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Classica

Un lavoro riemerge dal passato: “L'amour malade” di Jean Baptiste Lully e Marco Marazzoli a Pisa

Grazie all'intuizione di Carlo Ipata, la sezione mancante della seicentesca comédie-ballet “L'Amour malade” di Lully torna a risuonare. Ma l'autore è il parmense Marco Marazzoli.

Carlo Ipata e Auser Musici
Carlo Ipata e Auser Musici © Imaginarium Creative Studio

Le ricerche d'archivio portano spesso a scoperte inaspettate. Carlo Ipata stava approfondendo la figura del pistoiese Atto Melani (1626-1714), celeberrimo castrato che unì alla musica l'attività diplomatica per conto del cardinale Mazzarino, quando si trovò fra le mani una scena musicata dal parmense Marco Marazzoli, detto Marco dall'Arpa (1602-1662). Scena che corrispondeva nel testo al Prologo ritenuto perduto de L'amour malade, comédie-ballet di Jean Baptiste Lully, portata in scena alla corte francese il 17 gennaio 1657, annoverando tra i suoi danzatori il diciannovenne Luigi XIV, le Roi Soleil

Questa forma di intrattenimento, infatti, era un pastiche che fondeva musica strumentale, sezioni cantate e recitate, interventi coreografici più o meno complessi – i celebri ballet de cour - la cui esecuzione era un gradito passatempo dei membri della corte reale. Con grande profusione, va da sé, di scenografie imponenti e di lussuosi costumi.

Raffaele Pe e Maria Teresa Becci - Imaginarium Creative Studio

Un plagio d'autore

Evidente dunque che Lully si era impadronito della partitura di Marazzoli, utilizzandone la bella musica ed il libretto dalla sottile vena comica, che rappresenta Amore giacente malato e febbricitante... proprio perché afflitto d'amore. Cercano di guarirlo, in maniera più o meno maldestra, il Tempo, lo Sdegno e la Ragione, creando un intreccio che richiama la commedia dell'arte. La Ragione non sa che suggerire banalità; lo Sdegno propone addirittura di avvelenarlo con l'antimonio; solo il Tempo trova il rimedio giusto, cioè accantonare la malinconia lanciandosi nelle danze e facendosi cullare dalla musica. 

A questa sezione iniziale, cantata da quattro solisti, seguono convenientemente dieci brevi entreés destinate al ballo, già note da altre fonti. In tal modo Ipata ha potuto ricostruire L'Amour malade nella sua veste originale, la cui esecuzione avrebbe dovuto dare il via alla Stagione 2020/2021 del Teatro Verdi di Pisa sotto la sua direzione musicale, e sotto quella artistica di Lorenzo Maria Mucci. Questo, se non si fosse messo di mezzo il Covid 19.

Raffaele Pe, Maria Teresa Becci, Antonio Mandrillo e Yuri Guerra

Un'anticipazione, in attesa dello spettacolo vero e proprio

Rimandato lo spettacolo nella sua interezza a tempi migliori, la Fondazione pisana ha comunque voluto aprire le porte del suo teatro, seppure in maniera virtuale, anticipandone una parte consistente offerta in streaming sul suo sito e su YouTube

La parte strumentale è demandata all'orchestra Auser Musici, quella vocale al noto controtenore Raffaele Pe, destinatario del ruolo di Amore, e ad alcun giovani cantanti selezionati nell'ambito dell'Atelier di Formazione Il Gran Teatro del Mondo, progetto di avviamento professionale al canto barocco in residenza al Teatro Verdi. Sono il soprano Maria Teresa Becci (Ragione), il tenore Antonio Mandrillo (Sdegno) e il basso Yuri Guerra (Tempo), preparati dallo stesso Raffaele Pe e da Fernando Cordeiro Opa. 

Alla gustosa scena ad essi affidata, aperta da Ragione sui versi “Non fate rumore”,  e tutta caricata di linee melodiche di altissimo virtuosismo, fa seguito poi in questa anticipazione una breve suite strumentale di tre delle dieci entrées di Lully. Il video offre nella prima parte vari interventi dei protagonisti dell'operazione, tutti molti interessanti; se volete godervi solo la musica, andate al 37'.

 

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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