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Arte fuori dal palco

Solo e fuori dai soliti schemi: l'originale Bach del libro di Alvise Filippo Stefani

E' un Bach molto particolare, intimissimo, dai tratti talora onirici, quello che immagina Johann Allein, il libro vincitore del Premio letterario “Lorenzo da Ponte” 2019.

Solo e fuori dai soliti schemi: l'originale Bach del libro di Alvise Filippo Stefani

Johann Allein è un breve, invitante romanzo di argomento musicale dai fini risvolti psicologici scritto da Alvise Filippo Stefani (pag. 116, euro 14,00) e vincitore del Premio letterario “Lorenzo da Ponte” 2019. Lo ha appena pubblicato Diastema Editrice, che tale premio l'ha ideato e indetto. 

Un libro che rappresenta un Bach trentacinquenne, alle prese con una scoperta improvvisa e tragica. Al rientro a Köthen, dopo un'assenza durata più mesi per seguire il duca Leopold, suo padrone, alle terme di Karlsbad, il giovane kappellmeister scopre infatti che l'amatissima moglie Maria Barbara non c'è più. E' morta qualche tempo prima, sola, senza che le fosse vicino almeno negli ultimi istanti di vita. 

In memoriam di Maria Barbara Bach

Da questa drammatica rivelazione si dipana un duplice percorso, raccontato tutto in prima persona. Uno, che alterna ricordi familiari e di lavoro come i primi incarichi quale organista a Weimar, Arnstadt e Mühlhausen, dove si era sposato con lei. L'altro, che riporta la descrizione dei sogni e degli incubi attraverso i quali il disperato protagonista elabora pian piano il lutto che l'ha squassato. Ritrovando un barlume di serenità solo dopo aver intrecciato in sogno un'ultima danza con la sua Maria, che infine si congeda da lui consegnandolo alla Musica. E solo dopo aver tratto il violino dalla custodia, sublimando il dolore e trasfondendo le sue emozioni – questo l'assunto finale del libro – nelle sublimi Sonate e partite per violino solo. Una delle rare partiture autografe pervenuteci, datate agosto 1720. Le cui meravigliose pagine, man mano che vengono composte, Stefani sfoglia con noi.

L'organo bachiano di Arnstadt

Verdi selve, strade polverose e svettanti navate 

Il febbrile racconto, ambientato tra le terre di Turingia e Sassonia – che in qualche modo richiama Mozart in viaggio verso Praga di Eduard Mörike, invenzione immaginosa di un autunno del 1787 – trova probabilmente i suoi momenti migliori nelle pagine dedicate proprio alla musica. Quali appunto quelle che immaginano la frenetica genesi dei Sei Solo à violino - questa la loro intestazione originale – o quelle che ci riportano le elettrizzanti, ideali immagini del collaudo del nuovo organo costruito da Johann Wender, su precise indicazioni di Bach, per la Chiesa di San Bonifacio ad Arnstadt. Breve ma indimenticabile, ancora l'appassionata descrizione di un Buxtehude pronto a dar vita e voce alle canne dello strumento della Marienkirkhe di Lubecca. Non a caso il giovane autore di questo libro, nato a Treviso nel 1994 e laureatosi in lettere a Venezia, è nel contempo un valido violinista.

 

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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