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Lirica

Giovani talenti per “Ottone” di Händel all'Innsbrucker Festwochen 2019

Melodramma che tre secoli fa riscosse un fenomenale successo, “Ottone” di Händel è invece oggi alquanto trascurato. Lo abbiamo visto ad Innsbruck, scoprendo alcune nuove leve del canto barocco

Ottone
Ottone © Rupert Larl

Eccolo riproposto all'Innsbrucker Festwochen der Alten Musik, edizione 2019, Ottone, re di Germania di Händel che, quando andò in scena nel gennaio 1723 al King's Theatre, riscosse un enorme gradimento, perdurato poi nelle molteplici riprese del decennio successivo. C'è da dire che in quel momento poteva vantare virtuosi di fama, come il castrato Senesino ed i soprani Durastanti e Cuzzoni, appena giunte a Londra. 

Caratteri non sempre facili: con la capricciosa Cuzzoni dovette usare la minaccia di buttarla dalla finestra per convincerla a cantare “Falsa immagine”, la sua melanconica aria d'ingresso. Ma anche con il Senesino, Händel si sarebbe poi scontrato più volte nella comune, lunga collaborazione.

Meno famosa, ma pur sempre interessante

Nonostante queste premesse, l'Ottone visto ad Innsbruck il 18 agosto è una partitura tra le meno eseguite di Händel. Eppure non è certo priva di pregi musicali: senza rinunciare al virtuosismo in sé, il compositore di Halle mette insieme una collana di belle arie che puntano sull'espressione delle emozioni, e privilegiano la bellezza melodica. 

Pagine fatte talvolta di nulla, viste sulla carta, ma che se ben interpretate si rivelano risplendenti gioielli: come la delicata siciliana di Ottone “Ritorna, o dolce amore” - l'aria forse più nota dell'opera - il cui languore si ripete in “Tanti affanni”, e che trova il suo rovescio nell'eroica “Dopo l'onore”. Spiccano poi “Giunt'in porto” e “Vieni, o figlio” dell'intrigante Gismonda; l'impetuosità di Emireno in “Del minacciar del vento”; la dolcezza di Teofane in “Falsa immagine”, Affanni del pensier”- altro brano ben noto - e “S'io dir potessi”; e, nel finale, il commovente duetto riconciliatorio “A' teneri affetti”.

Alberto Miguélez Torrez e Mariammelle Lamagat

Raduno di giovani talenti

Pagine affidate a giovani leve della lirica à l'ancienne, nell'ambito del progetto Barockoper Jung Produktion. Sono scelte con evidente accuratezza: ognuna appare stilisticamente preparata, ben inserita nel proprio ruolo, e sa conferire piglio ed eloquenza ai recitativi. Il mezzosoprano Marie Seidler è un valido Ottone, sempre preciso nella agilità, pur se le sfugge il suo frastagliato profilo psicologico. 

I soprani Mariammelle Lamagat ed Angelica Monje Torrez donano intensa espressività alla dolce Teofane ed alla volitiva Matilda, con linee di canto morbide e scorrevoli; il mezzosoprano Valentina Stadler tratteggia una vigorosa ed intensa Gismonda; iIl baritono Yannick Debus è un solido e fremente Emireno. Fin qui, tutto bene, Il contratenore Alberto Miguélez Torrez risolve la parte di Adelberto con proprietà di stile, ma con voce debole e timbro spiacevolmente rustico.

Accademia La Chimera

Inappuntabile appare la prestazione dell'Accademia La Chimera, compagine cosmopolita vigorosa e duttile, concertata con chiara maestria e scioltezza esecutiva da Fabrizio Ventura. Sotto la sua conduzione, ricchezza di dettagli e di colori sono sparsi a piene mani. Né manca in nessun momento saldo sostegno ai cantanti.

All'insegna della essenzialità

Nel cortile della Theologische Fakultät di Innsbruck troviamo un allestimento alquanto essenziale, per la ridotta disponibilità di spazio: al centro l'orchestra, ai lati l'azione. La rapida, snella, mossa regia di Anna Magdalena Fitzi muove dinamicamente i personaggi, e la scarna scenografia di Bettina Munzer si limita a qualche moderno arredo. Suoi anche i costumi: un po' attuali, un po' settecenteschi, comunque ben disegnati.
 

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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