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Musica

Con il concerto notturno “Mississippi Goddam” il Mittelfest omaggia l'arte di Nina Simone

Una big band d'eccellenza, una voce dalle inflessioni variegate, una bordata di hits della grande Nina Simone. Ecco gli ingrediente di una serata indimenticabile offerta dal Mittelfest 2019

Con il concerto notturno “Mississippi Goddam” il Mittelfest omaggia l'arte di Nina Simone

Molte grandi orchestre hanno generato dal loro interno – in una sorta di spin-off musicale - delle formazioni minori, spesso prestigiose. Vedi il N.Y Philarmonic Quartet, i Berliner Quartet ed Oktett, il Wiener Philharmonisches Streichquartet. Ma che una compagine autorevole come il Royal Concertgebouw di Amsterdam avesse dato vita nel 1999 ad una vera e propria big band jazzistica di una ventina di elementi, lo scopriamo ora, nelle battute finali del Mittelfest 2019 di Cividale del Friuli.

Sabrina Starke 

Anche il jazz ha la sua classicità

La Jazz Orchestra Concertgebouw riveste da tempo un ruolo centrale nella programmazione per così dire “leggera” dell'antica istituzione olandese, mettendo in repertorio sia classici di Basie, Kenton, Ellington, Goodman, sia composizioni ed arrangiamenti moderni. Dal 2015 è diretta da Dennis Mackrel, batterista, compositore ed arrangiatore statunitense, già per qualche tempo alla guida della Count Basie Orchestra.

Dopo aver prodotto un affettuoso omaggio a Stevie Wonder, la compagine olandese ha pensato ad un tributo a Nina Simone, la grande cantante afroamericana che in una lunga carriera è passata gradualmente dal jazz/blues al limiti del pop, diventando tra l'altro anche un alfiere del Black Power.

Nina Simone

Il meglio d'una carriera straordinaria

Quelli che vengono proposti in Mississippi Goddam: an hommage to Nina Simone, con la fresca, flessibile e multicolore voce di Sabrina Starke, pluripremiata cantautrice nata nel Suriname ed olandese d'adozione, sono brani risalenti quasi tutti agli inizi di carriera – alcuni dall'album d'esordio Little Girl Blue del 1957 - allorché la matrice jazz/blues/spiritual era ancora in primo piano, benché talora mixata con gli stilemi pianistici assimilati negli studi accademici. Come accadde in quel piccolo capolavoro di My Baby Just Cares For Me, qui offerto però in pura veste big band, mentre squisitamente intimistica si pone invece l'esecuzione per soli piano – quello del versatile, e vulcanico Peter Beets – e voce di Don't Let Me Be Misunderstood. Per il resto, domina il più variegato jazz orchestrale: nella luminosa versione per chitarra solista – è quella di Martijn Van Iterson - di I Loves You, Porgy, nella rilettura di Plain Gold Ring con un background tellurico e pulsante, nelle nervose e intense riproposte di Feeling, God, e di Ain't Got No, I Got Life. E nella rivisitazione di Mississippi Goddam. la canzone scritta da Nina Simone nel 1964 per reazione all'assassinio di quattro ragazze in un attentato a sfondo razziale in Alabama. E se l'inizio del concerto aveva visto la band lanciarsi in una sigla dal gusto kentoniano, buona a mettere in luce le doti virtuosistiche dei singoli componenti – come Marco Kegel al sax alto, Sanchez Bouzon al tenore, Sander Zweerink alla tromba, Ron Oligschlaeger al trombone - un rutilante blues conclusivo ha visto Mackerel e Starke coinvolgere coralmente quel pubblico partecipe e festante, che ha riempito tutti i posti disponibili in Piazza Duomo.

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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