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Musica

Fabrizio De André: vent'anni in un soffio di vento

A vent'anni dalla scomparsa, "Faber" e le sue parole sono più vive che mai.

Fabrizio De André 
Fabrizio De André 

Di anni ne sono passati più di quaranta da quel pomeriggio passato ad ascoltare, uno dopo l’altro, i primi tre album di Fabrizio De André. Prima della metà degli anni ‘70, a casa di un amico di famiglia, annoiato, finii per rintanarmi in una stanza dove, accanto al mobiletto-stereo – quello tipico dell’epoca - trovai quei tre dischi. Conoscevo la Canzone di Marinella, nella versione di Mina, ma non avevo idea delle storie e dei mondi in cui mi sarei immerso quel giorno e che avrei continuato a frequentare negli anni a venire. Non sapevo quanto potesse essere diversa quella voce, quel modo di cantare, semplice, ma incredibilmente evocativo.

I mondi di De André

E' stato definito il cantore degli ultimi, degli sconfitti, di quei mondi dove uomini e donne vivono emarginati dal resto della società, magari perché considerati deviati o devianti. Ma non è stato solo questo: la sua più grande ricchezza è rappresentata dalla capacità di raccontare storie, fondendo musiche popolari o elaborate con testi raffinatissimi e capaci di trasportarti in mondi diversissimi. Da Bocca di Rosa in processione trionfante tra ”l’’amore sacro e l’amor profano”, all’impiegato che orgogliosamente rivendica “io son di un’altra razza, son bombarolo”, a Pasquale Cafiero  che “al centesimo catenaccio alla sera si sente uno straccio”.
 

Fabrizio De André e Roberto Murolo

La storia

Faber, come lo chiamò il suo più grande amico Paolo Villaggio, ha attraversato quarant’anni di musica e di storia di questo paese influenzandola e facendosene influenzare. Ha scoperto forse per primo il concept album – da Tutti morimmo a stento a La Buona Novella, da Non all’amore, non al denaro, né al cielo, a Storia di un impiegato. Ha affrontato a viso aperto il pubblico nel periodo più caldo degli anni ’70, quando sovente i concerti si trasformavano in contestazioni aperte verso gli stessi musicisti. 
 

Fabrizia De André e la PFM

E’ riuscito a modificare il proprio modo di affrontare il pubblico e di interpretare le sue canzoni, realizzando straordinari concerti rock insieme alla PFM sul finire degli anni ’70. Ha cercato nuove strade espressive attraverso la world music con Créuza de ma, l’album in dialetto genovese realizzato nel 1984, e duettando con un mostro sacro della canzone napoletana come Roberto Murolo. 

L'eredità 

Nella memoria è restato tutto, l’uomo integro nel suo essere orgogliosamente un individualista anarchico, il suo essere vicino agli ultimi e ai diseredati in forza di una pietas che lo portò a perdonare i suoi rapitori, e, soprattutto, le sue straordinarie storie che ci riportano sempre, attraverso versi ormai scolpiti nella memoria, ogni qual volta pensiamo alla guerra, a Piero che "vede un uomo in fondo alla valle, con il suo stesso identico umore, ma la divisa di un altro colore" .
 

Fabrizio De André

Le iniziative a Milano

Nel cuore della città la sera di venerdì 11 gennaio Cantata Anarchica in piazza Duomo per Fabrizio De André: un suggestivo concerto auto-organizzato nella piazza simbolo di Milano a cui chiunque può partecipare portando strumenti e coperte calde. Nella vicina piazza San Fedele si svolge l’evento Mazurka Klandestina: una ballata per De André, per danzare nella notte di Milano al ritmo dei brani più movimentati di Faber

Tra gli altri eventi commemorativi in programma venerdì 11 gennaio, spicca il concerto-spettacolo Viva / De Andrè alla Fondazione Feltrinelli, in viale Pasubio: aneddoti, interviste audio inedite e immagini sono gli ingredienti della serata. La sera del 12 gennaio, a Sesto San Giovanni nella sede di via Neruda del Laboratorio contro la guerra infinita, come ogni anno, ci sarà l'appuntamento di Ricantando De André.

 

Enzo Gentile

  Redattore

Enzo Gentile è ossessionato da anni dal dilemma ‘Gentile di nome o di fatto ?’ Vorrebbe esserlo solo di nome, ma spesso non gli riesce. Appas...

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