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Cinema

Nureyev: The White Crow - Il volo del "Corvo Bianco"

Terzo film da regista per l'attore inglese Ralph Fiennes, Nureyev – The White Crow riesce nella difficile prova di riassumere vita, genio e sregolatezza del leggendario ballerino russo.

Rudolf Nureyev
Rudolf Nureyev

Basato sull'omonima biografia di Julie Kavanagh, Nureyev – The White Crow è la terza prova da regista dell'attore inglese Ralph Fiennes. Uscito a giugno relativamente in sordina rispetto a biopic più altisonanti, la pellicola di Fiennes merita un recupero che ora è possibile grazie alle edizioni home video targate Eagle Pictures.

Il “Corvo Bianco”

Rispettoso del “personaggio” Rudolf Nureyev e quasi calligrafico nella messa in scena, Nureyev – The White Crow di Ralph Fiennes riporta nei confini di genere il biopic, dopo le deviazioni barocche e kitsch di Bohemian Rhapsody e Rocketman. E’ forse questo approccio classico, oltre al portare in scena un’arte non propriamente per le masse quale è il balletto, ad averne condizionato - ingiustamente – lo scarso riscontro delle platee. Di fatto, Nureyev traccia un percorso che porta dall’infanzia all’ascesa al successo del “Corvo Bianco” (interpretato con funzionale distacco dalla star del balletto Oleg Ivenko), intersecando senza soluzione di continuità i fatti salienti della vita del giovane Rudolf.

Oleg Ivenko e Ralph Fiennes

Tre atti per una vita

Dei tre piani temporali che si incrociano nel film di Ralph Fiennes, forse il meno coinvolgente è proprio quello dedicato all'infanzia. Momento certamente fondamentale nella formazione (anche psicologica, ovviamente) del ballerino, perde però in interesse di fronte alla rappresentazione del Nureyev adulto, sia durante gli anni di apprendimento dell'arte della danza a Leningrado sotto la guida di Alexander Pushkin (Fiennes stesso), sia rispetto - e soprattutto – al periodo parigino.

In Russia, Nureyev fa sue le intuizioni di Puskin (meno importanza alla tecnica e maggior spazio alla storia che quei gesti vogliono raccontare) e le rinnova, portando ad un livello superiore il ruolo maschile nel balletto, che diventa così - da freddo esercizio di perfezione -, reale esigenza di espressione artistica. Ma è nella citta francese che il giovane Rudolf, a contatto con altre e differenti forme d'arte (alta, al Louvre, e “popolare” al Moulin Rouge), capisce che è possibile – e che desidera - una vita artistica al di fuori dei rigidi confini della Russia. Tanto da decidere, in quella che è la parte migliore del film, di richiedere asilo politico in Francia.

Oleg Ivenko

Gran finale

E’ in quest’ultimo terzo di pellicola che il coinvolgimento diventa più forte, segno che il regista è in grado di gestire senza problemi sia elementi introspettivi, sia le regole che contraddistinguono la suspence. Dove però fallisce Nureyev – The White Crow  (a questo punto, viene da pensare che lo faccia volontariamente), è nel tralasciare quanto importante sia stata la figura della ballerino russo nelle battaglie culturali del XX secolo, limitandosi a mostrare un Rudolf Nureyev giovane e ribelle, impetuoso e caparbio nell'applicare il rigore sovietico ad un'arte dominata da regole, ma per definizione “libera”, come il balletto.
 

Perché vederlo
Soprattutto per conoscere una parte della storia personale e artistica di Rudolf Nureyev, sicuramente meno appariscente o glam rispetto a quelle dei biopic più in voga, ma dal valore assoluto indubbiamente più importante.

Perchè non vederlo
Spesso nella precisione calligrafica di regia e scrittura, viene meno l'empatia verso il personaggio Nureyev. Se si è in cerca di una storia emotivamente coinvolgente, di fronte a una narrazione spesso fredda e cerebrale si rischia la delusione.

 

Alessandro Bronzini

  CAPOREDATTORE

“Bronz” (a parte i genitori, a memoria d'uomo pare che nessuno l'abbia mai chiamato Alessandro) è cultore di cinema: sacro il quartetto Walter Ma...

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