la mitica Kiki de Montparnasse, si presenta come una geniale e surrealistica sequenza di immagini più varie meccanicamente variate e ripetute. La sua stravagante colonna sonora venne composta da George Antheil, utilizzando quattro pianoforti e un numero considerevole di percussioni d'ogni genere. Come base di un balletto, assolutamente ideale. Balletto che qui è stato portato in scena da alcuni valenti allievi della romana Accademia Nazionale di Danza, e cioè Francesco Aversano, Lorenzo Colella, Annachiara Corti, Irene La Monaca, Marco Lo Presti, Alba Metushi, Claudio Morabito, Margherita Petrosino. Insieme, sotto la guida di Francesca Mommo – a lei si deve tutta intera la componente visiva di questo Ballet mécanique: ideazione, coreografia, costumi, luci, proiezioni - hanno danzato con scioltezza e indubbia bravura, offrendo un'esibizione corale pervasa da lampi di sottile ironia, e narrativamente godibilissima. La complessa partitura di Antheil era convenientemente eseguita da un nutrito ed efficente ensamble di pianisti e di percussionisti – in cui curiosamente spiccava una forte quota femminile – anche in questo caso abilmente coordinato e diretto da Alessandro Ferrari.

Spettacolo visto in Piazza grande di Montepulciano il 23 luglio 2016
 

 

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

>> continua