Classica

Uto Ughi apre il Festival Internazionale di Portogruaro 2022

A Portogruaro in Veneto la 40ma edizione del Festival Internazionale di Portogruaro 2022, tra barocco, classicismo e tardo romanticismo.

Uto Ughi
Uto Ughi

Apertura in pompa magna al Festival Internazionale di Portogruaro 2022, giunto alla sua 40ma edizione, con il Teatro Luigi Russolo affollato di pubblico e di autorità. Occasione buona per rivolgere un affettuoso abbraccio ad un ospite di riguardo, Uto Ughi

Applausi a scena aperta per Uto Ughi, protagonista del Festival Internazionale di Portogruaro 2022, giunto alla sua 40ma edizione.

Preceduto sin da metà luglio dalla ricca offerta di “Aspettando il Festival” - tantissima musica nella ridente città veneta ed in altri centri del territorio- il Festival fa scattare una programmazione di due intense settimane, intitolata “Specchi”- Tema ricco di riferimenti letterari e carico di simbologie, complesso invito sia all'introspezione, allo sguardo dentro di sé, sia a vedere la musica come riflesso del Creato.

GLI SPETTACOLI
IN SCENA IN ITALIA

Un omaggio ad un violino d'eccellenza: Uto Ughi

L'onore dell'inaugurazione, la sera del 26 agosto, spetta ad un decano dell'archetto, Uto Ughi, che ritorna a Portogruaro dopo una lunga assenza. Una carriera prestigiosa e lunghissima alle spalle – sette decenni, praticamente – oggi, a 78 anni suonati, mantiene ancora intatta la lucidità e la profondità esecutiva, l'eleganza del gesto, la pienezza e la morbidezza del suono. 

E sa creare una naturale corrente di empatia/simpatia tra lui ed il pubblico presente, per l'amore con cui commenta e spiega i brani che va ad eseguire con il duttile e puntuale ensamble cameristico de I Virtuosi Italiani, capitanato dal primo violino Alberto Martini


Repertorio da grandi virtuosi, dipanato con aristocratica nonchalance: T.A.Vitali (Ciaccona),  Bach (Concerto BWV 1041), Kreisler (Preludio e Allegro), Saint-Saëns (Introduzione e Rondò capriccioso). E alla fine porge una sorta di lectio su“La primavera” da Le quattro stagioni di Vivaldi, analizzandone i passaggi salienti; per poi eseguirla tagliandone inopinatamente - chissà perché - il Largo intermedio. 

Ai soli Virtuosi il compito, agilmente assolto, di offrire il Concerto grosso “La follia” di Geminiani/Corelli, e una poetica rilettura del Quintetto “La musica notturna delle strade di Madrid” di Boccherini, nella trascrizione per orchestra d'archi.

Dal classicismo viennese al tardo romanticismo russo

Per un artista che taglia, due che offrono generosi bis. Ora vediamo chi e perché. Una settimana dopo, i 2 settembre, una grande e impeccabile formazione sale sul palco del Teatro Russolo, ed è la Filarmonica delle Scala, giunta guarda caso anch'essa al suo 40° anno di vita. Ne tiene le redini Robert Trevino, trentottenne direttore texano ma di origini messicane, le cui quotazioni internazionali sono in salita. Intanto, fintanto che collabora come ospite principale con la nostra Orchestra Sinfonica RAI, teniamocelo buono.

Robert Trevino, Julian Rachlin e l'Orchestra Filarmonica della Scala


Trevino apre la serata con una chicca di F.J. Haydn – la sinfonia dall'opera Orfeo ed Euridice, lavoro teatrale scritto nel 1791 per Londra ma poi non rappresentato; vedrà la luce solo nel 1951, a Firenze con Eric Kleiber sul podio, la Callas quale Euridice. E la conclude con una luminosa, scattante rilettura della Settima Sinfonia di Beethoven, della quale fa emergere ogni singolo dettaglio, ogni singola preziosità, suscitando nella sala del Russolo vivissime ovazioni. Direttore ed orchestra le ricambiano con una smagliante lettura dell'ouverture da Le nozze di Figaro di Mozart.

Un prestigioso archetto torna sul luogo di formazione

Nel mezzo, il Concerto per violino di Čajkovskij. In re maggiore, la stessa solare tonalità scelta da Beethoven e da Brahms per i loro cimenti con l'archetto. Custodisce al suo interno la mirabile Canzonetta: una commovente perorazione che, sostituendo lo strumento con la voce, potrebbe stare benissimo dentro l'Evgenij Onegin composto negli stessi anni. 

Trevino sostiene egregiamente lo strumento solista, che è quello corposo, elegante e agilissimo al tempo stesso di Julian Rachlin, talentuoso violinista (ma sovente anche buon direttore) austro-lituano che spicca anche per i variegati interessi. Oggi gode di fama internazionale ma, guarda caso, frequentò Portogruaro ed i suoi master di più volte sconosciuto e giovanissimo, esibendosi al piano accompagnato dalla madre Sophie. Ottiene il plauso entusiasta del pubblico, offre come bis il meditativo Adagio dalla Sonata BWV 1001 di Bach. Un momento di accorata introspezione che ben s'addice al tema fondante di questo Festival 2022.

 

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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