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Classica

E' mancato Krzysztof Penderecki, il compositore classico amato dai registi e dalle rock star

Era forse il compositore contemporaneo più noto a livello mondiale, amato non solo dagli appassionati di musica classica, ma anche da un pubblico più vasto ed eterogeneo

Krzysztof Penderecki
Krzysztof Penderecki © Foto Bruno Fidrych

«Krzysztof Penderecki era il più grande, un compositore intensamente creativo, oltre che un uomo gentile e cordiale. Condoglianze alla sua famiglia ed alla Polonia, per l'enorme perdita per il mondo della musica». Così ha 'twittato' Jonny Greenwood - polistrumentista e compositore dei Radiohead, che nei lavori del notissimo musicista polacco ha spesso trovato motivi d'ispirazione - appena appresa la notizia della sua scomparsa, avvenuta dopo una lunga malattia il 29 marzo a Cracovia, all'età di 86 anni. 

Nella sua lunga carriera, ricca di riconoscimenti accademici e di onorificenze, Krzysztof Penderecki ha peraltro raggiunto una notevole popolarità internazionale non solo in veste di fertile compositore, ma anche per le presenze nelle sale da concerto, che dai primi Anni Settanta l'hanno visto alla guida anche compagini di prestigio come la London Symphony, la Philadelphia Orchestra, la New York Philarmonic.

Krzysztof Penderecki (New York Philarmonic, 2010)

Un talento musicale forte e precoce

Nato a Dębica il 23 novembre 1933, talento assai precoce, Penderecki si forma musicalmente al Conservatorio di Cracovia, dove poi insegnerà a lungo. Quale compositore, una notevole influenza hanno i corsi di Darmastadt, frequentati a più riprese; ma, affacciatosi sulla scena mondiale partecipando ai più frequentati festival d'avanguardia, eccolo trovare nel tempo uno stile personalissimo, in felice equilibrio tra post-modernismo e classicismo, impiegando un linguaggio originale, ardito ma non ostico, in cui spiccano la ricerca di inedite combinazioni timbriche e la sperimentazione di inusuali tipologie d'esecuzione.

L'esplorazione di nuove tecniche d'uso degli strumenti trova campo specie nella particolare attenzione agli archi, portandolo anche a collaborare con artisti come Mstislav Rostropovič, Isaac Stern e Anne-Sophie Mutter. L'inesausta ricerca musicale lo conduce negli Anni Sessanta dapprima all'impiego di elaborazioni elettroniche, come in Psalmus (1961), abbandonate in seguito a favore di reimpiego – sebbene sovente inusuale - degli strumenti tradizionali. Indubbi caratteri, nel successivo, lungo proseguo della carriera, un persistente eclettismo stilistico, un certo carattere tardoromantico, l'inclinazione ad inaspettate evocazioni/citazioni di precedenti storici. E, sopra tutto, quella poderosa intonazione etica e religiosa che permea molti dei suoi lavori.

Carriera fertile, ed un catalogo molto vasto

Se le prime composizioni recano ancora l'impronta dei ferienkurse di Darmstadt - vedi Anaklasis (1960), Dimensioni del tempo e del silenzio (1960), Trenodia per le vittime di Hiroshima (1962), i due Quartetti per archi (1962-68) – il suo linguaggio poi si scioglie da quei vincoli, evolvendosi man mano con la possente Passio et mors Domini Nostri Jesus Christi (1962-65), De natura sonoris (1966), il Capriccio per violino e il Dies Irae (1967), la Messa Slava (1968), l'opera I diavoli di Loudon (1969), le composizioni Utrenja I e II (1969/71) e Kosmogonia (1970), la prima e la seconda delle otto Sinfonie (1973 e 1980), la “sacra rappresentazione” Il paradiso perduto (1975-78).

Tra i lavori successivi ricordiamo il Te Deum ed il Lacrimosa (1980), il Requiem polacco (1984), le opere teatrali La maschera nera (1986) ed Ubu Rex (1991), la Serenade per archi (1997), il Concerto per piano e orchestra “Resurrezione” (2002), la Fanfarria real (2003), la Sinfonia n. 8 “Lieder der Vergänglichkeit” (2004), la Chaconne scritta per la morte di Giovanni Paolo II, figura alla quale era molto legato (2005), Powiało na mnie morze snów ed Ein feste Burg ist unser Gott per voci e strumenti (2010). L'ultima composizione pubblicata – la prima per piano solo - è Aria, Ciaccona & Vivace (2019). 

Ricordiamo infine il ricorrente uso cinematografico di musiche di Penderecki, come in L'esorcista di William Friedkin, Shining di Stanley Kubrick, I figli degli uomini di Alfonso Cuaròn, Shutter Island di Martini Scorsese. Per ultimo, inserite anche nelle serie TV americana Twin Peaks del 2017.

 

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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