Lirica

Fierrabras per la prima volta alla Scala

L’ultimo lavoro operistico di Franz Schubert debutta sul palcoscenico milanese del Teatro Alla Scala di Milano

"Fierrabras" al Teatro alla Scala di Milano
"Fierrabras" al Teatro alla Scala di Milano © Teatro.it

Composta nel 1823 ma rappresentata per la prima volta solo nel 1897 a 69 anni dalla morte del suo autore, Fierrabras, ultima composizione operistica di Franz Schubert, non ha mai goduto della fortuna che avrebbe meritato. Infatti, salvo qualche rarissima e frammentaria rappresentazione, questa partitura venne eseguita in versione integrale solo nel 1988 da Claudio Abbado in un memorabile ciclo di rappresentazioni a Vienna.

Daniel Harding e Peter Stein protagonisti

Non è quindi un caso che sia proprio Daniel Harding, il più famoso degli allievi di Abbado, a salire sul podio scaligero martedì 5 giugno per la prima di 7 repliche che si concluderanno sabato 30 giugno.
Fierrabras non è mai stato rappresentato a Milano e, dopo la sua riscoperta, è stato allestito solo una volta in Italia nel 1995 al Maggio Musicale Fiorentino. Maggiore fortuna ha avuto invece in Europa, infatti l’allestimento presentato è quello dell’Opera di Zurigo, ripreso anche a Salisburgo, con la regia di Peter Stein, le scene di Ferdinand Wögerbauer ed i costumi di Anna Maria Heinreich.
Di grande interesse il cast, che può vantare una nutrita rappresentanza di interpreti di lingua tedesca tra cui spiccano Dorothea Röschmann, Anett Fritsch, Bernard Richter, e Markus Werba.


Musica eccellente per un libretto modesto

Il libretto di Josef Kupelwieser, molto modesto dal punto di vista letterario, attinge a due fonti medioevali: la francese Chanson de Fierabras e la leggenda germanica Emma und Eginhard. Sullo sfondo storico ed epico delle guerre di Carlomagno contro i Mori, si incrociano gli amori di Emma ed Eginardo da una parte e Florinda e Orlando dall’altra, mentre Fierrabras sublima il proprio amore impossibile per Emma convertendosi alla religione cattolica.

Schubert, grazie al suo indiscusso talento melodico, reinterpreta il libretto nel segno della propria forza espressiva, componendo una musica non tanto funzionale all’azione in sé ma creando una drammaturgia musicale che procede, in modo romanticamente discontinuo e frammentario, per vivide illuminazioni ed evocazioni di situazioni sentimentali, emozionali, relazionali e ambientali, che vanno poi tutte insieme a ricomporre una composita verità scenica, lirica e fiabesca, di memoria e immaginazione.

Davide Cornacchione

  Redattore

Studi classici e laurea in farmacia. La lettura del Macbeth di Shakespeare suggerita da una lungimirante insegnante di italiano in terza media ha stim...

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