Classica

Dvořák, Suk ed un rivale di Mozart: il concerto che sigla il Festival delle Nazioni 2018

Si è concluso in San Domenico, con una bella serata sinfonica, il Festival delle Nazioni 2018 dedicato alla Repubblica Ceca

Jan Talich al violino e l'Orchestra Filarmonica della Boemia Meridionale
Jan Talich al violino e l'Orchestra Filarmonica della Boemia Meridionale

Considerati la qualità dell'offerta ed i numeri raggiunti – presenze ed incassi hanno superato i già ragguardevoli risultati dell'edizione dello scorso anno dedicata alla Germania – Città di Castello ed il Festival delle Nazioni possono essere soddisfatti. Quest'anno toccava alla Repubblica Ceca, paese che, quanto a musica classica, vanta una tradizione meno antica d'altri – Boemia, Slesia e Moravia restarono a lungo satelliti della confinante Austria – ma pur sempre ragguardevole. Specie se si evoca il nume tutelare di Antonin Dvořák il quale, prendendo il testimone da Bedřich Smetana, diede massimo lustro alla scuola nazionale ceca.

Un omaggio al maggiore compositore boemo

Ed infatti due sue composizioni le troviamo nel bellissimo concerto conclusivo, offerto dall'Orchestra Filarmonica della Boemia Meridionale – la sua sede è nell'incantevole città di České Budějovice - diretta con eleganza e maestria da Jan Talich. Ed erano la Romanza per violino ed orchestra op. 11 e la Suite ceca op. 39. La prima, una rielaborazione dell'Andante del giovanile Quartetto per archi n. 5, è una pagina luminosa dal vago andamento di ballata, dove il caldo appoggio dell'orchestra sostiene le volute sonore del violino, qui imbracciato dallo stesso Talich: eccellente violinista prima ancora che direttore, e quindi in grado di esaltarne il procedere passionale e melanconico allo stesso tempo. 

La più frequentata Suite ceca op. 39 – eseguita dall'orchestra boema con buona ricchezza di colori - inaugurava il “periodo slavo” di Dvořák preludendo, con i suoi cinque movimenti di danza intrisi di melodie e ritmi di sapore teneramente popolare, alle celebri Danze slave op. 46 e 72. Esecuzioni magistrali, specie nel serico velluto degli archi.
 

Un panorama della musica ceca dal '700 al '900

In apertura, il dono di una solare Sinfonia in sol minore di F.A.Rössler - più conosciuto nell'italianizzato nome di Francesco Antonio Rosetti - che in vita godette di fama pari a quella di Mozart. Fama in gran parte ben meritata, a giudicare dalla qualità di questa e di altre sue composizioni. Nel cuore della serata, la breve ma ardente Meditazione sull'antico corale ceco di San Venceslao del violista e compositore Josef Suk, allievo ed erede spirituale di Dvořák, del quale sposò la figlia maggiore. 

Concepito nel 1914 per quartetto d'archi, il brano venne poi trascritto per piano, per organo e quindi per orchestra d'archi, divenendo presto assai popolare ed amato. Al punto da assumere la valenza, durante l'occupazione nazista, di un vessillo musicale nazionale. Due esecuzioni impeccabili... e questa sarebbe un'orchestra 'minore' nel panorama musicale del suo paese. Ma a tutti è apparsa una compagine di rango superiore. Ahi, ahi, quanta invidia!

 

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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