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Classica

Deludente lo “Stabat Mater” di Pergolesi alle Innsbrucker Festwochen 2020

La serata focalizzata sull'ambiente musicale napoletano di metà '700 inizia bene, ma finisce male. Colpa di uno “Stabat Mater” di Pergolesi eseguito con spirito teutonico. E di voci non tutte all'altezza.

Deludente lo “Stabat Mater” di Pergolesi alle Innsbrucker Festwochen 2020
©  Michael Venier

Pareva una serata invitante e ben strutturata, quella offerta alla Haus der Musik di Innsbruck, nel quadro del Festival di Musica Antica 2020, dal Freiburger BarockConsort: vale a dire Petra Müllejans e Christa Kittel ai violini, Werner Saller alla viola, Stefan Mühleisen al violoncello, Matthia Müller al violone, Lee Santana alla tiorba e Torsten Johann al cembalo. Apprezzabile per la scelta di musiche dai tratti stilisticamente e cronologicamente omogenei, in quanto legate alla grande scuola napoletana ed agli anni centrali del '700. 

Due i brani strumentali in programma, il luminoso Concerto n. 7 in do maggiore di Francesco Durante, ed il poco noto Concerto in re maggiore di Nicola Fiorenza. Brano, quest'ultimo, nel quale il violoncello appare investito di un ruolo “obbligato”, tanto da poterlo considerare un brillante concerto solistico: e qui Stefan Mühleisen ha potuto mostrare tutta la perizia e la finezza del suo archetto.

Freiburger BarockConsort (foto Michael Venier)

Napoli, fucina di talenti d'eccezione

Bravura che è servita anche nelle due composizioni per soprano, contralto e basso continuo tratte dai Sei duetti latini sulla Passione di Nostro Signore Gesù Cristo di Nicola Antonio Porpora - brani di una devozione un po' esteriore - che prevedono un ruolo concertante proprio del cello. I duetti scelti erano Crimen adae quantum constat e Rigate lacrimis: qui intervenivano le voci del soprano norvegese Marianne Beate Kielland e del contratenore francese Christophe Dumaux. 

Abbastanza attraente nel colore ed assai agile, oltre che stilisticamente aderente la prima; decisamente inadeguata la seconda, metallica nel timbro e corta negli acuti, ed alquanto povera di armonici; ma sopra tutto priva di quel tipico spessore di velluto che dovrebbe possedere un tal registro vocale. Al punto da far rimpiangere la presenza un 'vero' contralto femminile.

Marianne Beate Kielland e Christophe Dumaux (foto Michael Venier)

Lo Stabat Mater, estremo lascito di Pergolesi

Estremamente deludente è stato ahimé lo Stabat Mater di Pergolesi che concludeva la serata. Intanto, l'organico del Freiburger BarockConsort è troppo esiguo, troppo asciutto per sostenere degnamente una composizione dal carattere intimistico, certo, ma che pure necessita di una ragionevole sezione d'archi.

Senza scomodare il celebre Stabat di Abbado, con le voci emozionanti della Gasdia e della Valentini-Terrani, basta ascoltare ad esempio l'esecuzione a cura di Nathalie Stutzmann con un inappuntabile Jaroussky (disponibile in YouTube), per farsene un'idea. 


Non si avvertivano poi, nell'insieme, due cose assolutamente fondamentali. Primo punto, mancava quel senso di calda religiosità, di cordoglio, di intima partecipazione al lacerante, umanissimo dolore della Madonna per il Figlio crocifisso, che i commoventi versi di Jacopone da Todi e la straordinaria musica di Pergolesi hanno saputo esprimere. Al contrario, si avvertiva come un'atmosfera di distacco - verrebbe da dire di parca religiosità luterana - in una esecuzione sbadata, gelida, priva delle giuste emozioni. 

Secondo punto, non si intravedeva una vera concertazione, né una apprezzabile visione d'insieme, né un comune sentire tra l'ensamble e le voci. Per le quali vale quanto detto sopra: accettabile quella della Kielland, deprecabile quella di Dumaux. Con due momenti in particolare veramente da dimenticare: il petulante Eja mater del francese, ed il successivo duetto Fac ut ardeat dove la fuga delle due linee vocali sfociava in un incredibile coccodè da pollaio. Questo il nostro pensiero. Tuttavia il pubblico, a dire il vero, ha elargito generosi applausi a tutti.

(Concerto visto il 27 agosto 2020 alla Haus der Musik di Innsbruck)
 

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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