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Teatro

68giri in kodachrome per ESSERE fondo di aiuto sociale

68giri in kodachrome per ESSERE fondo di aiuto sociale
FIRENZE - QUARTIERE 4 GIORNATA DELL’ESSERE A TEATRO… per conoscere e contribuire al Fondo Essere contro le nuove povertà nel nostro quartiere MARTEDI’ 31 MAGGIO ore 20.45 TEATRO CANTIERE FLORIDA (via Pisana 11r - Firenze) Teatro della Memoria Attiva presenta in prima nazionale 68 giri in Kodachrome (una storia d’amore) di e con Pablo Bursztyn DAI DISCHI E DALLE PAROLE DELLE CANZONI EMERGONO LA MEMORIA, LE EMOZIONI, I SOGNI PRIVATI E LE PUBBLICHE UTOPIE DELLA GENERAZIONE DEL 68: Guccini e De André, John Lennon e Simon and Garfunkel… …. e la partecipazione musicale del coro di canto popolare L’ALTROCANTO diretto dal maestro Stefano Corsi voce solista e chitarra Giacomo Gentiluomo, violino Giulia Lorimer, fisarmonica Valter Vaioli ingresso a pagamento: posto unico 10 euro (incasso devoluto al Fondo Essere) prevendita presso: Micropiscina dell’Isolotto, dal lunedì al venerdì ore 16-20 – tel. 055 7398079 Sezione Soci Coop Firenze Sud-Ovest Casa del Popolo di via Maccari 68 giri in Kodachrome (una storia d’amore) 68giri in Kodachrome è un omaggio più che un ricordo della generazione che comunemente si definisce "del '68": è la storia di famiglia di tutta una generazione, dai sogni privati alle pubbliche utopie, dai drammi individuali alle tragedie collettive. Il filo conduttore è dato dalla musica, quella che ha fatto da colonna sonora soprattutto per i genitori del protagonista: Guccini e De André, John Lennon e Simon and Garfunkel… Dai dischi emerge la memoria, i testi danno parole al narratore e il racconto a sua volta rievoca in un continuo gioco di rimandi altri ricordi, altre emozioni che a quelle canzoni sono indissolubilmente legati. Se chiedete ad Ernesto cosa gli abbia lasciato suo padre, vi risponderà: – alcuni dischi che mi faceva ascoltare da bambino, libri, fotografie. L’identità formata in un mucchio di canzoni colori e profumi d’infanzia. Il legame con una generazione piena di sogni, coraggio, amore e poesia, che ha voluto cambiare il mondo e ci ha aperto un orizzonte. L’appartenenza è diversa per ognuno di noi. Quell’amore è per noi un’eco che risuona al di là dei tempi, al di là dei fatti e al di là delle idee. 68 giri in Kodachrome è una creazione di Pablo Bursztyn e Noce Noseda, con “parole cangianti strappate” dai cantautori e dai poeti che li hanno aiutati a ricevere il primo bacio. PABLO BURSZTYN Pablo Bursztyn (Argentina-Svezia): attore, regista e insegnante teatrale. Continua il percorso intrapreso dai nonni attori e registi. Si è formato alla scuola di Arti Drammatiche Raul Serrano di Buenos Aires e al Theatre Studio Philippe Gaulier di Londra, al cui percorso pedagogico collabora dal 1998. Le sue prime esperienze teatrali risalgono al 1983 con Teatro Abierto, un evento teatrale che coinvolge una grande parte della comunità teatrale di Buenos Aires che si oppone alla dittatura militare. Si trasferisce in Svezia nel 1984 dove lavora al Kronoberg Stadsteatern, al Dramatika Institutet, con il Tabamo Group, al Nya Mime Ensemble e col premiato Jordcirkus. In Svizzera lavora per la Compagnia Teatro Dimitri, mette in scena "Tisch Sonaten" per la Dream Factory e "Dire oui" per "Le Théâtre de Minuit". Insegna improvvisazione e movimento in Svezia Italia Germania Svizzera Austria Israele Canada e nel Regno Unito. LA RECENSIONE: Il '68, omaggio ticinese a una generazione Bel debutto al Festival di Arzo per il Teatro della Memoria Attiva (La regione, 02/09/03) E' ticinese la più bella scoperta della quarta edizione del Festival internazionale di narrazione dei paesi della Montagna, andato in scena nel weekend nelle corti e sulla piazza di Arzo con l'ormai tradizionale grande successo di pubblico (e un'elevata qualità media della proposta). Domenica sera ha infatti debuttato, e pienamente convinto, lo spettacolo 68giri in Kodachrome (Una storia d'amore) del neonato Teatro della Memoria Attiva che, più che una compagnia, è forse il caso di definire un progetto di ricerca espressiva. Ma con un nome che è già tutto un programma. 68giri in Kodachrome è un omaggio più che un ricordo della generazione che comunemente si definisce "del '68", ma che era in realtà molto di più e molto altro. Scritta e diretta dall'argentino Pablo Bursztyn, questa prima produzione del Teatro della Memoria Attiva è la storia di famiglia di tutta una generazione, dai sogni privati alle pubbliche utopie, dai drammi individuali alle tragedie collettive. Il personaggio in scena, un ragazzo che sta per diventare padre e ha a sua volta appena perso il papà, racconta la storia della sua famiglia a partire dai bisnonni emigrati in America, passando per i nonni che hanno fatto la Resistenza fino ai genitori presi nel vortice della contestazione studentesca prima e del golpe militare in Argentina poi. Il filo conduttore è dato dalla musica, quella che ha fatto da colonna sonora soprattutto per i genitori del protagonista: Guccini e De André, John Lennon e Simon and Garfunkel, il repertorio della canzone di protesta e così via, tutti a modo loro cantori di quella immaginazione al potere che fu il collante ideale dei giovani di trenta e più anni fa. Dai dischi emerge la memoria, i testi danno parole al narratore e il racconto a sua volta rievoca in un continuo gioco di rimandi altri ricordi, altre emozioni che a quelle canzoni sono indissolubilmente legati. Non si tratta di uno spettacolo banalmente politico. In 68 giri in Kodachrome si intrecciano infatti diversi temi, dalla funzione della memoria individuale e collettiva al rapporto fra genitori e figli, dalla paternità come ruolo cui dare (finalmente) una parte alla difficoltà di trovare un posto nel mondo, e così via. Il testo di Bursztyn è bello, complesso, a tratti commovente ed è soprattutto drammaturgicamente molto ben costruito… L’ALTROCANTO coro di canto popolare Si canta, si cantava e si continuerà a cantare nei momenti allegri e tristi, nei giorni esaltanti o malinconici della nostra vita. Ma c’è anche un cantare che svela la realtà di una condizione materiale, di una speranza, di un ideale che appartiene a tanti, a tutti. In certi momenti storici la canzone dà la voce ai fatti che non avrebbero spazio né dignità dentro le narrazioni ufficiali ed è anche l’unico modo di conservare una memoria collettiva che altrimenti si perderebbe con il fluire del tempo e delle generazioni. Le parole dal canto loro sono pietre e come tali sono fragili e con il tempo si consumano. Cantare è dare nuova intonazione a vecchie melodie, è far rivivere parole antiche in nuove geometrie, in nuove trame. E’ per ridare la bellezza perduta a quelle pietre che la nostra epoca ha lasciato scolorire e consumare, che, nell’anno 2003 nasce il coro l’Altrocanto; per ridare voce ai brani della tradizione toscana che sono andati perduti e nuova fisionomia a quelli ancora conosciuti; per ridare la bellezza musicale al canto politico, espressione di situazioni storico-sociali fra otto e novecento; per dare infine continuità alla tradizione popolare con le nuove composizioni di Valter Vaioli. Il coro in questi anni ha tenuto numerosi concerti in feste popolari, rassegne corali, celebrazioni di eventi culturalmente significativi. Spiccano fra questi, nel 2004, la partecipazione a Ruralia, la fiera dell’ agricoltura che si tiene a Villa Demidoff, la cerimonia di inaugurazione della restaurata lapide a Pietro Gori a Rio Marina nell’Isola d’Elba e la Rassegna Corale di Scandicci. L’attività del coro l’Altrocanto è diretta dal m° Stefano Corsi e si avvale della voce solista e della chitarra di Giacomo Gentiluomo, del violino di Giulia Lorimer e della fisarmonica di Valter Vaioli.

Angela Colucci

  Redattore

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