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Classica

I sei “intermedii” fiorentini de “La Pellegrina” presentati alle Innsbrucker Festwochen 2020

I sei “intermedii” che intercalavano “La Pellegrina”, commedia seicentesca di Girolamo Bargagli, sono straordinarie invenzioni teatrali e musicali, portate alle Settimane di Musica Antica di Innsbruck

I sei “intermedii” fiorentini de “La Pellegrina” presentati alle Innsbrucker Festwochen 2020

In un Seicento ormai inoltrato, Antonfrancesco Grazzini detto il Lasca - notaio e scrittore - constatava con agrezza che «un tempo si impiegavano gli intermedii per completare una commedia, ora invece si fa all'incontrario, scrivendo la commedia per gli intermedii". Era vero. Col passare degli anni s'era finito col prestare ben maggiore attenzione a questo piacevole genere d'intrattenimento - immaginifica mistura di teatro, poesia, musica e danza – ponendo sovente in secondo piano il testo teatrale che andava a intercalare. 

E' questo il caso dei più celebri intermedii che conosciamo, quelli creati per la commedia La Pellegrina di Girolamo Bargagli, rappresentati con le scene ed i costumi creati dall'inventiva inesauribile di Bernardo Buontalenti. L'occasione, le fastose nozze fiorentine fra il granduca Ferdinando I° de' Medici e Cristina di Lorena, celebrate con grande pomposità nel maggio 1589. 

Alicia Amo e Valerio Contaldo

Un trionfo di divinità, ninfe, muse 

Non a caso, i sei intermedii de La Pellegrina furono allora interposti anche in altre due differenti commedie: segno evidente della scarsa o nulla relazione con il testo accompagnato, ed allo stesso tempo indizio della grande attrattiva che essi suscitavano. L'argomento scelto è squisitamente mitologico, con grande profusione di divinità, ninfe, muse, demoni e quant'altro. Ed ovviamente non mancano i dovuti omaggi encomiastici agli illustri sposi. 

Sono tutti frutto di un fervido impegno collettivo, perché nati dalla fantasia di un quartetto di letterati capitanato da Ottavio Rinuccini, e dall'arruolamento di alcuni dei migliori compositori dell'epoca. Gente come Jacopo Peri, Giovanni Bardi, Giulio Caccini, Emilio de' Cavalieri; la parte del leone la fecero però Luca Marenzio con otto, e Cristofano Malvezzi con ben quindici dei trenta numeri musicali totali. 

Un dispiego eccezionale di forze musicali

Siamo alle Innsbrucker Festwochen der Alten Musik 2020. Il compito di concertare e governare questo imponente dispositivo vocale e strumentale non spaventa Eduardo Egüez, che sovraintende con condotta fermo, raffinatezza esecutiva, squisita flessibilità, massima varietà dei colori. 

Il liutista e direttore argentino - che non manca di imbracciare il suo strumento - ha portato con sé alla Haus der Musik il suo Ensamble La Chimera in organico pressoché quadruplicato: quella indicata nelle note che Malvezzi appose nell'edizione a stampa del 1591 degli Intermedii fiorentini è infatti un'orchestra barocca di dimensioni inusitate per l'epoca: due organi, due arpe, quattro ottoni, liuti, tiorbe, chitarre e chitarroni, flauti, salterio, una decina d'archi di vario calibro, e via di questo passo. Inutile dire che gli strumentisti radunati da Egüez mostrano di indubbia perizia, con punte di straordinario virtuosismo.

Eduardo Egüez e La Chimera

Dietro, sono allineati due versatili ed efficienti gruppi di madrigalisti: il Coro Voza Latina di Cremona, ed i coristi austriaci di Novo Canto. Si esprimono in tutte le combinazioni possibili: ora insieme, ora a gruppi variabili – vedi il trio delle Grazie – creando un supporto vocale flessibile e stilisticamente ineccepibile. 

Due le voci soliste. Il soprano Alicia Amo dipana con grande abilità gli intricati melismi delle sue arie, specie nella funambolica Dalle più alte sfere dell'Archilei. Il tenore Valerio Contaldo regala precisione e calore fusi insieme, con una vocalità cristallina e luminosa. Nel complesso, una serata decisamente memorabile. Anche perché, ai tempi del Covid 19, portare in scena un organico così imponente, in uno spazio ristretto, è segno di grande coraggio. E di speranza.

(concerto visto nella Haus der Musik di Innsbruck il 26 agosto 2020)
 

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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