Classica

Pioggia maledetta, il concerto del Cantiere di Montepulciano rovinato

Al Cantiere Internazionle d'Arte 2018 il primo dei concerti dell'Orchestra del Royal Northern College of Music di Manchester, diretta da Roland Böer, interrotto a metà da una maledetta pioggerella 

Pioggia maledetta, il concerto del Cantiere di Montepulciano rovinato
© Irene Trancossi 

Sono i rischi delle esibizioni open air, bisogna pur metterli in conto. Ben lo sa il Cantiere Internazionale d'Arte di Montepulciano, che di performances all'aria aperta - fra musica, teatro e danza - ne organizza sempre una gran quantità. Specialmente nell'ariosa Piazza Grande che domina la città, e che costituisce da sola un palcoscenico suggestivo attraente. Amara è stata nondimeno la delusione per gli spettatori, quando alla ripresa della seconda parte del concerto serale qui diretto da Roland Böer - il responsabile artistico della manifestazione poliziana – una pioggia sottile sottile ma insistente ha costretto, anche per non mettere a repentaglio gli strumenti, all'inevitabile sospensione. Ed in un amen la piazza, già gremita di strumentisti e di spettatori, si è ahimé svuotata.

Spettatori ed artisti tutti delusi

I giovani membri dell'Orchestra del Royal Northern College of Music di Manchester – complesso in residence a Montepulciano da molti anni a questa parte, e costituito dagli allievi d'uno dei massimi conservatori inglesi – avevano preparato con la consueta meticolosità la base musicale che ha accompagnato, nella prima parte della serata, Mariangela Vacatello in una luminosa ed estroversa rilettura del Concerto n. 1 op. 11 di Fryderyk Chopin, pagina amatissima da ogni pianista. Esecuzione tutta giocata sulla piena cantabilità e sulla massima resa dei colori, con un virtuosismo ben dosato e mai fine a se stesso. Dopo l'esecuzione, applaudita con generosità, l'artista campana ha ricambiato gli applausi con un breve bis, il rapinoso Studio op. 10 n. 12 La caduta di Varsavia”.
 

Una seconda parte appena abbozzata

Sgombrato dal palco lo Steinway, fatta una breve pausa, il maestro tedesco ha dato l'attacco per il Concerto per orchestra di Béla Bartók, rutilante composizione ideata per mettere in vista le capacità tecniche dei componenti della Boston Symphony Orchestra, e modellata sulla struttura del classico concerto sei-settecentesco. Inizio più che promettente, per il nitore strumentale dimostrato: peccato che, giusto alle ultime battute del primo movimento Allegro non troppo/Allegro vivace, abbiano cominciato a cadere le prime gocce, presto trasformatesi in un flusso inarrestabile di fastidiosa pioggerellina. Ahimé, strumenti subito al riparo e tutti a casa, senza aver potuto apprezzare sino in fondo il lavoro d'un direttore di ben nota capacità, e d'una compagine giovanile molto affiatata.
 

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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