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Classica

La tastiera di Ivo Pogorelić al Mittelfest 2019

Il celebre pianista ha offerto, in chiusura del Mittelfest 2019, un saggio della sua arte nel silente spazio della Chiesa di San Francesco a Cividale del Friuli

La tastiera di Ivo Pogorelić al Mittelfest 2019

«Virtuoso è quel pianista che ha nelle mani tutto ciò che gli serve per esprimere la sua idea di musica»: lo ha detto Grigorij Sokolov, collega e coetaneo di Ivo Pogorelić, con il quale condivide la formazione nell'ambito della grande scuola russa – il primo a Pietroburgo, l'altro a Mosca - l'enorme dominio tecnico della tastiera, la maniacale cura esecutiva. Ed anche il repertorio non è dissimile, in verità, pur nelle ovvie differenze di stile e di carattere.

Alla ricerca del genio

Una trentina d'anni fa ci sobbarcammo una lunga trasferta per ascoltare Ivo Pogorelić a Pola. In patria, cioè, dato che, pur essendo nato a Belgrado, è croato in linea paterna. La madre era serba, quindi di un'etnia poi divenuta nemica. Ma nella pacifica Jugoslavia d'un tempo, quella titina, queste unioni erano all'ordine del giorno. Il viaggio ne valse la pena: ci colpì sopra tutto l'apollinea classicità, la padronanza delle proporzioni, la tecnica consapevole ed ineccepibile, la limpidezza e l'intensità delle sue esecuzioni. 

Pogorelic

 

Era l'epoca in cui, da bel tenebroso, si esibiva in jeans, solo dopo avrebbe adottato il frac. A distanza di anni, sono diventate più rare le apparizioni in Italia, alcune delle quali - concesse con generosità, va detto - per scopi umanitari. Quindi questo appuntamento offerto a Cividale dal Mittelfest 2019 non era il caso di perderlo. Ma, ahimè, gli anni passano, e lasciano il segno.

Passa il tempo, cambia lo stile

Già ad un concerto veneziano di qualche anno fa – s'era alla Fenice - lo ritrovammo diverso, e meno convincente. La conferma l'abbiamo avuta qui nella Chiesa di San Francesco. Suona sempre con lo spartito sul leggio ed il voltapagine, come fa da tempo. Per carità, la stessa abitudine l'aveva Sviatoslav Richter: però, questa è l'impressione, lo guarda poco e qualcosa comunque alla fine pare non quadri. 

 

Pogorelic a Lucerna, 2013

 

Pogorelić suona più smussato, più ripiegato su se stesso, con dinamiche che appaiono uniformi, ed una condotta generale ascetica, priva di slancio e fantasia, quasi disinteressata. Esegue di Bach la Suite inglese n. 3 in modo arruffato, esagerando col pedale in una sala già di per sé riverberante. Il Beethoven della Sonata n.11 op. 22 scorre anonimo e anodino, senza rivelare poco o nulla della sua fine grazia biedermeier

Ritroviamo per fortuna l'antica luminosa grandezza d'esecutore nelle due composizioni di Chopin: la Barcarolle in fa diesis op. 60 ed il Preludio in do diesis minore op. 45, brani i cui impasti armonici, le rarefatte sonorità, le tenui pennellate di colore escono bene dalle sue mani. Lo stesso pure nella suite Gaspard de la Nuit: la piccola suite di Ravel, decisamente ostica tecnicamente parlando, è un pezzo forte del suo repertorio, e non gli ha mai dato problemi. Ma inutile cercarvi la vera Poesia: oggi non troverete né quella dei versi di Bertrand, né quella di Ravel. 

 

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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