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Arte fuori dal palco

Musica in libreria: l'affascinante racconto della canzone napoletana

Dopo il primo volume edito nel 2017 e dedicato agli anni dal 1824 al 1931, Pasquale Scialò completa il suo viaggio nella storia della canzone napoletana sino ai giorni nostri.

Storia della canzone napoletana 1932-2003
Storia della canzone napoletana 1932-2003

A Napoli tutto può diventar canzone: vicende d'amore e di morte, povertà e ricchezza, il rimpianto del passato e le novità del progresso, situazioni comiche e momenti di dolore, questioni d'onore e affari di malavita. Tutto si intreccia, tutto rivive ora con la minuta vita dei vicoli, ora con i grandi avvenimenti epocali. 

Ogni canzone diventa così una sorta di testo teatrale, ancora prima che musicale, andando a costituire un imponente, prezioso catalogo artistico nazional-popolare con due secoli di storia alle spalle. Un mondo che Pasquale Scialò, musicista e musicologo partenopeo, descrive efficacemente in Storia della canzone napoletana 1932-2003, da poco edito da Neri Pozza. 

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Non solo con limpidezza discorsiva, ma anche con abbondanza di dati e informazioni, grazie alla profonda conoscenza storico/musicale dell'argomento affrontato, che tra l'altro l'ha portato a coordinare, sul sito on line della Regione Campania, il portale SoNa dedicato alle varie culture musicali di quel territorio, ricchissimo di contenuti sonori e documentali.

Sergio Bruni, Roberto Murolo, Renato Carosone

La musica, anima di una città senza eguali

Quanto il canto sia connaturato alla vita ed al carattere di Napoli – che lo spunto parta da una serenata, da una melanconia, da una satira pungente, o che rievochi il richiamo di acquaiuoli e polipai lo si comprende benissimo scorrendo questa sua seconda incursione in questo fertile ed amatissimo genere musicale.

Campo nel quale si sono cimentati nel tempo fior fiore di parolieri ed abili musicisti, che hanno sovente dato vita a piccoli capolavori, ripresi spesso anche dalle grandi voci della lirica o della musica leggera. E che vide impegnati innumerevoli cantanti, alcuni dei quali dalla ben meritata fortuna, come i mitici Vittorio Parisi e Franco Ricci. O, più vicino a noi, Aurelio Fierro, Sergio Bruni e Roberto Murolo.

La Nuova Compagnia di Canto Popolare nel 1973

L'avventura coloniale lascia il segno 

Se nel primo volume di Storia della canzone napoletana, uscito nel 2017, ne venivano descritti nascita e sviluppo giungendo al finire degli Anni Venti, nel secondo Scialò riprende il suo discorso dalla sciagurata avventura abissina, che ispirò canzoni quali Ciucculatina mia e Teste di moro. Poi procede negli anni del conflitto mondiale e del dopoguerra, anche attraverso quel formidabile fenomeno mediatico che fu il Festival della Canzone Napoletana, che vide il massimo fulgore negli Anni '50-'70, battezzando svariati motivi di successo.

Sempre ricco di fermenti vitali, questo peculiare genere ha saputo trasformarsi senza però mai rinnegare in fondo la sua tradizione. Anche quando lo vediamo prendere via via certi indirizzi alternativi, entrando a contatto e contaminandosi con jazz, musica latina, rock, beat e pop. Per arrivare oggi a dialogare persino con l'universo hip hop.

Tra tradizione e modernità: Mario Merola, Pino Daniele, Nino D'Angelo

Il moderno si fa avanti, inesorabilmente

Emersero così negli anni le figure innovative di Renato Carosone e di Peppino di Capri, con i loro peculiare stili ed i loro 'moderni ' complessi, di cui Renzo Arbore è stato il vero erede. Ad affiancare cantanti più tradizionali come Claudio Villa, Nunzio Gallo, Angela Luce, Mario Merola giunsero nuovi interpreti melodici (e neo melodici) quali Massimo Ranieri, Nino D'Angelo e Gigi D'Alessio. 
Sino ad arrivare a figure decisamente innovative e progressiste quali Eugenio Bennato, Pino Daniele, Enzo Avitabile, Enzo Gragnaniello. Cambiando esteriormente pelle, si badi, ma in fondo non il cuore.

Questo spiega perché un'ironica composizione scritta da E. Nicolardi ed E. A. Mario nel 1944 in una Napoli occupata dagli americani – Tammuriata nera, cui Scialò dedica belle pagine – abbia avuto negli anni tante riprese - la più celebre, quella folk della Nuova Compagnia di Canto Popolare di Roberto De Simone - nonché varie aggiunte e manipolazioni. Per esempio, ad opera di Beppe Barra o di Eugenio cu 'e lente, mitico “posteggiatore” e cantante. O da parte del gruppo ska-rock Bisca che la trasformò nel 1993 nella Tammuriata del lavoro nero, poi ripresa insieme ai 99 Posse.

99 Posse

Un viaggio sospeso, ma non ancora finito

Il viaggio di Pasquale Scialò in realtà non si ferma a vent'anni fa, come sta scritto in copertina. Una breve ma succosa Appendice intitolata Appunti sul presente ci descrive uno scenario artistico tuttora fertilissimo, pieno di commistioni dei generi più diversi, dove il passato storico si fa cosa remota, oramai. E dove gli slanci melodici magari sopravvivono, però frantumandosi in 'micromelodie', minime cellule ripetute ciclicamente, talora ossessivamente. 

Perché, ci dice, nel «mondo hip hop napoletano, collocato tra il rap e la trap… confluiscono e si rimodellano tendenze preesistenti mutuate da rock, pop, reggae fino alla canzone, nelle sue diverse declinazioni, creando nodi sonori non facili da dipanare». 
 

Storia della canzone napoletana – volume II
di Pasquale Scialò
Neri Pozza Editore
Pag. 380 – € 30,00

AQUISTA IL LIBRO

 

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino,&nbsp;della rivista Pagine Venete&nbsp;e di altre testate regionali, ha&n...

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