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Arte fuori dal palco

Personaggi: Veronica Gentili, dal Teatro alla Tv... e ritorno?

Il percorso di un'attrice conosciuta soprattutto per le esperienze giornalistiche e televisive, ma che ci aspettiamo torni preso al suo primo amore.

Veronica Gentili
Veronica Gentili

Anche per Veronica Gentili, apprezzata anchorwoman televisiva italiana, c’è una data storica che funge da sliding doors, da “boa”, tra un prima e un dopo: il 9 agosto 2006 si era appena diplomata all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” di Roma, il banco di prova uno dei più coinvolgenti drammi di William Shakespeare, l’Otello, nella versione tradotta da Salvatore Quasimodo e la location il suggestivo Globe Theatre Silvano Toti di Gigi Proietti.

Per quattro serate consecutive a ridosso delle festività ferragostane, le spettava (unitamente a Roberto Pappalardo) la regia, la sceneggiatura e il coordinamento, come lei stessa ricorda, di “un gruppo di amici prima ancora che attori, talentuosi, pieni di energie. Fu per noi un grande sogno. Proietti ci diede il Globe e noi firmammo la prima regia d’estate con il capolavoro di Shakespeare riadattato su una sorta di scenografia tipo scacchiere. Una première che fu un grande successo”.

Un gruppo di amici di successo

E sono ragazzi che nel corso degli anni, seppur in contesti e con modalità differenti, hanno calcato i set ed i palcoscenici delle arene di mezzo mondo. Stiamo parlando di Davide Lorino nella parte del “Moro di Venezia”, dell’attuale timoniera di Rete 4, oltre che in veste di co-director anche in quella di Desdemona, di Francesco Montanari nel ruolo di Montano, di Roberto Pappalardo in quello di Iago (e co-regista), di Guja Quaranta incarnatasi in Bianca, di Giorgia Salari in Emilia, di Alessandro Scaretti in Roderigo e di Matteo Taranto in Cassio. 

Acclarati professionisti che, oltre ad aver proseguito l’attività teatrale, si sono poi cimentati in lunghi, corti e serie sia per il cinema che a favore del piccolo schermo.

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Lorino è stato nei cast di film & fiction di un certo peso quali “Il partigiano Johnny” e “Carosello Carosone”. Montanari, epico Libanese di “Romanzo Criminale” è attore impegnatissimo, vincitore con il corto “Mala Vita” ai Nastri d’Argento e per la miglior interpretazione maschile ne “Il cacciatore” sia ai Cannes International S. Festival sia al “Flaiano”. 

Scaretti, decine di “sipari” a parte, lo ritroviamo in alcune docu-serie, in “Distretto di Polizia” e nei movie “Il Grande Sogno” e “The Evil Inside”. Taranto, spezzino doc, stretto collaboratore per oltre un lustro di Alessandro Gassmann, ha preso parte, tanto per citarne alcuni, a: “R.I.S Roma – Delitti imperfetti”, “Il Commissario Montalbano”, “Il Grande Torino”, “Doc – Nelle tue mani” e nientemeno che a “Spectre” di Sam Mendes. 

Per l’allora co-ideatore Pappalardo (come gli altri) molto teatro e per giunta da protagonista. In tv lo rammemoriamo per “Connection House”, “Un Medico in Famiglia 8” e nelle sale in “Vallanzasca” di Michele Placido. Guja Quaranta, al “Globe” Bianca (“Paranormal Stories”, “Italian Ghost Stories” e “Forever Blues” di Franco Nero), figlia peraltro del Premio Oscar Gianni, è anche una stimata produttrice, vive tra New York, Los Angeles e Roma.


I lavori della star di “Love.Roulette” hanno fatto incetta di premi; “L’arte (tutta femminile) di perdere la vita con grazia” è stato nominato come miglior Film, vincendo quello per la fotografia al NewsFilmakers di Los Angeles e il suo “Bigger Than Life” si è aggiudicato il medesimo riconoscimento (miglior Film) agli Indipendent Shorts Awards. Numerose le produzioni, a partire da quella con Nick Fouquet “We are all mad here”, uno dei fashion short di maggior successo.

Quaranta è stata nelle giurie al fianco di personaggi del calibro di Eli Roth, Avi Lerner, Evgeny Afineevsky e Paul Haggis. Dell’ “Emilia” di Shakespeare, Giorgia Salari, ci sarebbe molto da dire, a partire dal fatto che è fresca della miniserie “La Fuggitiva”, andata in onda sull’ammiraglia di Viale Mazzini, ma ha collaborato sovente con Massimo Ranieri nel “Riccardo III” e partecipato a “Squadra Mobile 2”, “Ris Roma 2”, “Il giovane favoloso”, “Cosimo e Nicole”, “Il Commissario Montalbano” e – neanche a farlo apposta - a “Io sono Babbo Natale” (2021), ultima apparizione proprio di quel Gigi Proietti che credette fermamente in tutti loro.

Dalle scene al giornalismo e ritorno

E se la restante troupe è rimasta nel comparto del cinema, per Veronica Gentili si sono invece aperte dapprima le porte del giornalismo e, a seguire, quelle della guida di talk in access e prime time. Ma, come poi ha ammesso, “la parte di gestione della comunicazione, dell’ascolto, del mezzo, della macchina, della gestualità, della vocalità: tutto questo è legato al mestiere da cui provengo e agli studi che ho fatto”.

Arriverà per lei la seconda “boa” del 2013 con Il Fatto Quotidiano, la terza del 2018 con la conduzione e l’odierna, datata ’21, con l’ambito e meritato passaggio nella più importante fascia oraria: “Buoni o Cattivi” & “Controcorrente”. 

Prima dell’Otello aveva lavorato con Gabriele Muccino in “Come te nessuno mai” (1999) e -nelle sette primavere post-Desdemona- in “Le Ombre Rosse”, “Passannante”, “Balkan Bazar”, “L’isola dell’angelo caduto”, “Viso d’Angelo”, “Don Matteo”, “Romanzo criminale”, “Il commissario Rex” e “Third Person” di Paul Haggis.


Nonostante siano trascorsi 15 anni da quel debutto, il suo punto di vista non è mai mutato. Come confidato durante le varie interviste le resta impossibile non ripensare con nostalgia e affetto al suo primo grande amore: la recitazione: “da piccolina ero straconvinta di farlo. Quello ho sempre pensato, quello ho perseguito e quello era il mio obiettivo. C'è tutta una serie di mezzi, comportamenti e usi che, ancora oggi, non sappiamo se si reinventeranno o saranno destinati a diventare preistoria. Io penso che il solo mezzo destinato a sopravvivere in eterno sia il teatro ed è la storia a dimostrarlo!”.

Sarà questo dunque il destino già scritto per chi ha sempre avuto dentro questa passione? Possiamo pensare che il fuoco sacro del teatro le faccia di nuovo calcare il palcoscenico...?


Articolo di Mirko Croccoli