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Arte fuori dal palco

Teatro in libreria: L'opera, una droga senza effetti collaterali. Se non per il taccuino

C'è chi va a caccia, chi a pesca, chi s'affanna a fare footing ogni dì, chi si svena alle slot machines. E chi, in perdurante crisi compulsiva, non può fare a meno della sua abituale dose di melodramma.

Teatro in libreria: L'opera, una droga senza effetti collaterali. Se non per il taccuino

Come viva il suo monopolizzante interesse Alberto Mattioli, giornalista e critico del quotidiano La Stampa, lo si capisce subito dalle prime righe di Pazzo per l'opera (sottotitolo eloquente: Istruzioni per l'abuso del melodramma) edito da Garzanti come i suoi precedenti libri Meno grigio, più Verdi e Il Gattolico praticante.

Eccolo infatti recitare subito il suo Credo: «O una passione è esagerata, oppure è soltanto un hobby. Deve durare per una vita e riempirla tutta, smodata e iperbolica, eccessiva e ossessiva, maniacale e totalizzante. Del resto, in questo caso si parla di melodramma: come volete che si conservi la moderazione dove trionfa l'esagerazione?»

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Emiliano per nascita, melomane per formazione

E' inseguendo questa divorante (e per di più costosa) passione che Mattioli, nato nel 1969 in quel di Modena – città lirica per eccellenza, patria della Freni e di Pavarotti, e sede d'un teatro di antica e solida tradizione – un po' per passione, un po' per mestiere ha frequentato in lungo e in largo moltissime delle maggiori sale del mondo, acquisendo non solo un'indubbia competenza, ma arrivando ad accumulare sinora poco meno di 1800 recite, in una militanza attiva che va dalla metà degli anni Ottanta sino ad oggi.
Record peraltro vicino a quello di chi vi scrive, che però ha il vantaggio d'aver cominciato qualche anno prima...

Alcina, Salisburgo 2019 (foto Matthias Horn)


Frutto benefico di inesauste frequentazioni di teatri e di festival estivi, come pure di preziose amicizie artistiche, Pazzo per l'opera si presenta convenientemente scandito al pari di un melodramma: una ouverture, cinque atti, quattro intervalli ed altrettanti finali. Ma, volendo, lo si può leggere tranquillamente anche a salti. 

Pur mutando l'ordine degli addendi, il risultato – in questo caso una lettura estremamente intrigante – non cambia. Ed una certa sacrosanta vena polemica – vedi i giudizi tranchant sulle idiosincrasie (ed idiozie) del cosiddetto Melomane Medio, o dello spettatore nostalgico del rétro – impone un ritmo vorticoso alla ricchezza dei temi trattati, tra riflessioni assennate e battute spiritose. 

Stiffelio, Parma 2017 (Foto Roberto Ricci)

Si sorride, e si ragiona con serietà

Nell'ottica pienamente condivisibile che i teatri non sono musei, ma realtà che devono mantenersi vive ed attive, immerse nell'attualità, nutrendosi di avventure, di scoperte e riscoperte senza timore di contraddizioni e deviazioni, le pagine di questo bel libro offrono assai all'appassionato d'opera. 

Resoconti di spettacoli (memorabili, ma a volte anche deludenti), con tanto di elenco ragionato dei cento considerati migliori fra quelli da lui visti dal 1985 ad oggi. Ricordi di personaggi influenti – come Rodolfo Celletti, controversa ma fondamentale figura di vociologo – ma sopra tutto di celebri interpreti. Con profili a volte più ragionati, come quelli dell'inaffondabile Gruberová e della mitica Callas (partendo dal lapidario assioma «i cantanti d'opera si dividono in due categorie, la Callas e gli altri»). 

Simone Boccanegra, Venezia 2014 (foto Michele Crosera)


Oppure brevi e fulminei come quello del “Topone” Placido Domingo («immaginare il teatro senza di lui è impossibile, c'è sempre stato e sempre ci sarà»). E poi curiose e dilettevoli descrizioni di eventi e di luoghi come l'Arena di Verona, Macerata, Martina Franca, Pesaro, l'affollata Salisburgo, la mondana Glyndebourne o la sacrale Bayreuth.

Imperdibile il capitolo (o meglio, l'Atto primo) intitolato Registi, vil razza dannata, in cui l'assioma di base è che sì, esistono drammaturgie ligie alla 'tradizione' (a quale 'tradizione' bisogna vedere, se essa stessa cambia nel tempo!) ed altre decise a tradirla; ma che solo certe provvidenziali regie sanno cogliere l'essenza intima ed il vero significato di un'opera, conseguendo i risultati migliori. 

L'empio punito, Pisa_2019 (foto Imaginarium Creative Studio)


Anche perché quello che subito sembra rivoluzionario e dirompente – un esempio per tutti, il metafisico Ring di Patrice Chéreau – viene pian piano metabolizzato, sino a divenire decenni dopo un 'classico' dai risvolti persino tranquillizzanti. Spetta quindi ad altri nuovi talenti il compito di dar fuoco alle micce.
 

Pazzo per l'Opera - Istruzioni per l'abuso del melodramma
di Alberto Mattioli
Editore: Garzanti
Pag. 216 – € 16,00

 

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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