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Danza

Torna a Bologna il Balletto della Scala con “Giselle”

Il Corpo di Ballo della Scala torna a Bologna con “Giselle”, che inaugura la Stagione di Danza del Teatro Comunale.

"Giselle"
"Giselle" © Brescia/Amisano

Il Balletto del Teatro Alla Scala, diretto da Manuel Legris, riparte da Bologna con la prima trasferta dall’inizio della pandemia e ritorna al Teatro Comunale dopo diciannove anni di assenza con “Giselle”.

Titolo simbolo, balletto romantico per eccellenza, Giselle (INFO E DATE) apre la Stagione di Danza 2022 del Teatro Comunale di Bologna nell’indimenticabile coreografia di Jean Coralli e Jules Perrot ripresa da Yvette Chauviré, straordinaria étoile scomparsa nel 2016, che nel 1950 fu anche interprete alla Scala della sfortunata contadinella che sognava l’amore e amava danzare.

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I protagonisti 

I primi ballerini Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko sono gli interpreti dei due protagonisti - la contadinella Giselle e il principe Albrecht - e accanto a loro, e agli altri artisti del Corpo di Ballo scaligero, figura il primo ballerino Marco Agostino nel ruolo di Hilarion.

Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko


Il balletto si avvale dell’allestimento storico con scene e costumi di Aleksandr Benois, rielaborati da Angelo Sala e Cinzia Rosselli, e con le luci di Marco Filibeck. Le musiche di Adolphe-Charles Adam sono eseguite dal vivo dall’Orchestra del Comunale guidata da Valery Ovsyanikov, su libretto di Jules-Henry Vernoy de Saint-Georges e Théophile Gautier.

Ispirato al romanzo De l’Allemagne di Heinrich Heine e alla leggenda delle Willi e al poema Fantômes da Les Orientales di Victor Hugo, Giselle è un titolo che fa parte della storia del nostro Teatro, patrimonio della Compagnia e degli artisti scaligeri che l’hanno rappresentato nel mondo, rinnovandone a ogni ripresa il fascino eterno e mantenendo vivo lo spirito e la bellezza, fino alla memorabile edizione del 2021 che aveva visto coinvolta nell’allestimento Carla Fracci, interprete iconica e leggendaria del ruolo. 

Carla Fracci durante l'allestimento di "Giselle" - Teatro alla Scala


Il Teatro alla Scala lo presenta in una delle versioni più limpide e poetiche: trionfo di stile e rigore per il corpo di ballo, Giselle è banco di prova per i due interpreti principali, che nella nuova generazione di brillanti talenti trovano anima e virtuosismo.

Giselle: la genesi

La storia fu scritta nel 1841 da Théophile Gautier, che la concepì dopo essere rimasto affascinato dalla leggenda delle Willi, spiriti della tradizione slava molto simili agli Elfi; fu proprio lui a scriverne il libretto, insieme al drammaturgo e amico Henri Vernoy de Saint-Georges, ispirandosi alla ballerina Carlotta Grisi, di cui era grande ammiratore.

Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko


Giselle, le cui musiche furono composte da Adolphe-Charles Adam, è un balletto dalla storia coreografica particolare: Jean Coralli era stato designato come coreografo, ma poiché gli autori e il teatro volevano ad 
ogni costo Carlotta Grisi nel ruolo di Giselle, la ballerina riuscì a ottenere che il suo amato compagno, il ballerino e coreografo Jules Perrot, curasse personalmente i suoi passi. 

Nacque così uno dei capolavori assoluti del balletto classico: Giselle debuttò all’Opéra di Parigi il 28 giugno del 1841, primi interpreti furonoo Carlotta Grisi e Lucien Petipa.

"Amava troppo il ballo"

All’inizio Théophile Gautier aveva pensato di tradurre in balletto Fantomes, una poesia di Victor Hugo tratta dalle Orientales, che raccontava di una fanciulla la quale, dopo aver danzato tutta la notte, veniva sorpresa dal freddo, sino al tragico epilogo.

Nicoletta Manni in "Giselle"


Giselle riesce a fondere universi contrastanti e apparentemente inconciliabili: in scena, la giovane e ingenua ragazza innamorata si trasforma in uno spirito luminoso dalle sembianze angeliche, rendendo l’esecuzione dei passi e l’interpretazione estremamente complessi. 

Su Giselle Victor Hugo scrisse: “Amava troppo il ballo e questo l’ha uccisa”. Ma Giselle è uccisa dal tradimento e dal dolore immenso che ne è scaturito, non dalla danza; dolore che nel finale non le impedisce di mantenere in vita Albrecht, proprio danzando un valzer.

Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko


Capolavoro dei padri del romanticismo, il balletto ebbe importanti revisioni successive, dalla Francia dove nacque alla Russia dove fiorì. Nel 1880 Marius Petipa ne rivede la coreografia e crea una sua produzione che debutta a San Pietroburgo. Questa la versione che da sempre incanta il pubblico di tutto il mondo grazie alla sua magistrale narrativa coreografica che trasforma la tragica storia di Giselle in un poema epico sull’amore che trascende la morte.

Considerata l’apice del romanticismo nel balletto, Giselle ne contiene tutti gli archetipi: la poesia agreste del primo atto, il lirismo da ballet blanc del secondo, le figure sospese tra amore e morte dei protagonisti Giselle e Albrecht. Una storia d’amore, tradimento e redenzione: Giselle, il balletto romantico per eccellenza, continua a commuovere il pubblico con la sua storia delicata e la sensibilità dell’interpretazione.

 

Valentina Scocca

  Redattore

Laureata in Scienze della Comunicazione, con specializzazione in Discipline Teatrali, Facoltà di Lettere e Filosofia, presso l’Università degli St...

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