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Lirica

“Opera in concerto”, il galà lirico di Bassano guastato dal maltempo. Ma c'entra anche una certa opera...

Proprio non ci voleva, quel maledetto temporale che ha rovinato “Opera in concerto”, la festa della lirica programmata a Bassano del Grappa. Un evento centrale nel cartellone di Operaestate Festival 2020.

Azer Dada e Simone Piazzola
Azer Dada e Simone Piazzola

A Padova, fra le mura del Castello Carrarese, tutto era filato liscio sino alla fine. Bis compreso. Ma due giorni dopo a Bassano, fra le mura del Castello degli Ezzelini, non è accaduto altrettanto. Un temporale giunto da est, con i suoi violenti rovesci, ha infatti costretto ad interrompere a metà serata il Galà Lirico “Opera in concerto”, coprodotto dal Comune di Padova e da OperaEstate Festival Veneto. 

Pare proprio che il maltempo si accanisca – almeno qui, alle pendici del Monte Grappa – contro il melodramma, dato che più volte, negli ultimi anni, o si è trasportata all'ultimo l'esecuzione al chiuso, o si è dovuto subirne il brusco arresto sotto la pioggia.

Teresa Iervolino

Niente opera, ma almeno un concerto...

Un vero peccato, perché non riuscendo a causa della contingenza sanitaria a mettere in scena la tradizionale opera lirica estiva – l'anno scorso toccò ad un Elisir d'amore registicamente attualissimo – Padova e Bassano aveva allestito un bel concertone lirico, con quattro giovani voci già in piena carriera.

Accompagnate da un'ottima formazione – l'Orchestra di Padova e del Veneto – ed una bacchetta anch'essa giovane, anch'essa promettente, quella di Nicola Simoni. Lo stessa bacchetta che proprio quell'Elisir aveva concertato con garbo e precisione.

Maria José Siri

Quattro voci in passerella

Le voci, dunque. Quella del mezzosoprano Teresa Iervolino ha tratteggiato a perfezione la maliziosa Habanera dalla Carmen di Bizet, preceduta dalla colorita Ouverture orchestrale. Quella del baritono Simone Piazzola, che ha disegnato un elegante Di Provenza il mare, il suol dalla Traviata verdiana; e che con unito alla limpida voce tenorile di Azer Dada ha dato corpo ad Invano Alvaro, articolato confronto di opposti caratteri da La forza del destino. Opera dalla quale venivano le sofferenti meditazioni di Pace, mio Dio!, finemente cesellate dalla bravissima soprano Maria José Siri; nonché l'impetuosa Sinfonia rimasta ahimè incompiuta per il repentino fuggi fuggi dei musicisti, giustamente preoccupati per i loro strumenti. 

Il pubblico ha atteso un po', poi si è dato per vinto. Tutti a casa, sotto la pioggia battente. Inutile lottare contro il Destino... Specie con un titolo che – come si sussurra dietro le quinte teatrali – sembra che porti un po' jella. Non esprimiamo giudizi, però. Forse non è vero, forse non ci credo, chissà...

(spettacolo visto il giorno 11 agosto 2020)

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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