Cinema

Gina Lollobrigida, “la donna più bella del mondo”

Il cinema internazionale piange Gina Lollobrigida, una delle attrici italiane più celebri di sempre

 Gina Lollobrigida
 Gina Lollobrigida © Brendan Hoffman/Getty Images

È morta Gina Lollobrigida, una delle attrici italiane più celebre di sempre: aveva 95 anni. Con lei si è chiusa una pagina indimenticabile della storia cinematografica d’Italia e del mondo. Gina Lollobrigida sorrideva all’età con signorilità, evitando di mascherare i segni del tempo, che avanzava senza mai farla sentire âgé.

La “maggiorata” ante litteram

Nel suo caso, la bellezza prorompente non era disgiunta dal fascino, dall’arte della seduzione, dal carisma, dalla personalità. Vittorio De Sica, in Altri Tempi, coniò per lei il termine “maggiorata” ma, nell’immaginario collettivo, fu sempre la Bersagliera, identificata nel personaggio povero e dal cuore d’oro, mentre nel privato aveva un carattere deciso e battagliero, sinonimo d’emancipazione femminile.

Gina Lollobrigida nel 1969
David Cairns/Daily Express/Hulton Archive/Getty Images

Dai fotoromanzi al cinema

Luigia Lollobrigida nacque a Subiaco, vicino Roma, il 4 luglio 1927. Nel 1947 si piazzò seconda classificata a Miss Roma, concorso che le spalancò le porte di Miss Italia, dove si classificò terza. Già nel 1945 venne scrittura nella pièce teatrale Santarellina di Eduardo Scarpetta, nel minuscolo Teatro della Concordia di Monte Castello di Vibio. Nel 1947, con lo pseudonimo di Diana Loris, interpretò uno dei primi fotoromanzi italiani.

Gina Lollobrigida a Roma, 2 luglio 1964
(AP Photo/Girolamo di Majo)

I primi passi e la consacrazione all’estero

Il magico mondo del cinema vide inizialmente la “Lollo” comparsa e controfigura. I primi risultati giunsero nel 1949 con Campane a martello di Luigi Zampa seguito da Achtung! Banditi! di Carlo Lizzani. Il successo esplose con “Fanfan la Tulipe” di Christian-Jaque del 1952, film vincitore dell’Orso d'Argento al Festival di Berlino che la consacrò in Francia.

Da qui cominciò una carriera che la portò a vincere un Golden Globe, sette David di Donatello e due Nastri d’Argento.

Gina Lollobrigida su una Vespa nel Morden Hall Park, nel Surrey, 1952
Ron Case/Keystone/Getty Images

Una carriera tra David e Golden Globe

Dopo Altri tempi di Alessandro Blasetti, lavorò nuovamente al fianco di De Sica vestendo i panni della Bersagliera in Pane, amore e fantasia di Luigi Comencini, premiato con il Nastro d'Argento a Berlino, cui seguì Pane, amore e gelosia. Rifiutò il terzo capitolo della saga e la sua parte fu affidata alla storica “rivale” Sophia Loren. 

La sua voce, portata naturalmente alla lirica, l’aiutò a impersonare il soprano Lina Cavalieri nella pellicola La donna più bella del mondo, accanto a Vittorio Gassman, vincendo il David di Donatello come migliore attrice protagonista.

Gina Lollobrigida con un set di valigie nel 1955
Charron/Hulton Archive/Getty Images

 

Burt Lancaster e Gina Lollobrigida al Cirque d'Hiver a Parigi nel 1955
BIPS/Getty Images


Negli anni Cinquanta sbarcò a Hollywood, su invito del miliardario Howard Hughes. Risalgono a quel periodo Il tesoro dell'Africa, di John Huston, con Humphrey Bogart e Jennifer Jones; Il maestro di Don Giovanni con Errol Flynn; Trapezio, con Burt Lancaster e Tony Curtis; Il gobbo di Notre Dame, con Anthony Quinn; Sacro e profano, con Frank Sinatra; Salomone e la regina di Saba, con Yul Brynner. Nel 1961 vinse un Golden Globe per Torna a settembre, con Rock Hudson e Sandra Dee.

L’anno seguente fu insignita di un David di Donatello e un Nastro d’Argento per il ruolo di Paolina Bonaparte in “Venere imperiale” di Jean Delannoy. Nel 1964 recitò assieme a Sean Connery e nel ‘68, per “Buonasera, signora Campbell” con Telly Savalas e Shelley Winters, si trovò in lizza per un altro Golden Globe e vinse il suo terzo David di Donatello.

Gina Lollobrigida, 27 febbraio 1967
Terry Disney/Daily Express/Hulton Archive/Getty Images

Copertine e incontri importanti

Nel corso della sua carriera, la “Lollo” collezionò circa seimila copertine sulle più prestigiose riviste di tutto il mondo. Posò per scultori come Giacomo Manzù e per maestri della fotografia come Epstein. Conobbe Marilyn Monroe, evento che la stampa americana intitolò “incontro tra la Venere bionda e la castana”. Venne ricevuta alla Casa Bianca dal presidente Eisenhower, che la leggenda narra l’abbia accolta con le parole ”lieto di vedere l’Italia prospera”.

Gina Lollobrigida all'hotel Savoy di Londra, 5 gennaio 1970
David Cairns/Daily Express/Hulton Archive/Getty Images

 

Gina Lollobrigida e il suo libro fotografico Italia Mia a Parigi, 25 ottobre 1973
Keystone/Hulton Archive/Getty Images

Una “solitudine ricercata”

Dagli anni ’70 Gina Lollobrigida iniziò una nuova vita e, attingendo al passato scolastico all’Istituto delle Belle Arti, si dedicò alla fotografia e alla scultura, campi dove riscosse notevole successo.

Ebbe un percorso privato e affettivo non facile. Negli ultimi anni tramutò la residenza sull’Appia Antica nella roccaforte di una solitudine ricercata, per quanto sempre sotto i riflettori. Si allontanò, con strascichi legali, anche da Andrea Milko Skofic jr, il figlio avuto con un medico sloveno dal quale divorziò agli inizi degli anni Settanta, e dal nipote Dimitri. Furono molto chiacchierate le vicende personali e di lavoro con il giovane factotum Andrea Piazzolla, così come il presunto matrimonio, sempre negato dall’attrice, con l’imprenditore spagnolo Francisco Javier Rigau

Gina Lollobrigida con la sua stella sulla Hollywood Walk of Fame, Los Angeles, 1 febbraio 2018
JB Lacroix/ WireImage

 

Gina Lollobrigida premiata con un David di Donatello dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel 2016 a Roma
ANSA/ ETTORE FERRARI

Riconoscimenti

Per i suoi meriti artistici, Gina Lollobrigida divenne Grand’Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana e nel 1999 Ambasciatrice di buona volontà della FAO. La Francia la volle, nel 1985, Ufficiale dell’Ordre des Arts et des Lettres, mentre nel 1992 ricevette la prestigiosa Légion d’Honneur dalle mani del Presidente François Mitterrand, che la definì “artiste de valeur”.