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Arte fuori dal palco

Teatro in libreria: “Il teatro alla moda” di Benedetto Marcello compie tre secoli

Uscito a Venezia nel 1720 dalla penna del compositore Benedetto Marcello, il libro “Il teatro alla moda” conserva integra la sua carica dirompente. Lo ripubblica ora Diastema Editrice.

Il teatro alla moda
Il teatro alla moda

Sono trascorsi giusto tre secoli da quando Benedetto Marcello (1686-1739) pubblicò a Venezia il pamphlet satirico intitolato Il teatro alla moda o sia Metodo per ben comporre ed eseguire l'opere italiane in musica all'uso moderno

Sul frontespizio non era citato né l'autore, né l'editore, ma ognuno sapeva che era frutto della vena polemistica del nobile dilettante di musica, severo autore di musica strumentale e sacra. Ristampato numerose volte anche fuor di Venezia, incontrò grande diffusione, e viene inevitabilmente citato ancor oggi in ogni testo che tratti del melodramma settecentesco. 

Un libello di grande e perdurante fama

Questo perché il suo autore prende di mira con sottile sarcasmo vizi e consuetudini del mondo del melodramma, intrattenimento che in breve volger di tempo aveva incontrato un successo dilagante e irrefrenabile. Offrendo nel contempo un'immagine vivida e coloratissima di una formidabile macchina produttiva – un business, si direbbe oggi – quanto mai complessa: coinvolgeva infatti già da allora – e nulla sarebbe cambiato per due secoli - innumerevoli figure, attivando una filiera che partiva da impresari, librettisti, compositori per comprendere poi virtuosi e strumentisti, scenografi, copisti, maestri di canto, protettori e madri di virtuose, giù giù sino ad arrivare alle infime figure di biscazzieri, inservienti di scena ed affittascagni. 

Ad ognuno d'essi Marcello intende suggerire “in negativo” cosa fare e come comportarsi, prendendo di mira con ironia e sottile umorismo difetti e mancanze, ed elevandoli anzi a virtù. Ed ecco quindi fiorire precetti di questo genere: “Non dovrà (il poeta) professare cognizione veruna del metro e verso italiano...”. Oppure: “Non dovrà il moderno compositore possedere notizia veruna delle regole del ben comporre...”.

Celata sotto i consigli, una satira mordace e polemica

Siamo nel 1720: fioccano copiosi i riferimenti, ora palesi ora celati, a noti personaggi del tempo, presi di mira senza pietà. Così, quando nel capitolo «A' suonatori» Marcello esordisce con “Dovrà il virtuoso di violino in primo luogo far bene la barba, tagliar calli, pettinar parrucche e compor di musica”, balzava chiara ai veneziani d'allora l'allusione al padre di Antonio Vivaldi, Giovanni Battista, barbiere in bottega e violinista in teatro. 

Il Prete Rosso, tra l'altro, veniva preso di mira sin dal frontespizio - dove il suo nome è anagrammato in Aldiviva – corredato da una vignetta dove è rappresentato da un angelo che imbraccia il violino, visto che al momento era compositore ufficiale del Teatro di Sant'Angelo. 

Serve una bussola per orientarsi, però.

Questo ed altri numerosi riferimenti “sotto traccia” che rimandano a personaggi ed opere dell'epoca non saremmo in grado di coglierli, se non ci fossero ad aiutarci in questa accurata edizione le puntali ed esaurienti note di Michele Geremia

Il quale ci soccorre anche nel tradurci i tanti termini, allusioni, epiteti e modi di dire, dei quali altrimenti non coglieremmo il significato; perdendo così per strada parte del valore di questo piccante libello. Completa il volume, corredato da puntuali illustrazioni e gustose caricature, un bel saggio di Marco Bizzarrini, Lo spiritoso pamphlet di un conservatore progressista.
 

Il teatro alla moda
di Benedetto Marcello, a cura di Michele Geremia
Diastema Editrice
Pag.  108 – € 19,00

 

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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