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Classica

Bruno Maderna 1920–2020: il ricordo di un grande musicista

A cento anni dalla nascita, un breve profilo del grande compositore e direttore veneziano, a cento anni dalla nascita.

Bruno Maderna
Bruno Maderna

La Fondazione Teatro La Fenice di Venezia di recente ha pubblicato on line lo struggente Requiem per soli, coro e orchestra composto da Bruno Maderna nel 1946 tra le macerie della Seconda Guerra mondiale; l'esecuzione è quella della prima assoluta postuma del 2008, diretta a Venezia da Andrea 
Molino, quale doveroso omaggio al compositore e direttore d'orchestra nel centenario della nascita, avvenuta nella città lagunare il 21 aprile 1920, e porge l'occasione per ricordare qui brevemente la figura di uno dei massimi protagonisti dell’avanguardia musicale europea della seconda metà del Novecento.

Talento precoce, e purtroppo anche la morte

Talento precocissimo - figlio del musicista Umberto Grossato, iniziò ad esibirsi come violinista nell'orchestrina d'intrattenimento paterna già dall'età di 7 anni - il giovane Bruno volle più tardi poi adottare come nome d'arte il cognome della madre, Carolina Maderna. 


Iniziò ancora adolescente gli studi di composizione privatamente con Arrigo Pedrollo, per poi proseguire dal 1937 la sua formazione in conservatorio, diplomandosi infine nel 1940 a S. Cecilia in Roma. Si perfezionò poi alla Chigiana di Siena con A. Guarneri, ed a Venezia con G. F. Malipiero il quale gli affidò dal 1948 al 1952 la cattedra di composizione al Conservatorio veneziano. Risale a questo periodo il perfezionamento in composizione con H. Scherchen, che lo introdusse alla tecnica dodecafonica e lo avviò ai Ferienkurse für Neue Musik di Darmstad.

La carriera di direttore d'orchestra, nella quale acquisì presto stima e fama internazionale, comincia nel 1950 con un concerto a Monaco, muovendosi sempre in un repertorio assai vasto ed eclettico che spaziava dal barocco alla contemporaneità. Dal 1961 al 1966 diede vita all'Internationales Kranichsteiner
Kammer-Ensemble, condividendone con Pierre Boulez la gestione. Nel 1972, un anno prima della morte, assunse la carica di direttore principale dell'Orchestra della RAI di Milano.


Dal 1949 iniziò sua collaborazione a Darmstadt, in corsi estivi presto famosi per la sua abilità di docente, ma anche per la sua spregiudicata interpretazione della teoria dei dodici suoni. Successivamente, nel 1957/58, insegnò dodecafonia al Conservatorio di Milano; dal 1960 al 1962 tenne seminari a Davon in Inghilterra, presso la Dartington International Summer School. Volgendo la sua attenzione alla musica elettronica, nel 1955 Maderna aveva fondato alla RAI di Milano, in collaborazione con Luciano Berio, Roberto Leydi, Luigi Rognoni e con il supporto tecnico di Marino Zuccheri, un celebre Studio di 
Fonologia.

Un compositore poliedrico

Dopo gli inizi quasi neoclassici, come nella limpida Serenata o nel Requiem datati 1946, con l'arrivo a Darmstadt Maderna si accostò alle tecniche seriali, adottandone i relativi rigidi processi di proliferazione e di permutazione, ma palesando una certa inclinazione antimeccanicistica, con l'impiegare curiosi ed originali procedimenti grafici nell'annotazione musicale. Al primo periodo di Darmstadt risalgono composizioni come la Fantasia e fuga per due pianoforti (1949), lo Studio per “Il Processo” di Franz Kafka (1950), la schönberghiana Serenata n. 2 (1954), il fondamentale Quartetto del 1955 ed l'antagonistico Concerto per piano ed archi del 1959.

Continuo indagatore di nuove tecniche compositive, in lui fu assidua, come in altri colleghi contemporanei, la sottile indagine di emissioni e combinazioni timbriche inedite, come si evidenzia nella minimalistica, audace Aulodia per Lothar per flauto e chitarra (1965) e nella Grande Aulodia per flauto e orchestra (1970) scritte per S. Gazzelloni. Più avanti, la sua  personalità prese ad oscillare fra notazione tradizionale e scrittura aleatoria, come in Juilliard Serenade per piccola orchestra (1971), e Dialodia per due flauti (1973).

Maderna con Luciano Berio (Olanda, 1972)


Il suo appare un fertile cammino di sperimentalismo, di ricerca plurilinguistica, di osmosi tra stili e materiali diversi, che nulla voleva precludersi mettendo a frutto le impressioni più varie molteplici, tra citazioni arcaiche e classiche, parodie jazzistiche e uso di motivi popolari (come in Composizione in tre tempi del 1954).

Genere un tempo assai apprezzato, il radiodramma vide Maderna presentare alla RAI titoli opere come Il mio cuore è nel Sud (1950), Ritratto di città (1954, a 4 mani con L. Berio), Amor di Don Perlìmplin (1961). La “lirica in forma di spettacolo” Hyperion (Venezia, 1964) per voce recitante e piccolo ensemble, e l'opera da camera Satyricon (1973, presentata postuma a Scheveningen nel 1976), evidenziano forse al meglio quel suo linguaggio composito e tormentato, in bilico tra sofferto e ripiegato lirismo, ricorso a lineari melodie dal sapore ancestrale, ed una strumentazione che sembra ispirarsi – come in altre sue opere - al caos prepotente del mondo al lui contemporaneo. 

Satyricon, Salisburgo 2018


Fra le ultime creazioni, pagine solistiche come Pièce pour Ivry e Viola del 1971 – per violino e per viola – estrosamente poggianti su episodi e dettagli che l'interprete deve montare insieme; Aura e Biogramma per grande orchestra del 1972, anno in cui apparve anche Ages "invenzione radiofonica" per voci, coro e orchestra su nastro, che gli valse il “Premio Italia”; il cameristico Giardino religioso (1972) ed il Concerto per oboe e orchestra (1973). Maderna compose pure le colonne sonore di vari film, da Sangue a Ca' Foscari (1947) a La morte ha fatto l'uovo (1968).

Bruno Maderna insegnò anche al Mozarteum di Salisburgo, tenendovi seminari tra il 1967 e il 1970. Nell'ultimo periodo di vita trascorse molto tempo negli USA, dirigendo ed insegnando alla Juilliard School di New York ed al Berkshire Music Center di Tanglewood, dove nel 1970-71 fu responsabile del Festival di Musica Contemporanea. Apprezzato animatore di master di composizione in molte sedi internazionali, la sua sede d'elezione - quella con cui mantenne un rapporto stretto e continuativo – fu comunque l'Internationales Musikinstitut di Darmstadt. Al punto da assumere nel 1970 la cittadinanza di quella città, dove morì il 13 novembre 1973, a causa di un cancro ai polmoni diagnosticatogli pochi mesi prima.

 

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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