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Musica

Sanremo 2020: follie e fatiche dietro le quinte

La realtà del dietro le quinte porta autenticità al Festival. Costato 18 milioni - per un ricavo di oltre 37 milioni e un guadagno di circa 20 - si potrebbe quanto meno investire per coordinare i tempi.

Sanremo 70
Sanremo 70

Infinito e a tratti anarchico, molto variegato nelle proposte fuori gara, il Festival di Sanremo alla sua 70ª edizione ha fatto il boom di ascolti. La media complessiva di share delle cinque serate è stata del 54,94%. Un dato inaspettato, viste le polemiche iniziali e gli inciampi che ne hanno accompagnato l’apertura. 

Il successo di pubblico, accolto con evidente emozione dal padrone di casa Amadeus, si traduce nel rinnovo della sua direzione artistica al prossimo Festival. Un conduttore che ha saputo gestire, fra l’imbarazzo creato dai colpi di scena e dalla travolgente presenza di alcuni ospiti, una manifestazione storica con garbo e savoir faire.

Vediamo i punti di forza e di debolezza della kermesse che ha decretato vincitore Diodato con il brano “Fai rumore”, seguito da Francesco Gabbani con “Viceversa” e dai Pinguini Tattici Nucleari con “Ringo Starr”.

Diodato

Le serate infinite

La durata delle cinque serate del festival è stata eccessiva. Terminare non prima delle due o delle tre del mattino, pur tralasciando i discorsi sul tipo di pubblico che può seguire a tarda ora la kermesse, ha richiesto uno sforzo fisico notevole agli spettatori da casa e agli operatori che affollavano le sale stampa. La sensazione di una maratona canora non stop, senza certezze di orari, senza la sicurezza di una scaletta rispettata, ha generato un senso di spaesamento nel pubblico e nei giornalisti. 

Come quando si è in viaggio in aereo e non si atterra all'ora prevista per motivi tecnici e si comincia a girare sopra la città. Ci si sente sospesi in una dimensione incontrollabile e si comincia a pensare che in fin dei conti è un’occasione per fare due chiacchiere. Così è stato il Festival. Il rapporto con il pubblico è stato autentico proprio perché è uscito dai soliti schemi di previsione generando spesso il sorriso, più volte la complicità.

Ospiti a raffica

Non si capisce il motivo nell'annunciare, dopo lo stop al televoto, il terzo classificato (i Pinguini Tattici Nucleari) per poi mettere a raffica una serie di ospiti prima dell’annuncio del primo e secondo premio. La band Pop Corn, Ivan Cottini, l’omaggio ad Aberto Sordi, il tenore Vittorio Grigolo con le canzoni dei Queen e “Lucean le stelle” dalla Tosca di Puccini, Sabrina Salerno nel brano “Boys Boys Boys” e i medley di Gente de Zona.

Fra un’ospitata a l’altra Amadeus annuncia anche il tg. Ma Fiorello prende il timone ironizzando “Certo, a quest’ora vale la pena informarsi su quanto accaduto!”. Sono passate le due del mattino e le esibizioni degli ospiti ancora si susseguono. Dalla serietà dell’omaggio al grande attore Alberto Sordi al pezzo forte degli anni ‘80 fino all'opera lirica. Tutto insieme. Il tg - per fortuna - non va in onda e alle tre del mattino si chiude l’edizione numero 70 targata Amadeus. Con le nomine del secondo e primo posto quasi all'alba. Peraltro, nel caos, il vincitore Diodato era già stato pubblicato da Sky Tg 24 che aveva ricevuto la notizia con embargo (divieto di pubblicazione fino all'annuncio ufficiale).

L'annuncio di Sky TG24

Lo spazio alle donne

Perché non si chieda mai più a nessuna donna com'era vestita il giorno in cui è stata stuprata”.

Finisce così il monologo di Rula Jebreal, giornalista internazionale che ha affiancato Amadeus nella conduzione della prima serata del Festival di Sanremo. Un’esposizione attenta, intelligente e sentita di fatti di cronaca, esperienze di vita personale e situazioni che coinvolgono da sempre il genere femminile. “Fateci essere ciò che siamo. Con dieci figli o nessuno. Casalinghe o in carriera. Siate nostri compagni e complici”, ha detto rivolgendosi ai maschi. 

Non solo un monologo contro la violenza sulle donne ma un fluire di parole precise, pensate, puntuali. Un viaggio fra vita vissuta, testi di canzoni, stralci di interrogatori tratti dai processi per stupro. Il suicidio della madre, violentata quando era adolescente da chi aveva le chiavi di casa, le frasi offensive che spesso hanno trasformato le donne da vittime a colpevoli scorrono nel silenzio della platea dell’Ariston e proseguono fino a diventare i testi delle canzoni di Dalla, De Gregori, Vasco.

Rula Jebreal


Al ricordo dei suoi racconti di bambina, quando parlare fra compagne era un dolce rifugio per Rula Jebreal, si aggiunge la memoria di una grande donna del teatro: Franca Rame. L’artista che avuto il coraggio di denunciare il suo stupro negli anni ’70. Un segno di rispetto per tutte le donne, una testimonianza forte di quanto la musica e l’arte possano fare non solo per veicolare valori di parità e rispetto, ma anche per tornare a vivere.

Nella serata successiva la giornalista Rai Laura Chimenti ha affrontato invece il tema delle donne madri che lavorano. In una lettera alle tre figlie si è scusata con loro di non aver potuto partecipare a tanti eventi importanti per la loro crescita, il saggio, il bisogno di ascolto proprio nel momento in cui lei doveva andare in onda col tg, i suoi impegni improrogabili. “Oggi chi fa un figlio è da ammirare, figuriamoci chi ne fa due, farne tre è da eroi”, ha detto. Purtroppo il suo monologo è stato troppo intimo e personale. Avrebbe meritato un respiro più ampio: le donne e il diritto al lavoro, le donne lavoratrici e la difficoltà di gestire la famiglia in una società ancora troppo patriarcale. Le va riconosciuto il merito di aver sollevato la questione.

Anche altre donne sono state protagoniste, e Amadeus ha sempre fatto un passo indietro rispetto a loro. La conduttrice Alketa Vejsiu si è presentata come la direttrice artistica di un grande festival in Albania, e ha rubato la scena a lungo. E che dire delle donne alla direzione d’orchestra? Per la prima volta la kermesse ha contato sulla direzione femminile: Beatrice Antolini e Sylvia Catasta sono state la novità del Festival.

L’omosessualità

Fiorello, Tiziano Ferro


Il bacio a sorpresa fra Fiorello e Tiziano Ferro, il ballo lento fra Fiorello e Amadeus, il bacio fra Elettra Lamborgini e Myss Keta mascherata. Il Festival ha affrontato, se pur nei modi che si addicono a una manifestazione come questa, il tema dell’omosessualità.  Per la prima volta, inoltre, ha portato in scena anche la disabilità ospitando Paolo Palumbo, un cantante affetto da Sla, e il ballerino Ivan Cottini. Certo, la retorica è di casa in tv. Ma sensibilizzare non è scontato.

Il fenomeno Achille Lauro

Achille Lauro


Non basta vestirsi alla David Bowie, presentarsi come la divina mecenate marchesa e musa Luisa Casati Stampa o come Elisabetta I d’Inghilterra per essere artisti. Lo show è assicurato ma resta la musica la vera protagonista del Festival della Canzone Italiana. Achille Lauro ha fatto le sue provocazioni ed è stato una bellissima opera d’arte vivente. Ma chi si ricorda di David Bowie e Lindsay Kemp o di altre esibizioni – e trasfigurazioni - sa distinguere fra essere e apparire. La sua canzone è meritevole ma il suo è un personaggio troppo esteriore e forse troppo incline ai capricci della moda.

La nostra conclusione

Musica e canzoni di qualità. Tradizione e innovazione nella musica italiana, Sul palco dell’Ariston hanno sfilato in gara artisti big che hanno ancora molto da dire, da Irene Grandi a Piero Pelù, per non parlare di Rita Pavone, fino a giovani come Anastasio, Elodie, Levante. Protagonista del Festival rimangono le canzoni e la musica. Tosca, abituata al teatro, ha dato un esempio di grande classe e ha portato nei duetti un arrangiamento di “Piazza Grande” di Lucio Dalla davvero raffinato. Fra gli ospiti Tiziano Ferro, presenza fissa insieme a quella di Fiorello astro della kermesse, si è mostrato un grande interprete. 

I cantanti in gara, tutti, hanno espresso la loro visione della musica. Sarebbe valsa la pena dar loro lo scettro di protagonisti limitando gli ospiti. Ma questo apparente caos si è rivelato vincente, a giudicare dagli ascolti. Uno spettacolo nello spettacolo che è piaciuto soprattutto per gli inciampi. “Bugo se n’è andato”, la dichiarazione di Morgan sul palco abbandonato dal collega dopo aver cambiato a sorpresa il testo della loro canzone, è stato un evento imprevisto. Ma sia Amadeus sia Fiorello hanno saputo comunque gestirlo.

La realtà del dietro le quinte ha portato autenticità al Festival. Tuttavia, costando 18 milioni - per un ricavo di oltre 37 milioni e un guadagno di circa 20 - si potrebbe quanto meno investire per coordinare i tempi e limitare lo scivolamento della manifestazione fino al mattino.

 

Simona Griggio

  REDATTORE di MILANO

Giornalista e critico di spettacolo. Comincia la sua attività nel 1995 a Milano collaborando con il magazine Madame Class Figarò, ed in seguito con ...

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