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Arte fuori dal palco

Musica in libreria: "Il maestro e l'infanta" di Alberto Riva

Una regina spagnola, un compositore italiano, la musica che li unisce. Un romanzo veramente appassionante, edito da Marsilio e firmato da Alberto Riva.

Il maestri e l'infanta
Il maestri e l'infanta

E' un romanzo veramente appassionante Il maestro e l'infanta, recentemente edito da Marsilio e firmato da Alberto Riva, noto collaboratore del Venerdì di Repubblica. E lo è per più d'un motivo. 

Lo sfondo storico è ben documentato, e fatto rivivere con vivezza di colori; quanto all'epoca, siamo nella prima metà del secolo XVIII°. Ammirevole l'approfondimento dei personaggi, attraverso il filo conduttore dell'inconsueto rapporto che la primogenita di João V re di Portogallo - Maria Bárbara di Bragança, musicalmente assai dotata - allacciò per molti decenni con il figlio del celebre Alessandro Scarlatti, Domenico. Convocato a Lisbona in veste di maestro di cappella, ma presto nominato de facto maestro di cembalo dei rampolli reali: Maria Bárbara appunto, di nove anni, ed il fratellino José.

Un rapporto che, al di là della notevole differenza di carattere – positiva e socievole lei, taciturno e riservato lui – si fece forte della incondizionata ammirazione della principessa, che in lui probabilmente trovava una rassicurante figura di consigliere. Per questo lo volle con sé trasferendosi in Spagna nel 1729, una volta divenuta consorte del giovane erede al trono iberico: vi salirà nel 1746 con il nome di Fernando IV di Borbone, facendo di lei la nuova regina. 

La famiglia di Filippo V di Spagna

La musica è dentro di voi, maestà”

Questa stretta relazione di reciproca stima ed amicizia durò un tempo incredibile, dal 1720 al 1757: sino a quando cioè Domenico Scarlatti – nato al pari di Bach e Händel nel 1685 – passò a miglior vita. Attorno ad essa viene fatto rivivere con stile elegante, prosa scorrevole ed un'infinità di dettagli un intero universo, fra susseguirsi di panorami e di eventi – vedi la rievocazione delle doppie nozze regali, celebrate in uno sperduto paesino di confine – con tutto un corollario di personaggi assai ben delineati. 

Sullo sfondo dapprima la ricca corte lusitana, infine la rigida corte iberica dominata dall'ambiziosissima Elisabetta Farnese, moglie di Filippo V di Borbone. Un sovrano debole e nevrastenico, la cui incipiente depressione trovava sollievo solamente nella voce angelica di Carlo Broschi detto Farinelli: per vent'anni il celebre castrato gli cantò ogni notte le medesime arie d'opera, accompagnandolo così al sonno. 

Alberto Riva


Nel mezzo del racconto continue, piacevoli deviazioni tra la vita del popolino minuto, il lavorio nei porti, l'affollamento delle taverne, il conformismo del clero, le astuzie degli ambasciatori, la severa religiosità degli esuli armeni, il mondo ammaliante dei gitani. 

E la rievocazione fantastica della vita quotidiana di Scarlatti, che lo scrittore immagina dimesso nel vestire, riservato e di poche parole; incline ora al girovagare ozioso e meditabondo, ora alla frequentazione di osterie, bische ed altri luoghi non sempre raccomandabili. Immagini tutte frutto di fantasia, perché i sentimenti personali del compositore napoletano - come constatò già Ralph Kirpatrick, autore nel 1953 d'una monumentale, insuperata biografia - ci sono rimasti per sempre preclusi.

 Uno degli album scarlattiani conservato alla Biblioteca Marciana di Venezia

Un'eredità preziosa

Se oggi comunque possiamo godere dell'incomparabile corpus di lavori per tastiera di Domenico Scarlatti, dobbiamo comunque ringraziare la passione ed il talento musicale di Maria Bárbara, che gli commissionò nel corso degli anni un'imponente raccolta di composizioni per tastiera, puntualmente da lei studiate ed eseguite, ma non tutte a noi pervenute. A parte un'unica pubblicazione a stampa - i trenta Essercizi per gravicembalo editi a Londra nel 1738/39 per volontà regale - quelle che oggi conosciamo vennero fatte da lei ricopiare e raccogliere in quindici volumi rilegati in marocchino rosso. 

Sono oltre 550 composizioni in un unico movimento, dal carattere eccezionalmente variegato, piene di vorticosi arpeggi, complicati abbellimenti, note ribattute, doppie terze e doppie seste, ottave percosse e spezzate, frequente ricorso alle mani incrociate. Ci sono pervenute grazie al Farinelli, che ricevette in dono da lei una delle due copie realizzate, recate con sé al rientro in patria. Volumi preziosissimi, oggi suddivisi tra le biblioteche di Venezia e Parma.
 

Il maestro e l'infanta
di Alberto Riva
Neri Pozza Editore
Pag. 271 - € 18,00

 

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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