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Lirica

L'Orlando furioso, storie di paladini e saraceni fra Ariosto e Vivaldi

Un gradevole spettacolo che vede fondersi una scelta di versi ariosteschi e musiche vivaldiane ha aperto il festival Vicenza in lirica/Visioni barocche 2018

Orlando
Orlando © Colorfoto Artigiana

Intrecci semiscenici tra musica e poesia” è l'azzeccata definizione dello spettacolo Orlando che, in un Teatro Olimpico oltremodo affollato, ha inaugurato l'edizione 2018 del Festival Vicenza in lirica/Visioni barocche edizione 2018. La sesta della serie, sempre ospitata in alcuni dei luoghi più affascinanti della città veneta. 

Un adattamento ben riuscito

Nella revisione critica e nella trascrizione scenica di Rita Peiretti, questo Orlando vicentino vede la lettura delle ottave più pregnanti dell'Orlando furioso ariostesco – affidate alle voci recitanti del corso di teatro capitanato da Diego Fusari – alternarsi con una scelta dei brani musicali più importanti e celebri dell'omonimo melodramma vivaldiano, nato nel 1727 sulle tavole del Teatro di Sant'Angelo in Venezia. Il loro insieme ricrea con buona efficacia l'atmosfera seducente del soggetto, avente sì sullo sfondo il clima cavalleresco – la fonte sono i cicli epici delle chansons de geste – ma con uno svolgimento tra l'erotico, l'onirico ed il fatato. Giusto quanto serve per inebriarci con gli intrecci amorosi di Orlando, Angelica, Bradamante, Alcina, Medoro e Ruggiero.
 

Alberto Maron e l'ensamble ArTime

Due solisti per più ruoli

La scelta di due soli interpreti per sei ruoli vocali differenti, sebbene siano solisti d'eccellenza quali il grande sopranista Angelo Manzotti e il giovane contralto vicentino Valeria Giradello, comporta qualche forzatura nella delineazione dei caratteri. Tuttavia, il risultato musicale non ne viene troppo inficiato; e comunque sovviene allo spettatore la presenza in scena di un gruppo di mimi ad individuare visivamente il singolo personaggio. Ad accompagnarli un quintetto di archi – l'ArTime Ensamble – ben guidato al cembalo da Alberto Maron, adeguato concertatore dell'impresa, e formato da Sabina Bakholdina ed Erica Fassetta (violini), Alessandra Commisso (viola), Elena Borgo (cello) e Leonardo Galligioni (contrabbasso). Le volute barocche del flauto nella celeberrima aria concertante «Sol da te mio dolce amore» sono affidate alla bravura di Mario Mazza.

Costumi di grande bellezza forniti dall'atelier di Giampaolo Tirelli. Li ritroveremo nel Polidoro di Lotti che costituirà il perno della rassegna. Due gli assistenti alla regia, Alessia Mento e Marina Lussignoli.

 

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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