Lirica

La Tosca e La Traviata da Palermo al Giappone

150 persone del Teatro Massimo portano i due capolavori dell'opera italiana nella terra del Sol Levante: un grande orgoglio nazionale.Perché perchi vorrebbe viverci (ma non può), l'Italia significa Verdi, Puccini, Michelangelo, Leonardo. Il meglio degli ultimi secoli.

La Tosca e La Traviata da Palermo al Giappone
Difficilmente si sarebbe potuto trovare un luogo, una data, una modalità più azzeccata per inviare al mondo il nostro grido di italianità. La combinazione dal tris vincente: Palermo, 10 giugno, La Traviata e La Tosca. 

Luogo, data e opere: il tris perfetto

Cominciamo dal luogo: si parte da una Palermo, città che celebra i 25 anni da quelle due esplosioni che ancora rimbombano silenziose dentro di noi, con una compagnia di artisti che esprimono la grande tradizione operistica italiana, con un saluto musicale dall'aeroporto Falcone Borsellino, per sottolineare che, come un albero, questo paese si può piegare anche al limite delle sue possibilità, ma sa resistere e superare le prove più dure.
Poi, la data. Involontariamente, a sua volta, simbolica: il 10 giugno, data di inizio di un'altra durissima prova di quasi ottant'anni fa, da cui però siamo riusciti a rialzarci e a riprendere il nostro cammino. 
Ultimo, ma non meno importante. Le due opere che racchiudono il genio dei compositori che, insieme a Rossini, incarnano al meglio la tradizione operistica italiana: quella verdiana con l'amore straziato di una Violetta morente e quella pucciniana, la più drammatica del maestro toscano, che vede la morte di Cavaradossi in una Roma decadente e papalina, timorosa del nuovo che arriva dalla Francia di Bonaparte.

Dalla passionale Sicilia al Giappone

Da una terra di passioni, amore e sangue, come la Sicilia, due opere di passione, amore e sangue: con i costumi da Bella Epoque della Traviata a contornare la bellezza decadente di un grande paese che continua a guardarsi indietro. E che non riesce a cambiare, proprio come la Roma pucciniana. Eppure sta forse proprio in questo la grandezza della nostra storia: nell'aver saputo cogliere e trasformare in arte la nostalgia che si racchiude in ogni giorno che passa, nelle stagioni della vita che non si riescono ad afferrare, nell'eterna domanda su chi siamo e sul nostro ruolo.
Si parte dunque per il Giappone, altro paese così lontano ma in fondo più vicino al nostro di quanto comunemente si creda: non per nulla Puccini scelse Cio Cio San per rappresentare le stesse passioni di Tosca, chiedendo ancora una volta aiuto ai testi di Illica e di Giacosa per creare il capolavoro di Butterfly. Un Giappone tante volte colpito dalla storia, ma ogni volta pronto a riprendersi con fierezza, pazienza e dignità.

La cultura è il nostro petrolio

In un momento delicato, in cui sembriamo apatici e impigriti da troppi secoli sulle spalle, la decisione di valorizzare il meglio di quanto è stato prodotto da personaggi eccezionali come Verdi e Puccini è un'iniziativa importante che contribuisce a rinvigorire l'immagine un po' appannata dell'Italia attuale.
Il Teatro Massimo, con la sapiente regia di Mario Pontiggia e con le scene di Francesco Zito, porta dall'altra parte del mondo i più autentici sapori di una cultura che tutti ci invidiano, ma che noi siamo spesso restii ad apprezzare. E se è vero che la cultura è il nostro petrolio, dobbiamo valorizzarla, proteggendola da chi vuole appropriarsene o, peggio, produrne copie dozzinali.

Italia sì, Italia no. Italia bum!

La direzione è quella giusta e siamo certi che al rientro dalla tournée, il 26 giugno, i 150 ambasciatori della migliore Italia ci racconteranno con stupore che avranno trovato dall'altra parte del mondo centinaia di persone che desideravano essere italiani tanto quanto noi vorremmo essere americani.
Perché, per noi che ci viviamo, l'Italia significa burocrazia, collusione, degrado. Il peggio degli ultimi anni. Per chi vorrebbe viverci, ma non può, significa Verdi, Puccini, Michelangelo, Leonardo. Il meglio degli ultimi secoli.

Federico Serretta

  Redattore

"La vita la si vive o la si scrive" recitava Luigi Pirandello, circa un secolo fa. Il teatro è forse l'unico luogo in cui sia concesso fare...

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