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Cinema

Martin Eden - Un ambizioso viaggio nel '900 guidati dal marinaio Luca Marinelli

Premiato con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile al 76ª Festival di Venezia, la pellicola di Pietro Marcello trasporta nell’Italia del ‘900 l’omonima opera dello scrittore Jack London.

                                                                                                   Luca Marinelli
                                                                                                   Luca Marinelli

Ad una settimana dalla 76ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, che cosa ci rimane? Sicuramente tra le proiezioni più interessanti che hanno attirato critici e addetti ai lavori c'è Martin Eden di Pietro Marcello

Film per il quale il protagonista Luca Marinelli é stato premiato con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile. Al suo secondo lungometraggio, il regista casertano di Bella e perduta si cimenta in una sfida ambiziosa: trasportare nell’Italia del ‘900 l’omonima opera dello scrittore Jack London.

Cultura e consapevolezza

Nella Napoli degli inizi del XX secolo, Martin (un bravissimo Marinelli) é un proletario individualista senza istruzione che si arrangia come può per “campare”, facendo all'occorrenza anche il marinaio. Per puro caso si imbatte, anzi si batte per Arturo (Giustiniano Alpi) il rampollo di una famiglia borghese. Questo evento apre le porte di un mondo sino a quel momento a lui sconosciuto. Incontra Elena (Jessica Cressy), la sorella di Arturo e se ne innamora perdutamente. Per essere degno dell'amore della ragazza, Martin decide di iniziare il suo viaggio più complesso all’interno della cultura. La conoscenza risveglia in lui una nuova consapevolezza di se stesso che lo porta a decidere di diventare uno scrittore: ma é una strada tutta in salita.

Luca Marinelli e Jessica Cressy

Tra presente e futuro

Attraverso una narrazione divisa in due - come lo stesso libro di London – in un prima e dopo, in un presente e futuro, il film di Marcello piega senza problemi le regole temporali in funzione del racconto, accostando elementi che “non dovrebbero stare nella stessa inquadratura” - una tecnica già utilizzata nel suo acclamato documentario Bella e perduta - e creando un piacevole smarrimento visivo nello spettatore.

Tuttavia la seconda parte del film sembra meno riuscita e lo stesso Marinelli risulta quasi una caricatura del suo personaggio iniziale. Nonostante questo, il buon lavoro della prima parte, sul quale si regge tutta l'opera, premia Martin Eden, che affascina e cattura per la sua straordinaria evoluzione. La stessa evoluzione che sarà direttamente collegata al disincanto ed alla critica della società del protagonista.

"Ispirandoci liberamente al romanzo di London abbiamo letto Martin Eden come un affresco capace di anticipare le perversioni e i tormenti del Novecento e i suoi temi cruciali: il rapporto tra individuo e società, il ruolo della cultura di massa, la lotta di classe'' 

Pietro Marcello

Ed é esattamente così, l'opera risulta estremamente attuale ed in grado di tenere lo spettatore agganciato attraverso "luoghi non luoghi", amalgamando abilmente montaggio e musiche, fino a creare dei “paradossi cinematografici” e riuscendo così a mostrare un autentico ed attuale affresco del secolo scorso.


Perché vederlo?
Per la sua originalità narrativa, Martin Eden è sicuramente consigliato a chi è maggiormente propenso alle rotture degli schemi e a nuovi modelli cinematografici.

Perché non vederlo?
Se si crede che una narrazione debba seguire una linea temporale rigida, il film di Pietro Marcello potrebbe riservare più di una perplessità ai puristi delle trasposizioni cinematografiche dei romanzi.
 

Articolo di Rachele Nesearab