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Teatro

Addio al regista Sandro Bolchi, portò la letteratura in TV

Addio al regista Sandro Bolchi, portò la letteratura in TV
Si è spento ieri mattina all'età di 81 anni il grande regista italiano Alessandro Bolchi. * LA MALATTIA Da tempo Bolchi era affetto da malattie dell'apparato cardiovascolare e da diabete: dopo un lungo ricovero sembrava essersi ripreso ma questa mattina lo ha colto un malore improvviso * RE DEGLI SCENEGGIATI Bolchi ha diretto per la tv un gran numero di sceneggiati per lo più tratti da capolavori della letteratura ottocentesca * LA CARRIERA Tra i film diretti 'I promessi sposi' (1967) e 'I miserabili' (1964). Nel 1963 diresse 'Il mulino del Po', considerato dal regista il suo più importante lavoro per la tv Grave lutto per il mondo della cultura italiana. È morto ieri mattina a Roma nella sua abitazione di via Cassia il regista Alessandro Bolchi. Aveva 81 anni. Era nato a Voghera nel 1924. Sandro Bolchi aveva esordito in gioventù dopo una laurea in lettere come attore poi era stato anche giornalista infine l'approdo alla professione che lo ha reso celebre quella di regista. Ma era stato anche un importante organizzatore teatrale. Bolchi da tempo era affetto da malattie dell'apparato cardiovascolare e da diabete. Era stato ricoverato per 4-5 mesi al policlinico Gemelli, poi era stato trasferito in clinica per una terapia che aveva prodotto i suoi effetti. Bolchi era infatti tornato a casa e sembrava essersi ripreso. Si faceva portare tutte le mattine alcuni giornali che leggeva con molto interesse, si teneva aggiornato sui fatti di politica italiana ed internazionale. Stamattina un malore improvviso dal quale non si è più ripreso. Al momento della sua morte gli erano vicini la moglie Deledda e la figlia Susanna. I funerali del grande regista si svolgeranno giovedì mattina. Laureato in lettere, Sandro Bolchi ha esordito come attore al teatro 'Guf' di Trieste, esperienza che ha proseguito anche dopo il trasferimento a Bologna, dove ha iniziato l'attività giornalistica e approfondito quella di regista. Nel 1950 ha fondato con alcuni amici divenuti poi celebri (Lamberto Sechi, Vittorio Vecchi, Luciano Damiani, Giuseppe Partirei, Giorgio Vecchietti) uno dei primi teatri stabili d'Italia, 'La Soffitta', che ha avuto però vita breve (fu chiuso nel 1952) a causa di difficoltà finanziarie. Ha ottenuto i primi successi come regista teatrale allestendo 'L'imperatore Jones' di ÒNeill e 'L'avarò di Moliere. Nel 1956 ha esordito come regista televisivo con la commedia 'Frana allo Scalò Nord di Ugo Betti. Da allora ha diretto per la TV un gran numero di sceneggiati, per lo più tratti dai capolavori della letteratura ottocentesca, e per cinque anni è stato premiato quale miglior regista italiano. Nel 1963 si è cimentato nella trasposizione televisiva de 'Il mulino del Po', tratto dal romanzo di Riccardo Bacchelli e sceneggiato insieme all'autore, che Bolchi considererà sempre come il suo più importante lavoro televisivo: nello stesso anno ha realizzato 'Demetrio Pianelli', dal romanzo di Emilio De Marchi. Nel 1964 ha diretto 'I miserabili' da Victor Hugo, nel 1967 'I promessi sposi' da Alessandro Manzoni, nel 1968 Le mie prigioni da Silvio Pellico, nel 1969 'I fratelli Karamazov' da Dostoevskij, l'anno successivo 'Il cappello del prete' da Emilio De Marchi, nel 1972 'I demoni' da Dostoevskij, nel 1973 'Puccinì, una biografia del musicista, nel 1974 'Anna Karenina'da Tolstoj, nel 1976 'Camillà, da un romanzo di Fausta Cialente, nel 1978 'Disonora il padre', dal romanzo di Enzo Biagi, nel 1979 'Bel Amì', nel 1984 'Melodrammà, nel 1988 'La coscienza di Zeno' e nel 1989 'Solo'. Soprannominato dagli amici il 'regista dei mattoni', per il carattere serio delle sue opere, Bolchi - come sottolinea l'Enciclopedia della Televisione (ed. Garzanti) - resta certamente l'autore più rappresentativo dei tentativi di conferire alla televisione la stessa dignità riconosciuta al cinema e al teatro. Era convinto assertore della funzione pedagogica del mezzo nuovo, ed ha contribuito attraverso i suoi numerosi sceneggiati a divulgare la conoscenza di grandi opere della letteratura. Per questo motivo è stato accusato di mancare di una certa levità e di esprimere nei confronti dell'originale una fedeltà troppo umile e quasi ossessiva. Ma la sua trasposizione dei Promessi sposi, se paragonata a quella di Nocita del 1989, appare a distanza di molti anni stilisticamente più controllata e meno esposta alle mode del consumo.

La Redazione di Teatro.it

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